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| Anno 2001 | |
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Nonostante tutto, in considerazione degli sviluppi che potranno avere in futuro eventi collegati alle manifestazioni di protesta anti G-8, il Governo italiano può dirsi fortunato. Quanto è accaduto a Genova, nonostante la gravità dei fatti, può ancora essere considerato come l'ultima fase dilettantistica di un fenomeno che rischia sviluppi molto più gravi di quelli visti in questi ultimi giorni. Il Premier canadese se n'è reso conto da tempo, già prima di arrivare in Italia, e le misure annunciate (riduzione delle delegazioni e organizzazione del summit in un'area a bassa densità abitativa) non sono che la parte più evidente, offerta al grande pubblico, conseguenza di valutazioni fatte dai servizi di sicurezza internazionali.
I movimenti pacifisti, per loro natura, sono facile preda di centri di potere palesi e occulti che ne fanno lo strumento da lanciare contro le Istituzioni governative. A Genova i pacifisti puri sono stati gestiti dal braccio operativo della sinistra comunista che ancora una volta ha evidenziato di sapere fare una sola cosa: le manifestazioni di massa. Né sa fare altro: ha già dimostrato, infatti, che quando arriva al potere non lo gestisce, lo occupa. Le squadracce figlie di nessuno accorse dall'Italia e dall'Europa, che hanno come unico obiettivo la pura violenza fine a se stessa, hanno avuto come conseguenza indotta quella di scatenare le frange estremiste dei movimenti partecipanti alla manifestazione (l'evidenza è data dal fatto che il povero ragazzo morto non vestisse alcuna uniforme). Di qui le diverse stime circa il numero dei responsabili delle distruzioni e degli scontri con le forze dell'ordine. Ma tutto questo (comunisti manovratori, pacifisti manovrati, violenti puri, violenti per contagio) sono ancora espressione dilettantistica di una protesta che sfocia in violenza tutto sommato moderata. Il pericolo vero che si prospetta nel futuro è che i movimenti terroristici internazionali (uno per tutti Osama Bin Laden) ritengano quella del G-8 e delle manifestazioni ad esso correlate una buona occasione durante la quale gli occhi del mondo sono puntati su un evento da sfruttare per mettere in atto azioni militari di più grande violenza e gravità. Già nei Balcani sono state individuate un certo numero di organizzazioni non governative islamiche palesemente finanziate da gruppi terroristici e tendenti a mantenere lo stato di instabilità dell'area per potere svolgere traffici illeciti destinati a finanziare, a loro volta, il terrorismo. Non facciamo fatica a pensare che alcune di queste si siano già infiltrate e confuse tra le ottocento organizzazioni che costituiscono il Forum (cosa grave sarebbe se avessero già cominciato a finanziarlo). Non facciamo nemmeno fatica a pensare che gli episodi di violenza possano assumere aspetti molto più gravi di quelli visti fino ad ora. Ai dilettanti della protesta si aggiungerebbero quindi i professionisti della destabilizzazione. E allora i giochi si farebbero decisamente più seri. Un'auto bomba fatta saltare in aria al passaggio di un corteo pacifista produrrebbe, oltre che l'inutile perdita di vite innocenti, anche danni enormi ai governi del G-8, vero obiettivo dell'azione terroristica. Altre forme più subdole di attentato, chimico e biologico, non sono da escludere, considerato che è la presenza della folla stessa ad amplificarne l'efficacia. Il terrorismo non ha ideali né religioni, ma si serve di questi come strumento per il perseguimento dei suoi obiettivi. Le prime avvisaglie di azioni terroristiche collaterali si sono già avute con l'invio di pacchi bomba a obiettivi selezionati con cura, ma queste possono essere considerate solo prove generali di quello che potrebbe accadere in forma più ampia e organizzata. La busta recapitata nella redazione del TG-4 può essere considerata un'azione dimostrativa, più che un attentato. Ma il gioco si farebbe decisamente più serio se a organizzarlo fossero dei professionisti. In Italia abbiamo già esperienza di sviluppo in chiave terroristica di un movimento nato con finalità pacifiche. Oggi l'equazione è la stessa, cambiano solo i termini del problema che da nazionali sono diventati internazionali. |