Anno 2001

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Le forze armate scoprono le pubbliche relazioni

Giovanni Bernardi, 27 marzo 2001

L'esigenza di raggiungere la pubblica opinione con una corretta informazione è sentita oggi dalle Istituzioni molto di più che in altri tempi. Un colpo di acceleratore a questa esigenza è stato senz'altro dato dalle nuove tecnologie - in particolare Internet - che mettono in pochi minuti a disposizione dei cittadini, in qualunque parte del mondo siano, un enorme volume d'informazioni che in altri tempi non sarebbe stato possibile avere. Se pure fosse stato possibile, per entrarne in possesso si sarebbero dovuti spendere giorni o mesi per raggiungere fisicamente le fonti e superare le formalità imposte dalla burocrazia. Internet - inoltre - ha realizzato una vera e propria rivoluzione nel campo della informazione: quella di collegare direttamente tra loro Istituzioni e cittadini.

Da parte delle Forze armate italiane, il problema della informazione al pubblico è stato sentito - forse - più rapidamente che da altre Istituzioni. L'esigenza è stata amplificata, oltre che dal progresso tecnologico, anche dalla grande richiesta di informazione (sia da parte della stampa, sia da parte dei cittadini) sulle attività svolte dalle unità impiegate in teatri di operazione. Superando con un ragionevole sforzo quella che è la naturale riservatezza professionale, Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri hanno affrontato il problema con stili diversi ma con significativa efficacia.

Per quanto riguarda i Carabinieri, si può dire che siano i più avvantaggiati nell'approccio al problema in quanto la quotidiana operatività porta i comandanti fino al più basso livello (la stazione) a un contatto continuo sia con gli organi di stampa, sia con i cittadini. Tuttavia, alla pratica di tutti i giorni, le scuole aggiungono da molti anni dei periodi di aggiornamento culturale nel campo della comunicazione.

L'Esercito svolge corsi di formazione per addetti stampa oramai da dieci anni. Uno di questi corsi, che si è concluso nella settimana appena trascorsa, ha visto impegnati 30 ufficiali, alcuni dei quali, per completare efficacemente l'addestramento teorico, raggiungeranno i reparti in zona di operazioni per una seconda e più efficace fase di on-the-job training. Al corso appena tenuto seguirà poi un seminario di pubblica informazione (PI) per ufficiali che sono già impiegati nell'incarico.

Una piacevole sorpresa che coglie il navigatore di Internet è quella che gli viene riservata sul sito dell'Aeronautica militare. Il surfer attento e interessato ad acquisire informazioni dall'Ufficio stampa dello stato maggiore scopre che registrandosi con la propria e-mail diventa destinatario delle newsletters e dei comunicati stampa che sono inviati periodicamente. A onore della efficienza della pubblica informazione dell'AMI, vale la pena ricordare che recentemente, in occasione di un purtroppo tragico incidente occorso a un pilota, gli utenti registrati hanno visto recapitare la notizia nella propria casella di posta elettronica ancora prima che fosse divulgata dalla gran parte delle agenzie di stampa.

L'Istituto di studi militari marittimi di Venezia ha affrontato la questione pubblica informazione organizzando per gli ufficiali frequentatori del corsi di stato maggiore un breve corso di PI di due giorni durante i quali, pur con la rapidità necessaria dovuta al poco tempo a disposizione, sono state esaminate e messe in pratica tutte le teorie, le tecniche e le procedure indicate per un corretto approccio al problema. Dopo una prima fase teorico - pratica che ha occupato il primo giorno di corso, i frequentatori hanno svolto, durante la mattina del secondo giorno, una fase esclusivamente pratica che ha visto il loro inserimento in una realtà di esercitazione.

Sulla base di uno scenario che prevedeva l'impiego di un gruppo navale in una operazione di mantenimento della pace, ad alcuni frequentatori sono stati assegnati ruoli istituzionali (Comandante, capo di stato maggiore, capo pubblica informazione…) e ad altri sono stati assegnati ruoli di giornalisti disegnando per ognuno di questi ultimi un particolare atteggiamento da tenere a seconda della testata che rappresentava. Chi non ha mai avuto la fortuna di sperimentare su se stesso l'efficacia del gioco di ruolo, non ha idea di quanto possa essere efficace questo tipo di addestramento che viene svolto, oltretutto, senza il peso della presenza del superiore "vero" la cui sola "esistenza" in qualche modo dà freno (in tutte le organizzazioni è così, non solo in quella militare) alla libera espressione delle proprie capacità. Quando poi ci si libera dei propri panni professionali (i frequentatori / giornalisti erano in abiti borghesi per rendersi più credibili) e si recita un ruolo mai rivestito prima, l'efficacia del "gioco" raggiunge effetti didattici impensabili.

In poco più di quattro ore - infatti - sono stati inseriti in esercitazione cinque "incidenti" e sono stati prodotti venticinque articoli di quotidiano / periodico / agenzia, tre interviste televisive in italiano e una in inglese, due interviste radiofoniche, due conferenze stampa, due analisi della stampa e un numero imprecisato di "note di linguaggio".