Anno 2000

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Militari, il futuro è nelle formazioni multinazionali

Giovanni Bernardi, 5 ottobre 2000

La crisi del 1989 che ha portato alla caduta del muro di Berlino non ha coinvolto, dal punto di vista militare, solo le nazioni dell'ex Patto di Varsavia, ma anche quelle alleate nel Trattato del Nord Atlantico. Le condizioni della Russia erano già da tempo conosciute da tutti gli analisti di politica militare. Si sono poi rese evidenti alla gran parte dell'opinione pubblica occidentale a seguito dell'episodio del sottomarino Kursk affondato con 118 uomini di equipaggio per salvare i quali si sono rivelati vani tutti gli sforzi.

Ma la Russia non si deve solo risollevare dalla grave crisi che condusse allo sfacelo l'impero sovietico. Deve piuttosto recuperare gli anni e mettere fine alla dissoluta amministrazione Yeltsiniana. Compito questo che si è assunto il Presidente Putin. Gli Stati che all'epoca dell'URSS erano satelliti della Russia, al disfarsi dell'impero sovietico dei primi anni '90, si trovarono a dover impostare daccapo la difesa dei confini. Infatti, la regola vigente nel Patto di Varsavia era che a Mosca si dessero gli ordini e in periferia si eseguissero solamente.

Ragione per cui, i capi militari, venuto a mancare il supporto di pianificazione della difesa di Mosca, si accorsero che per impostare quella nazionale non avevano la minima idea di quale fosse il punto dal quale cominciare. La Nato, da parte sua, vissuta per anni con gli stessi piani difensivi e con modifiche nella strategia scarsamente significative, ha dovuto praticamente "rifondarsi" e darsi una nuova ragione di esistenza, dal momento che era venuto a mancare il motivo dell'essere.

E' nato così il Nuovo concetto strategico dell'alleanza che, abbassatasi la tensione in Europa, individuava nuovi rischi per la stabilità: terrorismo, mediterraneo, Golfo persico, Balcani e altri. Con questi, una nuova funzione di "polizia internazionale" che l'ha portata a intervenire proprio in quelle aree instabili dove la crisi era scoppiata. A fattor comune per tutte le Nazioni ex-nemiche, la scomparsa della minaccia ha consentito di dedicare meno risorse agli armamenti, e quindi le disdette di ordinativi di materiale bellico per un certo tempo sono state all'ordine del giorno.

Per lo stesso motivo, oltre a quella degli armamenti, anche la riduzione delle Forze armate si è resa necessaria, anche in virtù di un sentimento popolare generalizzato e senza confini che, una volta scoppiata la pace, riteneva inutili tutte le spese dedicate al mantenimento di soldati in armi. Da qui, inevitabile è stata una crisi dell'industria bellica che ha rischiato di coinvolgere drammaticamente anche altri settori della produzione industriale. Il surplus di armi convenzionali e nucleari, inoltre, è diventato un elemento di rischio primario in quanto la diminuzione dei costi rendeva più accessibili gli acquisti da parte di Stati piccoli, in via di sviluppo e instabili politicamente.

Le Forze armate, da parte loro, dovendo diminuire gli organici, per continuare ad avere una credibile efficienza operativa, hanno dovuto iniziare il processo di conversione da eserciti di coscritti a eserciti di volontari. In sintesi, si può affermare che il decennio trascorso è stato quello a più alto indice di mutabilità, e quindi di rischio, tra tutti quelli dopo la Seconda Guerra Mondiale. Paradossalmente, però, sono state proprio le guerre ad abbassare i fattori di rischio. Il Golfo, il Kurdistan, la Somalia, la Bosnia, l'Albania, il Kosovo hanno consentito di costituire alleanze tra eserciti che hanno incentivato e facilitato l'individuazione e la codifica di procedure di comando e controllo unificate a livello internazionale.

E' diventato quindi più facile di quanto lo fosse un tempo l'impiego di formazioni multinazionali, proprio per l'unificazione delle procedure. Quello che ci dobbiamo aspettare dal futuro, è la ulteriore riduzione degli eserciti nazionali, costituiti da tutti professionisti e che operino esclusivamente nell'ambito di alleanze multinazionali e con compiti di polizia internazionale.