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| Anno 2001 | |
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Le operazioni americane in Asia Centrale sono iniziate con il rischieramento nella ex base sovietica vicino la capitale Tashkent, Uzbekistan, di due aerei da trasporto C-130 che hanno scaricato un centinaio di uomini, materiali ed equipaggiamenti. E' da questa base che verosimilmente partiranno gli attacchi aerei Usa contro il territorio afghano. Il Presidente Islam Karimov aveva già dichiarato pieno appoggio alle operazioni. La capitale uzbeka aveva dovuto subire nel 1999 un attacco da parte di ribelli integralisti islamici indicati dal Presidente Bush nel suo recente discorso al Congresso come forze della organizzazione Al-Qaida agli ordini di Bin Laden.
Le basi dalle quali partiranno le operazioni sono le stesse dalle quali l'Unione Sovietica lanciava gli attacchi durante la decennale campagna afghana. Abbandonate dopo il ritiro delle truppe sovietiche, avranno bisogno di un radicale intervento per ripristinare le condizioni d'uso per una campagna che si prospetta di una certa durata. Non sembra che la decisione del Presidente uzbeko possa trovare resistenza nella opinione pubblica nazionale in quanto l'opposizione politica è stata ridotta al silenzio e i media sono sotto il controllo dello Stato. Leggermente diverso l'atteggiamento del Presidente del Tajikistan Emomali Rakhmonov il quale pure ha assicurato pieno appoggio all'intervento Usa ma non ha specificato in quali termini né in quale misura. La presenza di unità americane in Tajikistan sarà di certo consistente e si aggiungerà ai 25.000 uomini delle Forze armate russe che già sono dislocate nella nazione e che sono state poste in stato di massima allerta. E' probabile che le basi messe a disposizione degli americani in Tajikistan saranno impiegate come punti di partenza per le operazioni di Search and Rescue (ricerca e soccorso di piloti abbattuti), come basi per le unità speciali inglesi e americane e come zone di atterraggio di emergenza per aerei in difficoltà. Lo schieramento di nazioni centroasiatiche a favore degli Stati Uniti comprende anche il Kazakhstan teatro in questi giorni della tenace campagna di pace e tolleranza di Giovanni Paolo II. Il Presidente Nursultan Nazarbayev ha garantito il pieno appoggio alla lotta contro il terrorismo. Pur non avendo un ruolo diretto nelle operazioni, il Kazakhstan potrebbe ospitare unità di riserva strategica sia operativa che logistica, dando supporto alle operazioni condotte in larga misura dal territorio dell'Uzbekistan. Gli analisti escludono invece un largo coinvolgimento del Pakistan il cui ruolo non può andare oltre le chiare ma attente prese di posizione filo-americane del Presidente, generale Pervez Musharraf , che hanno condotto al ritiro delle sanzioni economiche applicate dagli Usa dopo i test nucleari del 1998. Il ruolo della Russia nell'apertura agli Stati Uniti della porta che conduce alle nazioni dell'Asia centrale si è reso palese nei serrati colloqui telefonici tra Bush e Putin e nel viaggio del generale Anatoly Kvashin la scorsa settimana in Tajikistan dove ha incontrato i capi della Alleanza del Nord, gruppo di resistenza afghano che si oppone al regime dei Talebani e che ha perso il proprio leader carismatico Massud in un attentato in chiaro rapporto di stretta relazione con quelli dell'11 settembre. I colloqui tra Bush e Putin hanno saldato la collaborazione tra le due leadership rafforzando evidentemente anche la posizione di Putin nei confronti della resistenza cecena considerata ora definitivamente come una manifestazione del terrorismo integralista islamico guidato da Osama Bin Laden. Altre concessioni sono state fatte, secondo gli analisti, da parte del Presidente americano ai punti di vista di Putin sulla difesa missilistica, argomento peraltro caduto in secondo piano. A meno di missioni di truppe speciali limitati nel tempo e nello spazio, non sembra che l'intervento americano possa andare oltre un massiccio appoggio aereo alle operazioni dell'Alleanza del Nord ora guidata dal generale Mohammed Fahim. Le prime azioni potrebbero includere la distruzione al suolo della esigua forza talebana costituita da 13 SU-22 e MIG-21, dei depositi di carburante, della rete delle comunicazioni e dei depositi di munizioni. |