Anno 2001

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La riduzione delle forze Nato in Bosnia

Giovanni Bernardi, 29 maggio 2001

Tra gli argomenti sul tavolo del Consiglio Atlantico riunito a Budapest questa settimana vi è quello della riduzione delle forze Nato in Bosnia. La situazione attuale, ancora delicata, non consente un ritiro del contingente, ma permette di iniziare a configurare la prossima funzione dell'impegno occidentale nell'area che nel futuro (tra i prossimi sei e diciotto mesi) potrebbe cambiare la denominazione da Stabilisation (S-For) a Deterrente Force (D-For). La riduzione prevista, per ora, è da 21.000 a 18.000 uomini (dai 60.000 iniziali), mentre il contingente statunitense, che all'inizio dell'operazione contava 20.000 uomini, pari a oltre il 30%, verrà portato ad incidere sul totale della forza dall'attuale 18% al 17%.

La dichiarazione in campagna elettorale della consigliera per la sicurezza nazionale del presidente Bush, Condoleezza Rice, che anticipava un totale ritiro del contingente americano dai Balcani per lasciare il peso della gestione della crisi agli europei, gettò lo scompiglio nelle segreterie dei Ministri degli esteri dell'Alleanza e in quella stessa del Segretario generale. Tanto che il Segretario di Stato Colin Powell dovette rassicurare gli alleati affermando che, se americani ed europei erano andati insieme nei Balcani, sempre insieme ne sarebbero venuti via.

L'atteggiamento di fondo degli Stati Uniti però non cambia, nella convinzione che le crisi europee debbano essere gestite dagli stessi europei, riservandosi gli americani di intervenire in quelle di dimensione mondiale, o che riguardano aree di interesse strategico come quella del Golfo e l'est asiatico (in particolare la penisola coreana). D'altra parte, l'Iniziativa di difesa europea, che prevede di essere in grado entro il 2003 di schierare in aree di crisi un corpo di 60.000 uomini per la durata di un anno, ha appena iniziato il suo cammino di pianificazione e una certa quantità di incertezze, come il trasporto strategico e gli strumenti di intelligence, ne rendono difficile la via.

L'opportunità di continuare a mantenere truppe in Bosnia, dove un eventuale ritiro americano innescherebbe una catena di disimpegno di altri contingenti con successivo rischio di destabilizzazione, richiede tuttavia un segnale di distensione di livello - diciamo così - intermedio prima di potere arrivare a definire una "deterrent force" (D-For) di circa 12.000 uomini con il compito di monitorare la ripresa pacifica e autonoma delle attività civili. Inclusa in questa, sarà una forza militare di polizia costituita, secondo i programmi della Nato, da circa 20 plotoni, con la capacità di auto - difesa caratteristica dei nostri carabinieri, ma non delle polizie convenzionali.

La "invenzione" italiana della Multinational Support Unit (MSU), che è stata già inserita nelle esercitazioni di Supporto della pace allo studio presso l'Istituto superiore di stato maggiore interforze, non è altro che l'impiego in operazioni dei carabinieri, i quali affiancano capacità militari a quelle di forze di polizia. La soluzione italiana, che abbiamo già avuto modo di presentare in una recente intervista con il colonnello Leonardo Leso, è talmente attagliata alle esigenze attuali che altre nazioni Nato hanno allo studio l'impiego di gendarmerie con le stesse capacità.

La "Deterrent force", secondo i piani già disegnati dal comando Nato di Bruxelles, potrebbe essere costituita da circa 12.000 uomini, includere una forza militare di polizia di circa seicento uomini ed essere supportata da una aliquota di riserva strategica con capacità di intervento rapido in caso di crisi significativa. A questa dovrebbe fare seguito una "monitoring force" di livello numerico ancora inferiore. Ma il generale Ralston, comandante supremo delle potenze alleate in Europa, non vede per ora alcun segno di stabilità politica e sociale in Bosnia - Herzegovina che gli consenta di fissare una data per la costituzione della D-for. Di diverso avviso è il Pentagono, guidato dal segretario alla Difesa, Donald H. Rumsfeld, che ritiene di potere modificare la S-for in D-for in un periodo compreso tra i prossimi sei e diciotto mesi.