Anno 2001

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Cresce la tensione sulle rive del Mar Caspio

Giovanni Bernardi, 11 agosto 2001

Potrebbe essere il Mare Caspio la prossima area di crisi internazionale. La tensione fra le nazioni che vi affacciano sembra che sia destinata a crescere per l'ancora irrisolta questione della suddivisione delle acque e le riserve petrolifere di cui disporrebbe il mare, stimate in miliardi di dollari. In realtà, il documento che dovrebbe ancora regolare la disputa sulle acque dal punto di vista internazionale è un accordo tra Iran e Unione Sovietica ratificato nel 1921 e perfezionato nel 1940. Ma il collasso dell'impero nel 1991 ha visto il riconoscimento di Kazakistan, Azerbaijan e Turkmenistan come stati indipendenti. Le cinque nazioni litorali riuniranno i loro rappresentanti ad Ashgabat, Turkmenistan, nel prossimo mese di ottobre, ma le stime degli analisti occidentali non portano alla previsione di una risoluzione delle controversie.

L'ultimo motivo di tensione si è verificato nella seconda metà del mese di luglio quando navi da guerra iraniane hanno intimato la cessazione di ricerche petrolifere a due navi azere usate dalla compagnia inglese British Petroleum in una zona contesa dalle due nazioni. L'immediata presa di posizione ufficiale del Turkmenistan in sostegno dell'Iran ha inasprito le tensioni turkmeno - azere, che riguardano altre aree petrolifere contese fra le due nazioni, e ha spinto il Presidente Putin a dichiarare che ogni uso della forza sarebbe assolutamente inaccettabile. Il Presidente azero Haydar Aliyev, da parte sua, si è affrettato a dichiarare che le dispute non sono destinate a peggiorare i rapporti tra la propria nazione e le altre.

Peraltro, il meeting informale tenuto nella città russa di Sochi da rappresentanti azero, russo e kazako sembra che abbia avuto come risultato quello di costituire un fronte unito sulla ipotesi di nuova suddivisione delle acque del Mare Nero. Mentre, quindi, il Turkmenistan si propone come paciere offrendo la propria capitale Ashgabat come sede del vertice delle cinque nazioni da tenere in ottobre, la richiesta iraniana di vedersi riconosciute come proprie il venti percento delle acque appare come unico elemento di disaccordo nella soluzione della disputa. L'Iran, infatti, sostiene che il Mare Caspio va considerato come un lago e quindi le sue acque vanno suddivise in parti uguali tra le nazioni litorali.

Gli altri stati, invece, affermano che il Caspio va considerato mare e che l'attribuzione delle acque territoriali va fatta seguendo altri criteri. Questa seconda soluzione darebbe all'Iran meno del venti percento reclamato. Secondo alcuni analisti la questione potrebbe essere portata di fronte alla Corte internazionale di giustizia ma, in ogni caso, si dovrebbe giungere a un accordo preventivo o accettare il giudizio della Corte. Un'altra più ragionevole ipotesi, che potrebbe scongiurare l'insorgere di un conflitto armato, è quella di offrire accordi commerciali vantaggiosi per l'Iran nello sfruttamento commerciale delle risorse petrolifere. In altre parole, se il desiderio di ricomporre il conflitto da parte delle altre nazioni è effettivamente tale, all'Iran potrebbe essere offerta una partecipazione commerciale nelle ricerche e, ancora più allettante, il passaggio degli oleodotti attraverso il suo territorio.

Il recente colloquio a Mosca tra l'iraniano Ali Ahani, vice ministro degli esteri e rappresentante per gli affari del Mare Caspio, e la controparte russa Viktor Kalyuzhny potrebbe essere la giusta manovra diplomatica per evitare che l'Iran rimanga isolato nella sua posizione. Secondo quanto riportato dall'agenzia IRNA, i colloqui sono stati definiti "molto costruttivi per la determinazione del nuovo regime legale del mare".