Anno 2001

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Ora l'Europa dovrà camminare da sola

Giovanni Bernardi, 4 aprile 2001

La radicalizzazione dell'atteggiamento del Presidente George W. Bush nei confronti della Russia, emersa con il caso della cosiddetta "Guerra delle spie", a sua volta esplosa dopo l'arresto dell'agente dell'FBI Robert Hanssen, non è l'unico elemento che fa respirare aria di guerra fredda sulla scena politica internazionale. Nei dispacci della Pravda grande spazio è stato dato a quella che è stata considerata una vera e propria provocazione da parte del governo americano nei confronti di quello russo: l'incontro tra un alto funzionario del Dipartimento per le relazioni con i nuovi stati indipendenti e il sedicente Ministro degli esteri ceceno Ilyas Akhmadov. La risposta del Kremlino non si è fatta attendere: "L'ultima volta che Akhmadov è stato in Cecenia risale all'ottobre del 1999 - ha detto Sergei Yastrzhembski, persona vicina al Presidente Putin - quindi è poco probabile che ne conosca la situazione".

La visita del Ministro degli Esteri francese Hubert Védrine negli Stati Uniti, condotta verosimilmente con lo scopo di scrutare il pensiero del Presidente è servita solo a mettere in luce le divergenze tra i punti di vista delle diplomazie, mal celate nella conferenza stampa tenuta con il segretario di Stato Powell. Del resto, è fin troppo chiaro che la nuova gestione della politica mondiale prevede da parte di Washington il pugno forte. Cosa che si è manifestata da parte del Presidente Bush con l'imposizione del sistema di difesa antimissile, con la nomina di ultra conservatori a posti di governo, con il negato appoggio a Presidente sud coreano Kim Dae Jung nella politica di distensione con la Corea del nord, con l'adozione di una politica dura nei confronti della Cina e di Cuba, con il disimpegno dalla crisi israelo - palestinese e con l'inizio di sganciamento dai problemi balcanici, palesato con il recente ritiro di 800 uomini dalla Bosnia.

Quest'ultimo provvedimento è il primo segno del disinteresse dell'attuale leadership americana nei confronti dei problemi europei e atlantici nella considerazione, forse, che vale più la pena, almeno per ora, volgere lo sguardo verso il Pacifico, dove pure gli Stati Uniti hanno interessi strategici. Questo atteggiamento, però, tende a fare allontanare tra di loro le sponde dell'Atlantico. Di ciò ne ha approfittato la Germania, primo partner commerciale europeo della Russia, che in occasione del vertice svedese ha saputo tessere la tela dei propri interessi e di quelli dei "piccoli" paesi europei ottenendo la nomina del finlandese Gustav Hagglund a Capo del comitato militare dell'Unione Europea. Lo stesso Presidente Putin, invitato dal Primo ministro svedese al summit europeo di Stoccolma, ha avuto a disposizione un podio per rilanciare l'ipotesi di alleanza strategica con l'Europa, con la quale la Russia intrattiene il 35% dei propri scambi commerciali, che arriveranno al 50% con l'allargamento dell'Unione.

Scandalo nella tradizionalista diplomazia francese ha gettato la nomina ad ambasciatore di Howard H. Leach un settantenne miliardario del settore agroalimentare che ha contribuito alla campagna elettorale di Bush con quasi 300.000 dollari. Ma non è l'unico caso: le ambasciate americane più prestigiose, come riportato con toni polemici dal quotidiano francese Le Monde, saranno tra breve occupate da generosi contributori elettorali repubblicani, mentre quelle meno importanti africane e asiatiche saranno "generosamente" - ironizza Le Monde - lasciate ai diplomatici di carriera. A questo punto, però, la probabilità che sia proprio la scandalizzata Francia a fare da ago della bilancia nella politica euro-atlantica dei prossimi anni si fa largo tra le ipotesi sugli equilibri futuri, con la Germania più attenta alla propria area d'influenza mitteleuropea, con il Regno Unito intiepidito da un debole appoggio di Bush a Blair e le altre nazioni "atlantiche" tradizionalmente distratte dalle questioni di politica interna.

La mancata elezione del generale Mario Arpino, ufficiale di grande esperienza Nato e internazionale, potrebbe non meravigliare più quando fra tre anni il generale Hagglund sarà giunto al termine del proprio mandato e dovrà presentare il rendiconto ai committenti. Allora si saprà se la sua elezione è stata voluta dalla Germania e dai suoi "piccoli alleati" per realizzare effettivamente il programma di difesa europea o per non realizzarlo. Perché ora sarà il generale finlandese che dovrà dire ai governi europei che devono essere spesi miliardi di euro per mettere in piedi un sistema di sorveglianza satellitare e terrestre e una struttura di trasporti strategici che metta in grado il Corpo di reazione rapida europeo di essere effettivamente impiegato senza ricorrere ai mezzi americani. Ne sarà capace?