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| Anno 2000 | |
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Il 12 giugno 1999 le nostre truppe, a seguito della risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, entrarono in Kossovo sotto il comando del generale Mauro Del Vecchio. Non sappiamo come il generale trascorse le prime notti in quella terra martoriata. Non sappiamo nemmeno se ebbe il tempo di riposare, ma siamo sicuri che cominciò subito a pensare alla distanza che lo separava dai suoi bersaglieri e all'impossibilità di essere loro vicino, com'è suo stile.
Così nacque l'idea che si materializzò due mesi dopo, il tempo necessario per reperire mezzi e fondi: le apparecchiature, cinquecento milioni; il ripetitore, trecento milioni. Radio West iniziò le trasmissioni il 12 agosto. Fu subito un successo: i nostri soldati, privi di mezzi di comunicazione con l'esterno (Radio e televisione erano azzerate in Kossovo) iniziarono a respirare finalmente aria di casa sulla frequenza di 97 megahertz. Questo dette la carica a chi aveva il compito di produrre le trasmissioni della radio. In breve fu elaborato un palinsesto che prevedeva emissioni anche in portoghese e spagnolo, lingue ufficiali dei contingenti portoghese e argentino inglobati nella brigata italiana, con informazioni e giornali radio nelle tre lingue e canzoni, tante canzoni, per alleviare la tensione dei nostri ragazzi impiegati in severi turni di guardia e di pattugliamento. Alle tre lingue ufficiali della brigata si aggiunsero anche l'albanese e il serbo, con lo scopo di arrivare anche alla popolazione locale che non tardò ad apprezzare l'iniziativa. In breve si aggiunsero le previsioni meteorologiche, fornite dall'Aeronautica militare italiana di stanza a Giakova e informazioni sulla viabilità (Una specie di Ciss viaggiare informati) che forniva dettagli preziosi sulla percorribilità delle strade. L'esperimento riuscito del radio giornale in albanese e serbo fu un capolavoro di diplomazia che riuscì a informare senza irritare le due parti. Altre trasmissioni si aggiunsero, tra cui "Impara l'italiano" indirizzata alla popolazione locale che attentamente ascoltava e prendeva nota. Dopo un po' il coraggio si trasformò in "sfrontatezza": furono intervistati Kofi Annan, Javier Solana, i comandanti Nato Jackson e Clark, il Presidente della Repubblica argentina, i nostri ministri della Difesa e degli Interni, il Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica. Infine, Sua Santità Giovanni Paolo II, a Natale, fece arrivare il suo messaggio alle truppe tramite le emissioni di Radio West. Anche un infinito numero di personaggi dello spettacolo furono intervistati. Il merito maggiore però - a nostro avviso - Radio West lo ha avuto, dopo avere acquisito la fiducia della popolazione locale, nell'impiegare questo potente mezzo come strumento di operazioni psicologiche. Questo campo delle operazioni (Gli americani lo sanno bene e lo hanno codificato da decenni) è considerato "Forces' multiplier" (Moltiplicatore di forze), perché tende a creare il consenso attorno alle truppe impiegate in operazioni, mediante opportuni e studiati messaggi alla popolazione in favore della quale si opera. Furono infatti studiati e trasmessi messaggi sulla pericolosità delle mine (indirizzati in particolare ai bambini), sulla restituzione delle armi e delle munizioni da parte dell'UCK, sulla prevenzione degli incendi, sul brillamento degli ordigni esplosivi, sulla ricerca di personale scomparso e tanti altri. Fino a trecento lettere al giorno arrivarono alla radio, consegnate da adulti e bambini alle pattuglie italiane sparse per il Kossovo e da queste recapitate in redazione. La frase più frequente: Radio West, te dua shume (In albanese: ti voglio bene). Oggi la radio dispone anche di un numero verde per chi chiama dall'Italia. Un inno a Radio West, dunque? No, un'orazione funebre. Perché sappiamo già che, quando l'operazione sarà finita, le apparecchiature e il ripetitore saranno regalati a qualche sedicente organizzazione umanitaria e resteranno in Kossovo. Le nostre truppe rientreranno e l'esperienza maturata cadrà nell'oblio. Proprio come accadde con Radio Ibis in Somalia, la cui esperienza non è stata studiata, non è stata codificata ed è rimasta solo una bella invenzione dell'allora tenente colonnello Antonino Torre. |