Anno 2001

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Ecco perché la Russia potrebbe entrare a far parte della Nato

Giovanni Bernardi, 6 settembre 2001

L'idea che la Russia potesse entrare a far parte della Nato era assolutamente impensabile fino a poco tempo fa ma l'argomento, emerso anche durante la visita di Vladimir Putin in Finlandia il 2 e 3 settembre, è da alcuni mesi al centro del dibattito di esperti in relazioni internazionali e fu sollevato dallo stesso Putin durante una conferenza stampa alla vigilia del G-8 di Genova. "La Russia non vede la Nato come un nemico - disse il Presidente - non la consideriamo una tragedia, ma nemmeno una necessità". Andando più in fondo alla questione aggiunse: "L'Unione Europea necessita di una zona di sicurezza in comune con la Russia perché hanno bisogno l'una dell'altra ed espandere la Nato verso est non è la soluzione del problema". Secondo Putin - invece - le soluzioni erano due: "La più facile è la dissoluzione della Nato, la seconda è quella di ammettere la Russia nell'Alleanza".

Le affermazioni del Presidente russo fecero il giro del mondo e trovarono sostegno da più parti. Del resto, già il 1° maggio il Presidente Bush, in un discorso all'Università della difesa nazionale americana aveva parlato di possibile difesa comune con la Russia. Condoleeza Rice, consigliere per la sicurezza del Presidente Usa, il giorno successivo al summit di Lubiana, rispondendo a una domanda circa il possibile ingresso della Russia nella Nato, aveva affermato: "Nulla è da escludere". Il Cancelliere tedesco Gerhard Schroder si è espresso in termini favorevoli all'ingresso della Russia. Il suo Ministro della Difesa, Rudolf Scharping, si è spinto oltre: "Un nuovo sistema di sicurezza che includa Nord America, Europa e Russia è inevitabile entro i prossimi dieci anni". Lo stesso Presidente del Consiglio italiano, a chi gli chiedeva cosa pensasse dell'argomento Russia nella Nato, ha risposto: "Perché no?"

Nella conferenza stampa congiunta con la Presidente finlandese Tarja Halonen, il 3 settembre, Putin si è rivolto alla stampa con una espressione colorita ma efficace: "Solo una mente malata può pensare che Mosca costituisce minaccia alla sicurezza europea". Ha quindi aggiunto: "Sottolineo che non vi è ragionevole motivo perché la Nato si espanda a est inglobando i paesi baltici". A questo punto, la posizione di Putin sembra che si possa sintetizzare in: "No all'espansione della Nato ai paesi baltici a meno che non ci sia pure la Russia". La questione dell'allargamento sembra quindi incentrarsi su Estonia, Lettonia e Lituania la cui adesione all'Alleanza atlantica isolerebbe la regione di Kaliningrad creando una grave soluzione di continuità nel controllo del territorio e dello spazio aereo russi perché sarebbe circondata da una fascia sotto il controllo Nato.

Il summit dei Capi di Stato e di Governo della Nato, programmato per l'anno prossimo a Praga, costituirà punto di svolta degli equilibri strategici europei e la questione dei paesi baltici sarà verosimilmente il cardine attorno al quale ruoteranno le diplomazie incaricate di preparare l'incontro. Le nazioni che si sono impegnate nel Membership Action Plan (piano della Nato per indirizzare i nuovi paesi allo status di Membro dell'Alleanza) sono nove. L'ingresso di Slovenia e Slovacchia non pone problemi né dal punto di vista politico-strategico né da quello dei pre-requisiti Nato. Romania e Bulgaria non sembrano - almeno per ora - avere i requisiti ma il loro ingresso non pone problemi strategici. Macedonia e Albania sono ben distanti dagli obiettivi posti dall'Alleanza nel MAP ma potrebbero meritare un compenso per il contributo dato ai tentativi di soluzione dei problemi balcanici. L'accesso dei paesi baltici, che pure secondo recenti analisi sembrano avere tutte le carte in regola, è il vero nodo da sciogliere.

Di fronte a una impasse creata dalla opposizione della Russia, una soluzione potrebbe essere quella che il Consiglio Atlantico a livello di Capi di Stati e di Governo nel summit di Praga del 2002 prenda la drammatica decisione di non invitare nessun paese ad associarsi. L'ipotesi (non priva di fondamento per disaccordi che potrebbero verificarsi tra le 19 nazioni Nato con conseguenti veti incrociati) avrebbe una ripercussione fortemente negativa per il futuro dell'Alleanza. Un'altra soluzione terrebbe conto delle dichiarazioni recenti di Putin e potrebbe essere quella di invitare tutti e nove i paesi con il beneplacito della Russia alla quale verrebbe offerto l'ingresso nella Nato con uno status particolare che le consentirebbe di non fare la lunga anticamera richiesta agli altri paesi per accedere all'Alleanza e di non integrare (com'è già per la Francia da più di trent'anni) le proprie Forze nucleari e convenzionali con quelle Nato, mantenendone il comando e controllo.