Anno 2001

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E' ancora polemica sui rapporti tra Nato e Difesa UE

Giovanni Bernardi, 3 febbraio 2001

"La Forza di reazione rapida europea, quando avrà raggiunto un assetto strategico militare a tutto campo, inizierà a essere competitiva con la Nato". In questa frase è la sintesi dell'intervento del maggiore generale Graham Messervy Whiting, Capo del nuovo staff militare "ad interim" dell'Unione Europea, a un seminario tenuto presso il Centro studi di politica europea a Bruxelles.

La dichiarazione, soprattutto perché fatta da un ufficiale che riveste un compito delicato e di responsabilità, ha senz'altro un peso notevole, considerato che le polemiche che sono nate a seguito dell'annuncio dell'iniziativa di difesa europea sono proprio dovute agli eventuali "conflitti" che si potrebbero creare tra le due organizzazioni militari.

Il Capo dello staff militare della UE, che si è rivolto a un uditorio costituito da accademici e diplomatici, ha specificato che, in un primo tempo, la Forza d'intervento rapido europea potrà affrontare solo compiti umanitari, ma in seguito sarà anche in grado di gestire operazioni come quella condotta dalla Nato in Bosnia.

Messervy Whiting è apparso però critico nei confronti dei compiti umanitari detti "di Petersberg" (dal nome della cittadina tedesca) che sono stati fissati come prioritari nel progetto di difesa europea approvato dai quindici, soprattutto per il fatto che all'epoca della definizione di questi, il 1992, non fu nemmeno presa in considerazione l'ipotesi di consultare i militari.

Di peso ancora maggiore sono diventate le dichiarazioni del generale quando ha ammesso che la mancanza di sovrapposizione totale fra le due strutture di comando (Unione Europea e Nato) causerà dei seri problemi.

L'iniziativa di difesa europea prevede che entro il 2003 l'Europa sia in grado di schierare, in sessanta giorni, 60.000 uomini (prelevati da un serbatoio di 100.000) per un periodo di un anno e per compiti che siano al di sotto della soglia d'impiego delle truppe a comando Nato. In pratica, le missioni che la Forza sarà chiamata a svolgere saranno - secondo la terminologia militare - del tipo "Other than war" (diverse dalla guerra).

La questione della Iniziativa di difesa ha sollevato un aspro coro di critiche da parte dell'opposizione parlamentare britannica che teme che le proprie Forze armate, già ridotte di numero a causa dei tagli conseguenti alla mancanza della minaccia sovietica, siano chiamate ad assolvere troppi compiti al comando di troppi "padroni".

Il Ministro della Difesa, Geoff Hoon, in un suo recente intervento presso l'Istituto internazionale di studi strategici di Londra, rispondendo a quanti gli chiedevano se la nuova iniziativa militare significhi la costituzione di un esercito europeo, ha sottolineato che l'idea di una Forza di reazione rapida permanente è un'idea destituita di fondamento e che, inoltre, il concetto di una stabile armata europea è un vero nonsenso.

Si è anche rivolto a una parte della stampa accusandola di mistificare i concetti e di divulgare falsi timori sulla perdita del controllo delle Forze da parte delle autorità nazionali: "Assegnare Forze all'Unione Europea - ha precisato il Ministro - sarà come assegnarle all'Onu o alla Nato. Non abbiamo mai ceduto ad altri la facoltà d'impiegare le nostre Forze armate e non lo faremo adesso."

Sembra invece una granata fatta rotolare ed esplodere tra le gambe dei politici la dichiarazione del generale Geoffrey van Orden, portavoce della Difesa a Bruxelles: "E' chiara fino ad ora solo una cosa - ha detto il generale - che c'è una confusione totale al livello di Ministri, funzionari civili e militari su cosa debba essere la Forza europea e quali ne saranno le prospettive future".

A questi ha fatto eco Klaus Becher, un analista dell'Istituto di studi strategici internazionali, che ha reagito alle dichiarazioni del generale Messervy Whiting. Secondo Becher non è chiaro se i leader europei abbiano l'effettiva convinzione politica di portare il progetto alla sua conclusione con successo.

"Per arrivare a un risultato concreto - ha chiarito l'esperto - occorre una forte leadership politica che abbia un largo sostegno che le consenta di aumentare le spese militari e ristrutturare le Forze armate in relazione al progresso tecnologico e ai nuovi compiti che avranno in futuro".

"Tutte queste cose sono scritte in bozza, ma nulla è stato ancora fatto - ha proseguito Becher - e il punto chiave è che i leader democratici devono tenere d'occhio le elezioni; e la Difesa non porta voti. L'anno scorso, è stato costituito un gruppo di lavoro UE-Nato con il compito specifico di studiare soluzioni per i rapporti tra le due organizzazioni, ma l'iniziativa non ha dato alcun risultato fino ad ora".



Giovanni Bernardi