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| Anno 2001 | |
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Durante gli ultimi anni la spina dorsale della politica estera slovena è stata sostenuta dalla ferma intenzione di perseguire in tempi ragionevolmente brevi due risultati: l'ingresso nell'Unione Europea e nella Nato. Per quanto riguarda il primo, sembra che la questione sia in dirittura d'arrivo e si attenda solo l'atto finale da Bruxelles. Il secondo obiettivo è stato invece visto fino ad alcuni giorni orsono con una certa nebbia intorno, non diradata ancora da quando, con l'invito rivolto a Repubblica ceca, Polonia e Ungheria nel 1999, la Slovenia fu esclusa per non dare sufficienti garanzie di poter assolvere i compiti indicati dall'Alleanza atlantica.
Il piano d'azione per l'appartenenza alla Nato (Nato's Membership Action Plan - MAP), promosso nell'aprile del 1999 in coincidenza con lo stesso summit di Washington in cui furono invitate le tre nuove nazioni, ha come obiettivo quello di mettere in grado i paesi aspiranti allo stato di membro dell'Alleanza di pianificare e mettere in atto le misure di programmazione della politica della Difesa idonee all'ingresso nella struttura Nato. Nove sono i paesi che partecipano al MAP: Albania, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, l'ex Repubblica yugoslava di Macedonia e la stessa Slovenia. L'arresto di Slobodan Milosevich, avvenuto con grave rischio di destabilizzazione della giovanissima democrazia yugoslava ma con ferma determinazione da parte di Vojislav Kostunica, convinto che una perdurante posizione di stallo nei confronti del problema avrebbe portato al congelamento delle relazioni con le nazioni occidentali, è stato un regalo offerto su piatto d'argento per Dimitri Rupel, Ministro degli Esteri sloveno in visita negli Stati Uniti. Il viaggio, organizzato da Rupel per presentare e sostenere alla nuova leadership americana la candidatura slovena di appartenenza all'Alleanza atlantica, ha consentito al Ministro di avere colloqui con il segretario di Stato Colin Powell, con la consigliere per la sicurezza nazionale Condoleeza Rice e con vari membri del Congresso. Durante questi incontri il Ministro sloveno è stato in grado di presentare un dettagliato rapporto sulla situazione balcanica grazie alle informazioni dirette acquisite in occasione del suo recentissimo tour, organizzato con strategica lungimiranza, a Belgrado, Sarajevo, Mostar, Skopje, Tetovo, Podgorica e Pristina. La Slovenia è una nazione di due milioni di abitanti con una limitata estensione territoriale e Forze armate di non più di diecimila uomini, quindi di scarsa rilevanza in termini di contributo che può apportare alle Forze Nato. Due però sono i fattori che ne determinano una certa importanza dal punto di vista globale: la congiunzione degli spazi aerei italiano e ungherese (nazioni Nato) e la posizione immediatamente a ridosso dell'area balcanica. Non solo, proprio grazie alla passata appartenenza alla federazione yugoslava, è in grado di recitare il ruolo di ponte tra le solide democrazie occidentali e quelle ancora da stabilizzare dell'area balcanica. Questo, grazie alla conoscenza di quelle procedure non scritte nelle relazioni tra popoli, ma che pure è necessario conoscere per gestire correttamente le questioni diplomatiche, acquisite nei cinquanta anni di appartenenza allo stesso Stato, la Federazione yugoslava. In questi termini il Ministro Rupel si è proposto alla nuova amministrazione americana, disegnando un quadro della situazione balcanica vista da chi di Balcani se ne intende e ha le chiavi che aprono le porte dei Palazzi delle capitali. Ha potuto quindi esprimersi con sicurezza quando, posto di fronte alla domanda: "Possiamo fidarci della nuova amministrazione serba?" ha risposto: "E' difficile trovare oggi in Serbia persone migliori di quelle che formano l'attuale governo". Ed ha aggiunto: "E' il migliore governo che la nazione abbia avuto negli ultimi cinquanta anni". Inoltre, la sua capacità di gestire le informazioni provenienti dalla capitale serba durante la recente crisi ha avuto senz'altro una parte importante nella decisione del Congresso di subordinare la concessione del prestito di 50 milioni di dollari a Belgrado all'arresto di Milosevich. Infine, sollecitato a esprimere le proprie valutazioni sulla situazione yugoslava, il ministro ha senza dubbio, con le sue parole, contribuito a influenzare le decisioni americane. Gli aspetti strategici del controllo dello spazio aereo sloveno, la congiunzione di questo con quelli dell'Italia e della Ungheria, la vicinanza con i Balcani, la disponibilità delle chiavi che aprono le porte dei Palazzi di Belgrado, Sarajevo, Skopje, Podgorica e Pristina e infine la credibilità di Rupel guadagnata durante la crisi dell'arresto di Milosevich fanno supporre che non sia azzardato ipotizzare che nel 2002 la Slovenia sarà invitata ad entrare nella Nato. |