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| Anno 2000 | |
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Nel film che ci avrebbe fatto piacere vedere alla televisione, il Presidente , appena saputo dell’affondamento del sottomarino, arriva in macchina al comando navale dove una folla di giornalisti lo assale e gli rivolge pressanti domande. Con una ventina di microfoni e registratori che gli coprono quasi il viso, mostrando sincero dolore, assicura che ha dato tutte le disposizioni perché le operazioni di salvataggio si svolgano il più rapidamente possibile.
Rivolge poi un accorato pensiero alle famiglie delle vittime proclamando rispetto nei confronti del loro dolore e promettendo che sarà fatto l’impossibile. Mostrando apprensione per la sorte dei poveretti, chiede la comprensione dei giornalisti e si avvia all’imbarcadero dove lo attende una corvetta che lo condurrà nella zona della tragedia da dove dirigerà le operazioni. Sulla via incontra una signora vestita di nero che porta per mano un bambino. L’avvicina, le stringe la mano, dà una carezza al bambino e quasi si asciuga una lacrima. Le telecamere riprendono la pietosa scena che mostreranno ai telegiornali della sera. All’imbarco, sollecita all’aiutante la presenza di giornalisti a bordo. L’aiutante decide subito di prenderne per il collo quattro e di portarli sulla nave, dove lo show continuerà. Vladimir Putin, però, tutto questo non l’ha fatto. Non ha rispettato il copione. Allora noi, democratici occidentali video-dipendenti, non essendo riusciti a vedere il film alla televisione, abbiamo pensato che l’inquilino del Kremlino si fosse finalmente rivelato per quello che è: uno zar dal cuore di pietra. Un "Signor Nessuno", hanno anche scritto di lui. E’ vero, non è un gran comunicatore questo "Signor Nessuno" ma non crediamo che di lui si possa dire che sia stato sempre in vacanza in questi cinque mesi di presidenza. Ha fatto ratificare alla Duma il trattato START II sulla riduzione degli armamenti strategici nucleari, che languiva in parlamento, per direttive di Eltsin, da ben sette anni. Ha approvato il nuovo concetto strategico della Difesa russa. Ha deciso la riduzione delle Forze armate da un milione e duecentomila a novecentomila uomini. Ha deciso la riduzione unilaterale delle testate nucleari strategiche a 1.500, quante ne saranno previste dal trattato START III che è ancora alla fase di colloqui con gli Stati Uniti d’America. Ha riunito attorno a un tavolo, in una sala a porte chiuse, i nuovi ricchi oligarchi della finanza russa, ai quali Eltsin aveva concesso il diritto al saccheggio, e ha tracciato i limiti del loro potere. Ha ancora riunito attorno a un tavolo i Presidenti delle Repubbliche e ne ha drasticamente ridimensionato il potere politico e finanziario. Ha iniziato il ritiro delle truppe russe dalla Georgia. Ha sedato il desiderio di Arafat di proclamare l’indipendenza dello Stato palestinese. Ha seriamente scoraggiato il dittatore della Corea del Nord a proseguire il programma di costruzione di missili strategici a lungo raggio. Infine, ha messo mano a quella matassa ingarbugliata che sono le leggi della giustizia e della pubblica amministrazione. Sono segnali, questi, che non abbiamo mai visto arrivare da Mosca così tutti insieme e con un ritmo così incalzante. Certo, non è ben visto da tutti. Alexandr Asmolov, professore di psicologia all’Università statale di Mosca dice di lui: "La sua natura non è giocare, è vincere – e ancora – ha una maniacale motivazione verso il successo". Anche il Ministro della Difesa Igor Sergeyev, che gli ha recentemente presentato le dimissioni (non accolte), non deve vederlo tanto di buon occhio, considerati i pessimi rapporti che intercorrono tra lui e il Capo di stato maggiore, Generale Anatoly Kvashnin, il quale invece ha dimostrato di essere perfettamente allineato con lui per la riduzione delle armi strategiche. Detto fra noi, Putin lo sapeva che la Russia non ha i mezzi per soccorrere uomini affondati in un sottomarino. Lo sapevano anche tutti i suoi generali. L’Unione Sovietica non ha mai pianificato né mezzi né uomini per missioni SAR (Search And Rescue – ricerca e salvataggio). Inoltre, questo tipo di sottomarino era destinato alla guerra atlantica e in Atlantico quando un sottomarino affonda, affonda. Strano tipo questo Buster Keaton della politica mondiale che non sa fare l’attore. Tutto il contrario dei nostri politici occidentali così pronti a cogliere l’occasione della telecamera per inventarsi una parte nuova a seconda del momento (lacrime, gioia, contrizione, dolore, allegria, entusiasmo…). Lui non è bravo a fare l’attore e, a quanto pare, non lo vuole nemmeno fare. E allora, visto che sul palcoscenico comunque ci sta, lasciamogli recitare l’unica parte che conosce bene: quella di Putin. |