![]() |
| Anno 2001 | |
|
Cerca in PdD |
L'attacco iniziale potrebbe avvenire già durante la notte tra il 27 e il 28 settembre allo scadere dell'ultimatum dato dal presidente Putin ai ribelli ceceni ed essere congiunto tra Stati Uniti in Afganistan e Russia in Cecenia. Putin aveva aperto al dialogo con i ribelli prima dell'11 settembre, ma dopo gli attentati il suo atteggiamento si è fatto intransigente nei confronti di questi e di stretta collaborazione con Bush. Si aprirebbero quindi altri due fronti di operazioni - diciamo così - convenzionali dopo quello politico-diplomatico, quello finanziario, quello delle operazioni speciali iniziate subito dopo gli attentati a New York e Washington e quello di supporto alle operazioni dell'Alleanza del Nord.
Il primo fronte ha assicurato agli Stati Uniti l'appoggio di tutte le nazioni alleate e della quasi totalità di quelle arabe. Putin, dopo un fitto scambio di telefonate con il Presidente Bush, ha ottenuto il via libera alle operazioni in Cecenia in cambio del pieno sostegno a quelle americane in Afghanistan, una intensa azione diplomatica affinché le nazioni dell'Asia Centrale concedessero l'uso delle basi a terra e dello spazio aereo e l'assicurazione che l'Alleanza sarà rifornita di armi dai russi. Il fronte finanziario, con il congelamento di attività sospettate di essere legate alla centrale internazionale dell'integralismo islamico, ha dato il via al taglio dei rifornimenti di denaro a tutte le attività terroristiche. Le operazioni speciali, iniziate subito dopo gli attentati con l'impiego di uomini dello Special Air Service britannico già dislocati in zona o fatti affluire rapidamente, comprendono anche attività di guerra elettronica e di ricognizione aerea mediante aerei non pilotati. I SAS hanno avuto il compito di individuare e seguire le truppe talebane senza ingaggiare il combattimento e senza essere rilevati muovendosi di notte e occultandosi di giorno. Altre unità, affiancate alla resistenza, sono state incaricate di coordinare l'azione terrestre con quella aerea e di acquisire informazioni circa gli obiettivi di interesse primario (aeroporti, depositi munizioni e carburanti, campi di addestramento). Le operazioni di guerra elettronica, svolte verosimilmente con vettori aerei, tendono a intercettare le comunicazioni nemiche ed eventualmente disturbarle o anche fare attività di contro informazione con lo scopo di confondere la trasmissione degli ordini. Gli aerei non pilotati hanno il compito di monitorare dall'alto lo spostamento di truppe e di rilevare con precisione le coordinate degli obiettivi primari. Uno di questi aerei, secondo quanto dichiarato dai talebani, sarebbe stato da questi abbattuto. L'aereo impiegato è un Predator che svolge la missione fino a 7.000 metri di quota e trasmette immagini e dati in tempo reale alla stazione di controllo a terra. Non è credibile che sia stato colpito da un missile terra-aria talebano che è in grado di intervenire solo su obiettivi a bassa quota. Potrebbe invece avere perso il contatto con la base ed avere innescato il sistema di autodistruzione. L'attacco agli obiettivi primari afghani potrebbe avvenire con l'impiego congiunto e coordinato di missili da crociera e di vettori aerei imbarcati sulle tre portaerei americane assegnate all'operazione. E' da escludere che gli Usa impieghino armi nucleari tattiche, anche se di potenza ridotta di un kiloton. L'effetto sarebbe sproporzionato alla necessità. Altri due sono poi i motivi che inducono a escluderne l'impiego. Il primo è che non sono state mobilitate unità di bonifica. Il secondo è dovuto al fatto che l'impiego dell'arma nucleare incrinerebbe il fronte delle nazioni che si sono schierate contro il terrorismo. Le operazioni di terra saranno affidate all'Alleanza del Nord supportata da Uzbekistan e Tajikistan e alimentata con armi provenienti, oltre che da questi due paesi, anche da Russia e Iran. Quest'ultimo da anni rifornisce l'Alleanza per sostenere la minoranza sciita afghana. |