Anno 2001

Cerca in PdD




La Marina russa dopo la tragedia del Kursk

Giovanni Bernardi, 17 luglio 2001

La tragedia del sottomarino Kursk scosse l'opinione pubblica occidentale nell'agosto dell'anno scorso, sia per la perdita di 118 vite umane nel mare di Barents, sia per l'indifferenza dimostrata da parte della leadership russa, in particolare di Wladimir Putin. La risposta data a Larry King dal Presidente russo sembrò uno schiaffo in faccia alla sofferenza delle famiglie delle vittime: "E' affondato" disse al giornalista che gli chiedeva un commento sull'avvenimento. Perfino le bugie dette in quella occasione dalle autorità direttamente responsabili della sorte del sottomarino non fecero nulla per sembrare delle verità. La popolarità del Presidente russo subì a quell'epoca un grave tracollo.

Oggi il Kremlino ha imparato la lezione e ha predisposto per l'operazione di recupero quasi uno show che potrebbe sembrare ispirato da esperti di comunicazione americani. Il responsabile delle pubbliche relazioni del Presidente, Sergei Yastrzhembsky, ritiene l'avvenimento un'ottima carta da giocare per l'immagine della Marina russa. Una nave condurrà i giornalisti sul luogo della operazione e un centro internazionale stampa è stato costituito a Murmansk. Ma la prima fase dell'avventura si rivela oltremodo difficile e nessuno ne fa mistero.

Speciali robot taglieranno la prima sezione dal resto del sottomarino, dove erano contenute le torpedini la cui esplosione è stata causa dell'affondamento. Ma nessuno sa dire se sono esplose tutte. Un secondo rischio proviene dalla seconda e terza sezione dove sono contenuti 24 missili che potrebbero avere ricevuto un grave shock dalla esplosione. A rendere più drammatica la scenografia del recupero vi è un poderoso schieramento della flotta del Mare del Nord: ventitré navi, tra le quali due incrociatori nucleari e due portaerei.

Analisti di Difesa indipendenti russi rimangono scettici al cospetto di un tale schieramento di forze: non è chiaro infatti se gli ammiragli desiderino dimostrare di essere in grado di comandare una flotta imponente o se vogliano - come dicono - fornire cornice di sicurezza. Peraltro, i rischi ci sono indipendentemente dal numero delle navi schierate e la sicurezza relativa ai segreti di funzionamento dei sottomarini nucleari russi è già stata compromessa dall'addestramento fatto fare ai soccorritori sul gemello del Kursk, Oryol.

La verità - secondo alcuni esperti - è che si desideri fare dimenticare il vero motivo dell'intera operazione: la perdita di 118 vite umane. In un primo tempo le dichiarazioni ufficiali parlavano di recupero del sottomarino per potere accertare le cause dell'affondamento. Se la prima sezione viene tagliata e abbandonata in fondo al mare, però, non si riesce a capire come le cause della tragedia possano essere esaminate, visto che sono da studiare proprio nella prima sezione. Chi ha pianificato l'operazione, d'altra parte, afferma che non c'è altro modo di operare, visto che comunque la prima sezione si staccherebbe ugualmente nella fase di recupero e ne comprometterebbe la dinamica, come sostiene l'ammiraglio Mikhail Barskov.

Una delle verità che girano attorno alla operazione è quella secondo la quale il sottomarino debba essere recuperato per il pericolo che costituisce alla intensa navigazione nell'area, soprattutto di battelli da pesca. Ma la verità sulla quale non vi sono dubbi è che nessuna responsabilità sarà accertata fino a quando il recupero non sarà totale, come ha affermato il Presidente Putin. Nei confronti di nessuno saranno quindi presi provvedimenti disciplinari, amministrativi, penali, nemmeno nei confronti dell'ammiraglio Kuroyedov che per lungo tempo ha affermato che l'affondamento del Kursk era stato causato dalla collisione con un sottomarino inglese o americano: rettaggi di un'antica tecnica di disinformazione comunista.