Anno 2000

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Ascesa e declino della flotta più potente del mondo

Giovanni Bernardi, 19 agosto 2000

E’ sempre una pena quando si vede morire un gigante, e questa volta il Gulliver del mare trattiene con sé 118 lillipuziani. Eppure, con i suoi 155 metri di lunghezza (non entrerebbe nello stadio di San Siro) non è nemmeno il più grande che sia mai stato costruito: la classe "Typhoon" misura 170 metri.

Assistiamo, però, anche a un’altra agonia, quella della marina russa e, in particolare, di quelli che ne sono stati sempre l’orgoglio: i sottomarini. Attualmente, secondo accreditate stime occidentali, la flotta ne conta - operativi o quasi - un centinaio da combattimento più sei non armati per missioni speciali. Dei cento, una settantina sono a propulsione nucleare; i rimanenti, diesel elettrici.

Dei primi fanno parte quelli che sono armati con missili balistici che possono essere lanciati restando in immersione (sub-marine launched ballistic missile - SLBM), e a questa categoria appartengono le classi Delta I, Delta III, Delta IV, con 16 tubi di lancio, e la già citata Typhoon, con 20. Inoltre, appartiene alla categoria dei sottomarini balistici nucleari, ma deve emergere per lanciare perché porta missili superficie / superficie (surface / surface ballistic missile - SSBM), anche la classe Oscar II, quella del Kursk.

Ancora a propulsione nucleare, ma definite "d’attacco" perché non dispongono di missili balistici ma solo di 6/8 tubi lancia siluri, sono le classi Victor III, Sierra I, Sierra II, Akula. I rimanenti - diesel elettrici - sono pure progettati per l’attacco ai vascelli in superficie e considerati d’attacco. In effetti, però, la situazione della flotta russa in genere e, in particolare quella dei sottomarini, è disastrosa.

A causa dei drastici tagli alla spesa militare, manca il carburante per fare esercitazioni, la manutenzione scarseggia o è addirittura nulla, l’addestramento del personale è pressoché inesistente, la pratica della cannibalizazione (riparare un mezzo sostituendo il pezzo guasto con quello di uno inefficiente) è diffusa. Il personale, che fino a dieci anni or sono si considerava di élite, è demotivato, con paga ridotta al minimo e con seri problemi di sopravvivenza.

Possiamo quindi dire, con una buona probabilità di indovinarci (ancora oggi non è facile reperire informazioni sicure da fonti russe), che l’operatività della componente sottomarina della flotta russa è, nel migliore dei casi, del 40-50%. Tra l’altro, anche per l’effetto degli accordi sulla riduzione degli armamenti nucleari (Strategic Arms Reduction Talks – START I e START II) un certo numero di battelli sarà dismesso.

Eppure, la flotta sottomarina dell’allora Unione Sovietica era la più potente del mondo. Questo, per un motivo facilmente spiegabile. Nelle previsioni degli strateghi sovietici, anche la terza Guerra Mondiale si sarebbe dovuta combattere in Europa e, poiché gli alleati europei della NATO non sarebbero stati in grado di opporre resistenza alla enorme forza d’urto delle truppe dell’Est, si sarebbe dovuto fare ricorso ai rinforzi provenienti dagli Stati Uniti.

Ma questi sarebbero dovuti arrivare per via aerea (un certo numero) e per nave (la maggior parte). La misura preventiva presa dalla Nato era lo schieramento in Europa di truppe, mezzi, armi e munizioni Usa per resistere almeno al primo attacco. Da parte sovietica, il concetto strategico prevedeva, contemporaneamente all’attacco in profondità per via terra, di tagliare le vie di comunicazione marittime tra Stati Uniti ed Europa mediante una guerra navale condotta soprattutto con i sottomarini. Di qui, il grande sviluppo di mezzi idonei a combattere una guerra atlantica risolutiva.

L’avvento delle nuove tecnologie favorì lo sviluppo della propulsione nucleare, in quanto un sottomarino atomico è di gran lunga più silenzioso di uno diesel elettrico e quindi molto difficile da individuare con le apparecchiature delle navi. La tendenza al gigantismo si sviluppò per l’esigenza di montare i missili balistici SLBM in grado di colpire il territorio avversario da notevole distanza e senza dover emergere. Ricordiamo che la classe Typhoon porta 20 missili, ognuno con dieci testate nucleari. Totale: 200 armi atomiche. La classe Oscar, invece, ne porta "solo" 16 e per lanciare i missili deve emergere. Cosa che non accadrà più al Kursk.

Se pure il sommergibile di soccorso inglese RL5 riuscirà a salvare l’equipaggio (Lo speriamo ancora tutti e anche l’ammiraglio Alexandr Pobozhy che dice che "I veri sommergibilisti non perdono mai la speranza") il gigante Kursk resterà in fondo al mare a fare idealmente compagnia agli altri 5 sottomarini nucleari (2 americani e 3 russi) che già dormono negli abissi con i loro equipaggi.