Anno 2000

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Alla Russia le armi strategiche ukraine

Giovanni Bernardi, 2 ottobre 2000

"Gli Stati Uniti non finanzieranno più lo smantellamento dell’arsenale nucleare se l’Ukraina continuerà a cedere i bombardieri nucleari alla Russia”. Con questa dichiarazione rilasciata all’agenzia Interfax, l’Ambasciatore statunitense Steven Pifer ha sottolineato l’ambiguo atteggiamento dei vertici politico-militari ukraini nei confronti dell’applicazione del trattato sulla riduzione degli armamenti nucleari.

Eppure, nel maggio di quest’anno, il ministro della Difesa Ihor Khorvinsky aveva dichiarato che sarebbero state rispettate tutte le clausole del trattato START-1 e che entro la fine del 2001 sarebbero stati distrutti i rimanenti 15 bombardieri strategici e i 354 missili da crociera ancora nelle mani di quella che, dopo il collasso dell’Unione Sovietica, si era trovata ad essere la terza potenza nucleare mondiale.

In effetti l’Ukraina, così come hanno fatto Bielorussia e Kazakistan, ha ceduto alla Russia tutte le testate nucleari e dal 1995 non ne possiede più, ma ha mantenuto, nelle basi di Uzin e Pryluky, 19 Tupolev 160, 25 Tupolev 95 (bombardieri strategici capaci di trasportare testate nucleari) e 1.400 missili da crociera. Per smantellare questi e coprirne i costi, gli Stati Uniti hanno contribuito fino a ora con un finanziamento di oltre 500 milioni di dollari che non sono bastati per ripianare il debito energetico nei confronti della Russia.

L’anno scorso Kiev ha ceduto a Mosca 11 bombardieri (8 Tu-160 “Blackjack” e 3 Tu-95 “Bear”) e 575 missili da crociera in cambio di una riduzione pari a 285 milioni di dollari del debito per l’acquisto di gas naturale e, nonostante i moniti degli USA, nelle scorse settimane Kiev ha offerto a Mosca altri 10 bombardieri in cambio di un ulteriore sconto.

La situazione economica dell’Ukraina non si può dire che sia delle più floride anche a causa del miliardo e quattrocento milioni di dollari di debito con la Russia, una cifra che secondo Mosca è addirittura di due miliardi. Non solo, il recente rapporto del Fondo monetario internazionale (IMF) non dà molte speranze di ottenere un ulteriore credito di 2,6 miliardi di dollari, in aggiunta ai 2,26 di cui l’Ukraina è già debitrice, se il governo non si avvia verso una prudente politica fiscale e monetaria, riforme strutturali, costituzione di un sistema bancario forte e un energico programma di riforme.

Ad appesantire la situazione, stando a quanto sostiene il vice primo ministro Yulia Tymoshenko, la Russia minaccia di raddoppiare il prezzo del gas naturale, negoziato a 42 dollari per mille metri cubi, se l’Ukraina condurrà in porto un accordo con il Turkmenistan per la fornitura di gas.