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| Anno 2001 | |
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Il colonnello Guido Dupuis è entrato in accademia militare di Modena nel 1967 con il 24° corso e ha fatto servizio nelle brigate Orobica, Taurinense e Tridentina. Prima di assumere il comando del 5° reggimento, nel luglio 2000, è stato impiegato due volte in Bosnia e una in Albania tra il mese di gennaio del 1997 e il mese di marzo del 1999.
Il 23 marzo 2001 (data prevista per il TOA (Transfer of authority) assume il comando in Bosnia del gruppo di combattimento italiano alle dipendenze della divisione francese. Questo, su base 5° reggimento, viene costituito su due compagnie di volontari a ferma annuale (45^ e 47^) dello stesso reggimento, una compagnia di volontari della brigata Sassari, uno squadrone Guide su blindo Centauro, un plotone genio del Comando truppe alpine, una compagnia trasmissioni del reggimento Leonessa. A queste unità operative si aggiungono un centro amministrativo d'Intendenza, polizia militare, rinforzi al comando di reggimento da parte di altri reparti, inclusa una cellula di pubblica informazione. Inoltre, il supporto logistico di aderenza viene assicurato da un'aliquota logistica in cui opera un Reloco schierato a Ploce. D. Colonnello, recentemente l'opinione pubblica è stata scossa dalla questione dell'uranio impoverito. Quali sono state le reazioni nell'ambito del suo reggimento? R. Abbiamo risentito di un certo effetto dovuto più che altro all'apprensione delle famiglie, non degli alpini. Ora, in virtù delle direttive emanate dallo Stato Maggiore dell'Esercito siamo tutti sotto controllo sanitario e lo saremo per cinque anni. Inoltre, in zona di operazioni avremo un plotone NBC del 7° reggimento di Civitavecchia che farà rilevamenti sulle installazioni in uso e su quelle usate. D. Il suo è un reggimento di volontari a ferma annuale, una novità per l'Esercito. R. E' una novità sia perché questo nuovo tipo di reclutamento è iniziato nel gennaio del 2000 e a tutt'oggi abbiamo raggiunto una forza di 700 uomini superando le più rosee aspettative, sia perché questo è il primo reggimento di volontari a ferma annuale che viene impiegato in zona di operazioni. D. Riscontra differenze tra il personale reclutato con il vecchio sistema e questo? R. Sono sempre ragazzi di vent'anni con l'entusiasmo e la voglia di fare tipica di questa età, questi ragazzi però hanno deciso loro di venire a trascorrere il periodo di leva qui e sono quindi più partecipi alla vita del reparto. D. Vi erano timori che avrebbero risposto solo giovani del sud. Quali sono le percentuali regionali? R. Attualmente abbiamo il 40% che viene da regioni del sud, il 25% da regioni del centro e il 35% da regioni del nord, quindi diciamo che le aliquote sono sostanzialmente equilibrate. Inoltre abbiamo verificato il trend e possiamo ora già dire che la tendenza è di aumento dei settentrionali, specialmente quelli di quest'area che in un primo momento forse non avevano ricevuto un'informazione adeguata o non erano convinti. Ora facciamo anche pubblicità per il reclutamento. D. Non è forse una novità anche questa? R. Si, soprattutto perché è lo stesso reggimento che provvede al reclutamento e quindi provvede in proprio all'informazione attraverso i canali di pubblicitari come giornali, radio, televisione, senza dimenticare, ovviamente, i distretti militari. Il tutto con i fondi che ci sono assegnati per la specifica esigenza dallo Stato Maggiore. D. Quanto guadagna un volontario del suo reggimento? R. La paga base rasenta il milione al mese, a questo però vanno aggiunte le indennità di marcia e quelle di missione previste per le esercitazioni e le operazioni. Si deve anche tenere presente che usufruiscono di vitto e alloggio a spese dell'amministrazione militare e che l'abbigliamento per il servizio viene loro fornito. D. Come ha reagito Vipiteno a questa novità, ne ha avuto la percezione? R. Vipiteno è una cittadina che vive sul turismo e ha visto alpini da sempre. Si è accorta di un certo cambiamento perché prima gli alpini cercavano di andare a casa appena avevano un momento libero e quindi vivevano poco il paese. Ora quelli delle regioni del sud, che non possono usufruire di licenza ogni settimana, non è infrequente vederli fare shopping nei negozi del centro. Ho anche notato che frequentano di più la mensa, per cui ritengo che un certo numero di loro eviti di spendere andando a mangiare fuori e mandi i soldi a casa. D. Come sono le relazioni interne tra i soldati? Nonnismo? R. Fenomeni del cosiddetto nonnismo posso affermare con certezza che non ce ne sono. Per quanto riguarda le relazioni interne, ho notato che oggi lo spirito di compagnia (tra quelli dello stesso contingente) ha preso il posto dello spirito di corpo. Al primo congedamento abbiamo fatto la solita cerimonia del silenzio e molti di loro si abbracciavano e piangevano. D. La risposta alla vostra attività, diciamo così, pubblicitaria com'è stata? R. L'anno scorso non abbiamo coperto tutti i posti disponibili. Al reclutamento di quest'anno, invece, abbiamo avuto i primi sottoriga. In gergo sono quelli che non riescono a essere compresi nell'aliquota dei 200 previsti per ognuno dei quattro reclutamenti annuali, sugli 800 che costituiscono il tetto per ogni anno. D. Cosa succede all'atto del congedo? R. Presentiamo loro un foglio sul quale possono firmare la disponibilità al richiamo, che tuttavia non li obbliga ad accettarlo nel caso in cui avvenga. Con questo primo congedamento abbiamo avuto una risposta oltremodo positiva: l'80% di loro ha dato la disponibilità a essere richiamato. Questo significa che se continua così per gli altri contingenti, già dall'anno prossimo il reggimento non avrebbe più bisogno di rinforzi per essere impiegato in zona d'operazioni. D. Parliamo del vostro impiego in Bosnia. Quali saranno i vostri compiti? R. Avremo un'area di responsabilità di circa 40 per 130 chilometri che comprende, tra le altre, le città di Pale e Rogatica e l'enclave di Gorazde. I nostri compiti saranno quelli di dissuadere le parti dal riprendere le ostilità, attuare gli aspetti militari dell'accordo di pace di Dayton e fornire sostegno alle organizzazioni civili. I compiti sono disegnati in funzione dello scopo da raggiungere che è quello di creare un ambiente idoneo al passaggio alla gestione autonoma. Le compagnie sono in addestramento specifico per l'impiego in Bosnia. Una di queste è nell'area addestrativa di San Giorgio. L'altra è in caserma suddivisa in squadre. Una di queste, agli ordini dei caporalmaggiori Felamini e Fierro del 3° reggimento (sette anni di servizio ed esperienze in Bosnia e Kosovo) che hanno la funzione di istruttori, si sta addestrando ad affrontare tumulti di folla. "Ho chiesto di fare servizio in questo reggimento - ci dice un caporale di Como - perché ci hanno fatto il militare mio padre e mio nonno". "Io sono di Rieti - interviene un alpino volontario - e sono andato in licenza in divisa. Sono tutti alpini lì". |