Anno 2000

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Gli aerei italiani sorveglieranno la pace in Etiopia

Giovanni Bernardi, 8 dicembre 2000

E' l'Aeronautica militare italiana (AMI) questa volta a svolgere il ruolo di alfiere del tricolore nazionale in una nuova missione di pace. Il colonnello Maurizio Salvatori alla guida del contingente italiano di circa duecento uomini schierati nell'ambito della Missione Etiopia - Eritrea delle Nazioni Unite (United Nations Mission in Ethiopia and Eritrea - UNMEE) ha già provveduto ad assicurare il rischieramento dei mezzi aerei. Due velivoli da trasporto tattico G-222, due da ricognizione fotografica P-166, due elicotteri da ricognizione NH-500 e una cinquantina di mezzi terrestri costituiscono gli strumenti operativi dei circa 120 uomini dell'AMI ai quali si aggiungono 40 carabinieri, inseriti nel contingente di polizia internazionale, e una decina di osservatori.

La missione, conseguenza dell'accordo di cessazione delle ostilità firmato ad Algeri nel mese di giugno e della conseguente risoluzione (Nr. 1320) del Consiglio di sicurezza dell'ONU, è guidata dal Rappresentante speciale del Segretario generale e Capo della missione Legwaila Joseph Legwaila del Botswana. La Forza militare è agli ordini del maggiore generale Patrick C. Cammaert, comandante della Brigata multinazionale di pronto impiego (Multi National United Nations Stand-By Forces High readiness Brigade - Shirbrig) costituita a Copenhagen per fare fronte ad impegni di sicurezza internazionale che richiedano tempi d'intervento rapidi.

Il generale Cammaert, che proviene dal Royal Marine Corps olandese, ha un'esperienza internazionale di tutto rilievo avendo fatto servizio in Regno Unito, Caraibi, Cambogia e Bosnia. Il contingente nazionale più numeroso, dei 4.200 uomini complessivi di Unmee, è quindi quello olandese, di circa 1.300 uomini. In prima linea, come impegno di forze, il contingente canadese che entro la prima decade di dicembre avrà schierati circa 450 uomini del Royal canadian regiment (Task Force East Africa) e supporti provenienti dalla base di Gagetown nel New Brunswick. Queste forze saranno integrate con quelle olandesi e otto ufficiali saranno impiegati nello Staff di comando di Shirbrig.

Deliberatamente ci siamo soffermati sulla consistenza del contingente canadese per sottolineare come (il Canada lo ha capito da anni) la stabilità politico - militare non è più una questione da poter considerare circoscritta a un'area geografica, ma coinvolge la sicurezza mondiale. A sottolineare questo concetto, è il gran numero di nazioni che hanno deciso di inviare uomini nel Corno d'Africa: Algeria, Austria, Bangladesh, Canada, Cina, Finlandia, Ghana, India, Italia, Giordania, Kenya, Malaysia, Nepal, Olanda, Norvegia, Peru, Polonia, Romania, Spagna, Svezia, Svizzera, Tanzania, Tunisia, Ucraina, Uruguay, Zambia.

Il compito che le forze dovranno assolvere è di monitorare il rischieramento delle truppe etiopi dalle posizioni conquistate dopo il 6 febbraio 1999 e che non erano sotto amministrazione etiope prima del 6 maggio 1998. Nello stesso tempo, dovranno assicurarsi che le forze eritree rimangano a una distanza di 25 chilometri dalle nuove posizioni etiopi, assicurando così la creazione di una fascia di sicurezza che correrà lungo tutto il confine (circa 900 chilometri). Inoltre, coordinare l'intervento di organizzazioni internazionali per la distribuzione di aiuti umanitari. Compito non facile quello affidato alle forze di Shirbrig; per questo motivo, del resto, la brigata è dotata anche di armamento pesante ed elicotteri d'attacco Apache AH 64.

Gli analisti militari, indipendentemente dall'atteggiamento rispettoso delle regole delle due parti, temono però un rigurgito di azioni da parte di bande irregolari non controllate da nessuno dei due eserciti, attribuendo un alto coefficiente di rischio alla possibilità di rapimento di personaggi chiave della Missione, il che avrebbe forte impatto sulla opinione pubblica. Le due popolazioni, invece, appaiono oramai, stremate da una guerra che ha chiesto grande sacrificio di risorse economiche e di vite umane. Il 12 dicembre, grazie ai recenti colloqui tenuti a Nairobi tra i due contendenti e alla mediazione americana e algerina, sarà firmato ad Algeri il documento di pace che consentirà un ulteriore passo avanti verso la stabilizzazione della tormentata area.