Anno 2001

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MO, l'intervento di Ruggiero potrebbe essere l'ultima chance di pace

Giovanni Bernardi, 4 settembre 2001

L'intervento del Ministro Renato Ruggiero nella crisi mediorientale potrebbe avere allontanato lo spettro di una invasione dei territori palestinesi da parte delle Forze armate israeliane, ipotesi considerata reale già da alcuni mesi da più di un esperto nel campo strategico. Il continuo stillicidio di attentati a cui è sottoposta la popolazione israeliana, secondo le analisi, avrebbe fatto ipotizzare alla leadership israeliana una escalation dell'attuale conflitto a bassa intensità per portarlo a guerra vera e propria. Secondo questa ipotesi, i principali obiettivi delle operazioni israeliane sarebbero 5/6 aree attualmente sotto il controllo dell'Autorità palestinese e comprenderebbero la striscia di Gaza e le città di Jenin, Nablus, Ramallah, Betlemme ed Hebron in Cisgiordania.

Ciò che rende l'ipotesi credibile è che nessuno dei paesi arabi vicini è in grado di intervenire militarmente a difesa dei territori palestinesi. L'Egitto, nonostante abbia pianificato una importante esercitazione della 3^ armata in Sinai nel mese di settembre, non ha forze a prontezza operativa tale da poterle impiegare in conflitto. Inoltre, l'armamento è in gran parte americano e questo renderebbe imbarazzante un intervento contro Israele. Siria e Giordania non sembrano intenzionate ad affrontare i rischi e i disagi di una guerra. Ma anche la lega dei Paesi arabi, pur esprimendo solidarietà con Arafat durante la riunione straordinaria al Cairo il 22 agosto scorso, non ha preso delle iniziative che fanno pensare ad uno schieramento di forze accanto a quelle palestinesi. Israele, inoltre, dispone nell'area di un alleato di tutto rispetto come la Turchia con la quale ha di recente rinsaldato rapporti commerciali e militari.

Israele ha una forza attiva di 172.000 uomini e 425.000 in riserva. E' la meglio equipaggiata e addestrata della regione mediorientale con le migliori capacità di intelligence e di sistemi d'arma. Complessivamente la Difesa dispone di 446 aerei da combattimento, 3.900 carri armati, 133 elicotteri armati. Dall'altra parte, le Forze di sicurezza palestinesi non hanno le caratteristiche di vere e proprie Forze armate, ma di forze paramilitari. Stimate tra le 35.000 e le 40.000 unità, hanno un addestramento al combattimento convenzionale che non può certo competere con quello israeliano, per quanto molti uomini provengano dal braccio armato dell'OLP: l'Esercito di liberazione palestinese.

Sono forze il cui addestramento non convenzionale rende particolarmente adatte alla guerriglia urbana. Dispongono di circa 400 armi anti-carro, 50 sistemi d'arma missilistici portatili terra-aria SA-7, 50 blindati leggeri, 60 mortai da 81, 40 mitragliere antiaeree ZPU da 14.5. Israele nel 2000 ha speso circa sette miliardi di dollari per la Difesa, a questi si sono aggiunti tre miliardi di dollari di aiuti statunitensi. Per contro, le cifre disponibili relative al budget per la Difesa dell'Autorità palestinese parlano di 300 milioni di dollari nel 1998 e 500 nel 1999. Lo scorso anno si sono aggiunti 100 milioni di dollari di aiuti Usa.

L'ipotesi di occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele ha una sua ragione d'essere militare e non vedrebbe concreti oppositori, ma sarebbe molto difficile da gestire, sia agli occhi del mondo, sia nelle operazioni vere e proprie. Il controllo dei territori potrebbe consentire alle Forze speciali di attaccare i centri di addestramento e i depositi di armi e munizioni, ma la guerriglia da parte palestinese costringerebbe Israele a un impiego di uomini sempre maggiore. Durante la prima intifada iniziata alla fine degli anni '80, infatti, il numero delle forze israeliane schierate nei territori occupati salì dai 20.000 del dicembre '87 a circa 150.000 del 1990. Con gli Stati Uniti disimpegnati e la Russia che ha dimostrato scarso interesse alla risoluzione della questione mediorientale, l'ultima spiaggia sembra risiedere nella iniziativa europea avviata dal Ministro Renato Ruggiero.