Anno 2000

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Chernobyl senza fine

Giovanni Bernardi, 3 dicembre 2000

La chiusura della centrale nucleare di Chernobyl il 15 dicembre costituisce l'apparente epilogo di una tragedia che investì l'Europa quattordici anni or sono. All'epoca, l'opinione pubblica mondiale si rese conto che, se non tenuto sotto un controllo scrupoloso e assiduo, anche l'uso civile della reazione nucleare si poteva trasformare in una bomba, non tanto per il potere distruttivo, quanto per l'emissione nell'atmosfera in modo incontrollabile di materiale radioattivo.

La chiusura, già in programma da tempo, era stata confermata dal Presidente della Repubblica, Leonid Kuchma, in occasione del viaggio del Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton in Ucraina nel mese di giugno. Ha avuto conferma definitiva, da parte dello stesso Kuchma, a seguito del viaggio a Kiev del Presidente della Commissione europea, Romano Prodi, avvenuto ai primi del mese di novembre.

L'incontro, programmato durante il summit Europa - Ucraina svoltosi a Parigi a settembre, è stato denso di colloqui che si sono incentrati sul piano europeo per compensare la perdita di produzione di energia elettrica dovuta alla chiusura della centrale con aiuti per il prossimo anno pari a 25 milioni di Euro (circa 50 miliardi di lire).

L'Unione Europea è anche impegnata ad aiutare l'Ucraina nella costruzione di altre due centrali nucleari (Khmelnytsky e Rivne) destinate a rimpiazzare quella di Chernobyl e il cui finanziamento fu deciso nel 1995 con un memorandum tra l'Ucraina e il gruppo dei sette Paesi più industrializzati. Per aiutare la costruzione delle centrali, il cui costo finale si stima intorno a 1,4 miliardi di dollari, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo ha previsto inizialmente un finanziamento di 100 milioni di dollari su un totale di 270 previsti.

La situazione per la Nazione non è delle più floride, tenuto conto anche del fatto che il Fondo Monetario Internazionale ha negato l'elargizione del prestito di 2,6 miliardi di dollari, in aggiunta ai 2,26 di cui l'Ucraina è già debitrice, a causa della scarsa incisività con la quale sono condotte le riforme strutturali ed economiche, più volte raccomandate dal Fondo, insieme con una prudente politica fiscale e monetaria e la costituzione di un sistema bancario forte.

Fra i tanti problemi ereditati dall'ex Unione Sovietica, quello della centrale di Chernobyl sembra sia stato il più ostico da affrontare per una Nazione la cui produzione di energia elettrica dipende per gran parte da centrali nucleari. Già negli anni immediatamente successivi all'indipendenza l'Ukraina decise, così come la Bielorussia e il Kazakistan, di restituire tutte le testate nucleari alla Russia, contribuendo così, in modo significativo, al processo di distensione, ma dovendo sopportare allo stesso tempo l'ingrato e costoso compito di provvedere alla distruzione dei vettori nucleari di cui ha ereditato un numero considerevole (44 bombardieri e 1.400 missili).

Grazie alla rinuncia all'armamento nucleare, l'Ucraina ha ottenuto dalla NATO uno stato di partner privilegiato (come la Russia) e partecipa alla gran parte delle esercitazioni NATO - PfP (Partenariato per la Pace) e alle missioni di pace. Ma questo non basta per risollevare una situazione economica che è andata sempre più deteriorandosi dal 1991, anno dell'indipendenza.

Due milioni e duecentomila abitanti che reclamano gli indennizzi per i danni subiti a causa dell'incidente di Chernobyl, undici milioni di dollari di debiti solo con gli insegnanti le cui proteste continuano ad affollare le piazze, una popolazione che diminuisce annualmente di circa quattrocentomila unità, ottomila chilometri quadrati di territorio contaminati sono problemi di grande portata per il governo insediatosi quest'anno e che ha fissato come uno degli obiettivi primari l'ingresso nella WTO (World Trade Organization - Organizzazione Mondiale per il Commercio).

Molte organizzazioni di tante Nazioni hanno offerto in tutti questi anni ai bambini di Chernobyl vacanze gratuite in famiglie accoglienti e generose. Chi li ha visti da vicino, questi bambini li ha curati, li ha nutriti, li ha amati, li ha rivestiti con abiti nuovi di foggia occidentale, ma ha notato nei loro occhi la mancanza della luce. Quando a Natale il Grande Fuoco sarà finalmente spento, vorremmo che si accendesse nei loro cuori la fiamma della speranza. …e che l'alba del primo gennaio 2001 porti nei loro occhi la luce del terzo millennio.