Anno 2001

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Il progetto di difesa europea e il ruolo della Nato

Giovanni Bernardi, 4 gennaio 2000

L'iniziativa di difesa europea sembra destinata più a generare polemiche che non a risolvere problemi. Recentemente il Segretario alla Difesa americano uscente aveva usato una espressione forte affermando: "Se gli europei non prenderanno in seria considerazione tre argomenti: un aumento delle spese e delle capacità militari, l'attribuzione al Vice comandante Nato dalla posizione di comandante della forza UE, la condivisione con la Nato di ogni nuova capacità militare, la Nato diventerà una reliquia del passato".

Parole dure dovute più che altro alla posizione francese che tende a creare una struttura di comando e controllo totalmente separata da quella della Nato. La dichiarazione di Lord Robertson of Port Ellen, rilasciata il 26 dicembre, sembra invece destinata a placare gli animi dopo le polemiche suscitate dai toni forti di Cohen. Il Segretario Generale dell'Alleanza atlantica ha infatti detto ai giornalisti: "La forza di reazione rapida dell'UE costituirà una minaccia per la Nato solo se i leaders europei la imposteranno in maniera sbagliata.

Le reazioni americane - ha aggiunto Lord Robertson che prima di essere Segretario generale della Nato era Segretario alla Difesa di Tony Blair, Primo ministro britannico - sono state esagerate". La sostanza dei fatti, a nostro avviso, è che gli Stati Uniti dal giorno delle elezioni del Presidente fino a gennaio inoltrato (quando George W. Bush occuperà la stanza ovale) non sono stati e non saranno in grado di esprimere una chiara linea di politica internazionale.

La grande lezione di democrazia che gli Stati Uniti hanno dato a tutto il mondo (vincere per pochi voti in democrazia vuole comunque dire vincere) non è bastata per chiarire le idee ai vecchi e ai nuovi alleati, non le ha chiarite ai non alleati e ha lasciato spazi di manovra a chi ambisce da anni a riempire spazi vuoti lasciati dallo strapotere mondiale degli americani. La Francia (abbiamo già avuto modo di dirlo in un'altra occasione) tende ad assumere la leadership politico - militare europea. Nel raggiungimento di questo obiettivo, è spalleggiata da un antico alleato che sembrava perso con l'ascesa di Putin, ma che proprio con questi si rivela oggi il più certo: la Russia.

Quest'ultima, libera di muoversi a 360 gradi per la mancanza di politica estera americana in questi ultimi mesi, ha messo a segno alcuni colpi che hanno indebolito la posizione americana: Corea del Nord (riapertura del dialogo privilegiato), Cina (accordi di collaborazione politica e commerciale), India (costruzione di aerei da combattimento russi), Canada (apertura del mercato russo agli investimenti), Iran (accordi di collaborazione politica e militare), Francia (posizioni comuni anti - americane nei confronti della difesa missilistica), Cuba (riapertura dell'alleanza pur in posizioni non anti - Usa).

La debolezza degli Stati Uniti, l'ascesa della Russia, la posizione della Francia rendono, nonostante la presa di posizione tradizionalmente filo - americana del Regno Unito, difficile il dialogo tra la nascente iniziativa di Difesa europea e la Nato. Da una parte: il desiderio di costituire una struttura di comando e controllo europea autonoma e finalmente indipendente dagli Stati Uniti. Dall'altra: la necessità, affermata da decenni, di costituire quel pilastro di difesa europeo che consentirebbe agli americani di sganciarsi dall'impegno nel vecchio continente pur mantenendone il controllo attraverso i canali di pianificazione Nato.

In pratica, la posizione degli Stati Uniti, sostenuta dal Regno Unito, vorrebbe che il Comando strategico e quello operativo europeo fossero inclusi rispettivamente in Shape (Comando supremo Nato in Europa) e in Afsouth (Comando Nato della regione sud). Attualmente, le nazioni europee non hanno capacità di pianificazione né operative paragonabili a quelle degli Stati Uniti. Pertanto, se pure saranno reperiti i fondi (tanti) per costituire da zero i nuovi comandi europei, è difficile pensare che questi siano in grado di muovere strumenti di intelligence terrestri e satellitari in grado di sostenere una pianificazione seria e credibile.

Consci di questo, riteniamo che alcune nazioni, tra cui l'Italia, rimarranno, com'è oramai storica tradizione di tanti, a fare da spettatori del braccio di ferro, almeno fino a quando il neo - eletto presidente George W. Bush non prenderà coscienza del fatto che su questo argomento si gioca il futuro delle alleanze politico - militari del prossimo decennio. La posizione di stallo alla quale si è giunti potrebbe durare anche per tutto il 2001 e la chiave per la risoluzione del problema dovrà comunque aprire una porta che è a Parigi.