Anno 2001

Cerca in PdD




Somalia: venti di pace

Giovanni Bernardi, 1 febbraio 2001

L'anno 2000 sembra avere portato fortuna al Corno d'Africa. Grazie all'accordo di pace firmato il 12 dicembre ad Algeri tra rappresentanti di Eritrea ed Etiopia, una missione civile e militare delle Nazioni Unite (United Nations Mission in Ethiopia and Eritrea - UNMEE) ha potuto schierarsi per verificare l'attuazione degli accordi e la separazione dei contendenti lungo una fascia smilitarizzata profonda 25 chilometri che corre lungo tutto il confine (900 chilometri). La partecipazione italiana è costituita da un contingente di 120 uomini dell'Aeronautica militare comandati dal colonnello Maurizio Salvadorini e 40 carabinieri, gran parte dei quali provenienti dal 13° battaglione di stanza a Gorizia, inseriti nella forza di polizia internazionale che opera con la Missione.

Ancora più difficile da risolvere, la crisi esplosa in Somalia nel 1991 con la caduta dello scomparso Siad Barre sembra avviata a una soluzione pacifica grazie all'elezione del Presidente Abdulkassim Salat Hassan, avvenuta nella confinante Repubblica del Gibuti il 29 agosto 2000. Le cronache della giornata rese dai giornalisti presenti alla stampa mondiale dicono di scene di esultanza popolare perfino a Nairobi, capitale del Kenia, dove si è rifugiato un numero di esuli somali tanto grande da fare sviluppare un quartiere che viene chiamato "Mogadishu Ndogo" che in lingua shwahili significa "piccola Mogadiscio".

L'elezione del nuovo Presidente, salutata con favore dalle Nazioni Unite, l'Unione Europea e la Lega Araba, è avvenuta ad Arta (Gibuti) alla conclusione di una conferenza di pace (convocata con lo scopo di appianare i contrasti tra i clan e guidata dal piccolo Stato che affaccia sul Mar Rosso) che ha visto partecipare 1.000 tra i più autorevoli "anziani" delle fazioni somale, i quali hanno dato vita a un parlamento transitorio di 245 rappresentanti. Com'era prevedibile, il Presidente non ha avuto il sostegno di tutti i convenuti - in particolare quelli dei territori del Somaliland (autoproclamatosi indipendente ma non riconosciuto dalla comunità internazionale) e del Puntland - ma gli osservatori sono ottimisti in considerazione dell'autorevolezza e della esperienza di Abdulkassim Salat.

Il nuovo Presidente, 58 anni, appartiene a una famiglia di fede musulmana ed è stato educato sia in Somalia che all'estero; parla arabo, inglese, italiano e russo e ha una precedente esperienza di governo che lo ha visto Ministro dell'Interno e vice Primo Ministro con il deposto Presidente Siad Barre. In una intervista rilasciata all'agenzia di stampa IRIN delle Nazioni Unite all'indomani della elezione, Abdulkassim Salat ha definito quella che si apprestava ad affrontare una "missione impossibile", in considerazione delle difficoltà alle quali inevitabilmente andrà incontro. Tuttavia, lo stesso Presidente, che può contare sull'appoggio delle nazioni confinanti, nella stessa intervista ha affermato che ritiene questa sua missione come la "restituzione di un debito" e quindi un dovere che ha nei confronti della propria Patria che lo ha educato e fatto crescere.

Il Rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Somalia, David Stephen, in una relazione presentata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha sostenuto la necessità di un intervento internazionale che aiuti il Presidente Abdulkassim e il governo di 25 ministri da lui nominato a ricostruire lo Stato. Nelle parole del funzionario dell'Onu si avverte tutta la drammaticità delle condizioni in cui versa la nazione che ha vissuto dieci anni di conflitti interni: "Il Governo vive in albergo perché non dispone di edifici pubblici e non ha archivi, mancano acqua ed elettricità e il colera miete vittime a decine".

Il Consiglio di Sicurezza, con la dichiarazione dell'11 gennaio 2001, ha accolto con favore l'intenzione del Segretario Generale delle Nazioni Unite di costituire una missione di pace in grado di aiutare la ricostruzione e lo ha invitato a presentare un piano. La decisione del Consiglio è incoraggiata dal Primo Ministro Ali Kalif Galayad secondo il quale, come dichiarato alla BBC, la Somalia non ha bisogno di un grande numero di soldati, ma di supporto al programma di smobilitazione delle milizie. Secondo David Stephen, si prevede l'invio di funzionari civili e agenzie internazionali ma non di militari. Il funzionario ha inoltre precisato che: "…ci sarà un intervento dimensionato alle esigenze e non massiccio". Lo stesso ha tuttavia tenuto a sottolineare che l'amministrazione somala ha un grande bisogno di assistenza.

Nello stesso documento con il quale ha conferito il mandato al Segretario Generale, il Consiglio di Sicurezza "…incoraggia il Governo transitorio a continuare, in uno spirito di dialogo costruttivo, il processo di coinvolgimento di tutte le parti allo scopo di promuovere la riconciliazione nazionale e facilitare il cammino che dovrà portare a elezioni democratiche nel 2003".

La Somalia occupa la parte più orientale del Corno d'Africa, la sua superficie si estende per circa 630.000 chilometri quadrati, dispone di 2.700 chilometri di coste e confina con Gibuti, Etiopia e Kenya; la sua popolazione (circa dieci milioni di abitanti che per il 96% non raggiungono i 65 anni di età) vive per il 75% in zone rurali e la capitale Mogadiscio conta un milione di abitanti. La lingua ufficiale è il somalo, ma sono molto diffusi anche l'arabo, l'italiano e l'inglese.