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| Anno 2000 | |
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Per gli studiosi, i prodromi della guerra del Vietnam vanno probabilmente ricercati nella nascita della Lega per l’indipendenza del Vietnam (Viet Minh) che avvenne nel 1941. A questa fece seguito, il 2 settembre 1945, la dichiarazione d’indipendenza da parte di Ho Chi Minh, il quale godeva di un forte supporto di popolazione nelle regioni settentrionali. L’ostinazione della Francia a continuare a mantenere il controllo politico dell’Indocina portò alla guerra che, iniziata nel 1946, vide nel 1954 la disastrosa sconfitta delle truppe francesi nella battaglia di Dien Bien Fu e la conseguente separazione del Vientam al 17° parallelo (Nord comunista e Sud anti-comunista) decisa alla conferenza di Ginevra dello stesso anno.
Ma il rifiuto di Ngo Dinh Diem (Capo del Governo sud vietnamita sostenuto economicamente e militarmente dagli Stati Uniti) di tenere le previste elezioni nel 1956 condusse Ho Chi Minh a decidere di iniziare una campagna di guerriglia che disseminò il territorio controllato da Saigon di una serie di attentati, imboscate e attacchi a sorpresa alle pur consistenti forze dell’armata sud vietnamita forte di 400.000 uomini, contro i 35.000 Viet Cong. L’esercito americano, inizialmente impegnato con solo 900 consiglieri, già nel 1962 disponeva di 11.000 uomini inviati per cercare di contrastare il Fronte nazionale di liberazione del Vietnam nato nel 1960. Tra questi, inviati dal Presidente Kennedy, anche reparti speciali, in aperta violazione degli accordi di Ginevra. Ma non era ancora guerra dichiarata: infatti, lo stesso Presidente, con la pubblica opinione e il Congresso non ancora convinti della necessità dell’intervento in Vietnam, non potette far altro che autorizzare le forze americane a rispondere al fuoco nel caso in cui ne fossero state oggetto. La guerra vera iniziò con una menzogna, una tragica menzogna. Il 2 agosto 1964 una nave da pattuglia nord vietnamita aprì il fuoco contro la USS Maddox. Era l’occasione che desiderava il Presidente Johnson , nel frattempo succeduto allo scomparso Kennedy, per scuotere l’orgoglioso spirito nazionalista americano. La menzogna, rivelata solo sette anni dopo dal New York Times che resistette perfino alle pressioni di Nixon, fu presentata dal Presidente Johnson al Congresso il 5 agosto: un’altra nave statunitense era stata attaccata da unità siluranti nel golfo del Tonchino. La bugia scosse i rappresentanti del popolo i quali, nella "Gulf of Tonkin Resolution" autorizzarono il Presidente a "prendere tutte le misure necessarie per respingere gli attacchi e prevenire future aggressioni". Di fatto, era l’autorizzazione a iniziare una campagna di guerra in larga scala. A giugno del 1965 le truppe americane in Vietnam arrivarono a 50.000 unità; 180.000 alla fine del ’65; 390.000 nel ’67; 540.000 nel ’69. Dopo quell’anno, però, la de-escalation iniziò ineluttabile a causa delle pressioni dell’opinione pubblica e della stampa libera per concludersi il 30 aprile 1975 con la capitolazione di Saigon, oggi Ho Chi Mihn. Il saldo finale: 58.000 soldati americani morti in azione o per altre cause; un numero imprecisato di combattenti e civili vietnamiti stimato in circa due milioni; 200 miliardi di dollari spesi dalle casse del Tesoro statunitense. Era inevitabile che gli analisti politico-militari studiassero le cause della sconfitta e sottolineassero gli errori commessi dalla leadership americana che approvò l’intervento contro una guerriglia di popolo impossibile da combattere con forze convenzionali. Era inevitabile anche che gli Stati Uniti rinunciassero da allora in poi a intervenire palesemente e isolatamente con le armi per risolvere conflitti, preferendo piuttosto mobilitare, insieme con l’opinione pubblica americana, anche quella mondiale per dare legittimità agli interventi, anche con il viatico di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Quello che sarebbe auspicabile che fosse evitato per il futuro – ma non ne abbiamo alcuna certezza – è l’uso indiscriminato che fu fatto all’epoca della guerra del Vietnam di un aspetto delle operazioni militari: le Operazioni psicologiche. La campagna di disinformazione dell’opinione pubblica iniziò il 5 agosto 1964 e per bocca della più alta autorità degli Stati Uniti: il Presidente. Continuò da parte delle Forze armate Usa ingannando la stampa con documentazioni video false prodotte dagli addetti alle operazioni psicologiche e fatte distribuire dagli uffici stampa ai giornalisti, alcuni perfino compiacenti. L’appoggio alla guerra dato dalle grandi reti televisive (ABC, CBS, NBC) rese tutto più facile, costringendo isolati giornalisti indipendenti alla ricerca della verità autonomamente. Filmati falsi venivano regolarmente prodotti e distribuiti alle emittenti televisive locali che non avevano corrispondenti in Vietnam. Purtroppo, in questa nuova visione della informazione spettacolo anche la stampa, talvolta, ha le sue responsabilità: la commovente immagine del cormorano ricoperto di petrolio durante la guerra del Golfo fu realizzata prelevando un volatile da uno zoo e ricoprendolo di pece. Ma non è l’unico episodio: la storia dei mezzi di comunicazione è piena di falsi. Quello che l’opinione pubblica invece si aspetta è che sia rispettato quanto è scritto nella risoluzione nr. 59 dell’Onu: "L’informazione è un diritto fondamentale dell’uomo e la pietra di paragone di tutte le libertà". Oggi il Vietnam, dopo due milioni di morti, decenni di conflitti, milioni di dollari spesi per uccidere, migliaia di menzogne è ancora una Nazione povera in cui ogni giorno quasi la metà della popolazione non sa cosa mangiare. Il commento di un lettore Caro colonnello, ho letto il suo articolo sulla guerra del Vietnam e le menzogne relative. Devo darle atto, per il ruolo che svolge, di una grandissima onestà intellettuale. Io conosco molto bene il Vietnam , dove ho passato le mie ultime vacanze dal 1995 al 2000. La' ho cari amici e un pezzo di cuore. Le posso assicurare che non ho mai (MAI !) sentito parlare male un vietnamita degli americani. La loro mente è volta e protesa verso il futuro. Le posso infine assicurare che oggi il popolo vietnamita, pur tra le mille contraddizioni di uno sviluppo che finalmente comincia ad essere tangibile, è un popolo gioioso e felice. C'è sempre povertà , ma non è assolutamente vero che la metà della popolazione non sa cosa mangiare..... Se vuole può visitare il mio sito: www.salvanam.com La saluto cordialmente, |