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| Anno 2000 | |
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"A large scale joint cordon and search operation known as "Operation Ghibli" was conducted by the Kfor Italian Carabinieri…"
Il maggiore Scott A. Slaten, portavoce di Kfor a Pristina, venerdì 25 agosto iniziò la conferenza stampa con l’aria soddisfatta: raccontare sempre drammi ai giornalisti non è piacevole nemmeno per chi ha anni di esperienza di pubblica informazione. L’operazione "Ghibli" era riuscita in pieno e nella sala stampa si contavano una ventina di giornalisti. L’unico rammarico, forse, per il maggiore Slaten era dato dal fatto che i protagonisti dell’azione non fossero stati gli MP americani. Questa volta, infatti, i soldati della Brigata multinazionale est si sono limitati a costituire un cordone di sicurezza attorno all’area di operazione. Mercoledì 23 hanno preso posizione nei punti strategici per impedire l’ingresso e l’uscita dall’area. I carabinieri si sono infiltrati nello schieramento e hanno condotto un accurato rastrellamento che ha portato all’arresto di quattordici uomini appartenenti a una banda che da mesi era dedita al contrabbando e al taglieggiamento. Inoltre, gli uomini sono accusati di essere i responsabili di tre omicidi commessi nel periodo dicembre 1999 / gennaio 2000. Oltre agli arresti, l’operazione ha portato al sequestro di un certo quantitativo di armi e munizioni, passaporti falsi e oltre 50.000 marchi tedeschi in contanti trovati nelle tasche di uno di questi. "Ghibli" era stata preceduta da un’altra operazione, condotta il 12 agosto, durante la quale sono state sequestrate undici tonnellate di sigarette di contrabbando Ma la lotta alla criminalità su scala mondiale da parte dei nostri carabinieri ha dei confini che sono più ampi di quanto si creda. In Venezuela, l’Operazione "Journey", condotta dai carabinieri del ROS (Reparto Operativo Speciale) e dalla Direzione centrale per i servizi antidroga, in collaborazione con la polizia locale e quelle di Colombia, Grecia, Regno Unito e Stati Uniti, ha portato al sequestro di cinque tonnellate di cocaina che stava per essere imbarcata sulla nave "Suerte 1" di proprietà della compagnia di navigazione greca "Callisti Marittime". Il sequestro è stato l’atto finale di una lunga indagine condotta dai carabinieri dal dicembre 1999 in virtù della quale e a seguito delle ultime intercettazioni telefoniche, gli investigatori hanno concretizzato la convinzione che sulla nave dovesse essere caricato un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti. Il capo dell’organizzazione, un greco di nome Lemos Elias è stato arrestato a Parigi. Ma queste sono notizie che non fanno notizia: un po’ perché non ci sono giornalisti italiani sul posto degli avvenimenti (in Kossovo i nostri militari sono stati completamente abbandonati dalla stampa italiana e il Venezuela è troppo lontano e scomodo per meritarsi un corrispondente o un inviato); un po’ perché i due milioni di giovani cattolici a Roma, il sottomarino Kursk e quella razza dannata dei pedofili ce l’hanno messa tutta per smentire la consolidata tradizione della calma piatta di notizie del mese di agosto; un po’ perché non è stata versata nemmeno una goccia di sangue. Operazioni pulite, da manuale. Così, i due avvenimenti hanno avuto più risalto sulla stampa internazionale che su quella italiana. E il contribuente, di questi successi, non ha saputo quasi niente: solo un trafiletto su qualche quotidiano e la stanca lettura di un comunicato durante un telegiornale. Non sa nemmeno, per esempio, che il comandante dei carabinieri in Kossovo, il colonnello Leonardo Leso, appartiene a quella razza di ufficiali che si trovano a loro agio solo in uniforme da combattimento e indossano quella ordinaria forse una volta all’anno in occasione di qualche cerimonia ufficiale alla quale sono obbligati a partecipare e che sopportano come una tassa da pagare periodicamente. E’ stato il primo comandante del Gis e di missioni all’estero non se n’è persa una, ma - riservato e schivo com’è costume dei carabinieri - non ha mai amato i riflettori, tanto ricercati dai burocrati scalda-sedie che su questi cercano di costruire le loro carriere. Così come per tanti altri carabinieri, a Leso, quando andrà in pensione, non saranno dedicate piazze né strade e non saranno elevati monumenti. Come a tanti suoi colleghi, però, gli rimarrà la soddisfazione di aver fatto il proprio dovere. Ma fare il proprio dovere non fa notizia. |