Anno 2000

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Indossare la divisa deve essere una scelta

Giovanni Bernardi, 15 giugno 2000

Se si facesse oggi un'inchiesta in ambito Forze Armate sulla opportunità della creazione di un vero esercito di professionisti, le reazioni sarebbero verosimilmente molto differenti. L'ufficiale pilota d'aeronautica il problema non se l'è mai posto, in quanto l'aviere di leva non si è mai nemmeno avvicinato al suo aereo, la cui manutenzione è sempre stata di esclusiva competenza di sottufficiali specializzati.

Anche ai marinai di leva sono sempre stati riservati incarichi di bassa specializzazione e il loro impiego in compiti operativi si è ridotto con il massiccio avvento dell'elettronica nei sistemi di comando e controllo e in quelli di puntamento delle bocche da fuoco di bordo. L'ufficiale di marina potrebbe avere quindi una reazione quasi di indifferenza al problema, così come l'ufficiale di aeronautica. Nell'esercito invece i pareri potrebbero essere anche molto differenti.

A fattor comune tra le tre Forze Armate emergerebbe un atteggiamento di perplessità sull'opportunità di affidare incarichi come baristi alle sale convegno, camerieri delle mense, addetti ai lavori di piccola manutenzione, piantoni alle camerate (che pure assorbono una notevole quantità di personale) a personale professionista che verrebbe sottratto allo scopo principale per cui si è arruolato: l'impiego operativo.

Per quanto riguarda gl'incarichi citati, è bene chiarire che i tempi sono maturi per porre fine all'impiego di manodopera a costo zero per scopi non remunerativi ai fini istituzionali. Costo zero apparente, del resto, perché il conto viene addebitato al cittadino che paga il mantenimento del soldato di leva. Per quanto riguarda invece la vigilanza alle infrastrutture, che pure richiede un notevole dispendio di personale, valga per tutti la soluzione adottata alla Caserma "Duca" di Montorio Veronese, dove la sorveglianza perimetrale è assicurata da un sistema di telecamere, con rivelatore di movimento, collegate via radio con una sala operativa, dove l'addetto non ha nemmeno bisogno di tenere lo sguardo fisso sui monitor. Il risparmio di personale è evidente.

Ma ritorniamo all'esercito. E' difficile per un colonnello degli alpini accettare l'idea di dover rinunciare al "suo" alpino di leva che conosceva la montagna come le proprie tasche, che sapeva andare in marcia con lo zaino di trenta chili sulle spalle, che rinunciava al sonno per accudire il mulo e che faceva il presentat'arm con la bocca da fuoco del 105/14. Ma oggi gli alpini stanno abbandonando le sedi di montagna, operano anche come fanteria leggera, i muli sono stati radiati e il 105/14 lo sarà. Inoltre, li abbiamo visti in Mozambico, in Bosnia, in Albania e in Kossovo.

Sull'altra faccia della medaglia c'è chi già venticinque anni or sono comandava una batteria d'artiglieria su pezzi semoventi M/109 o una compagnia carri "Leopard", mezzi da combattimento troppo sofisticati per essere affidati, com'era allora, solo a soldati di leva. Per questi ufficiali, che all'epoca dovettero affrontare problemi addestrativi e operativi enormi, l'unica soluzione per garantire il cento per cento di operatività del reparto era l'esercito di professionisti, e oggi vedono risolvere il loro problema di allora con un quarto di secolo di ritardo.

Rimane aperta la questione delle forze di riserva, ma la soluzione è a portata di mano con il periodo di ferma volontaria di un anno che già è attuato. Le Forze Armate di popolo a coscrizione obbligatoria hanno terminato la loro funzione educatrice e sociale. Oggi la difesa della Patria è una presa di coscienza e il cittadino è più che maturo perchè gli sia data facoltà di scegliere in nome del sacro principio della libertà.