Anno 2001

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Predator: anche l'intelligence italiana disporrà del superaereo radiocomandato

Giovanni Bernardi, 5 ottobre 2001

Le operazioni in Afghanistan, già iniziate ma almeno per ora invisibili, hanno portato all'attenzione del grande pubblico l'espressione "Forze speciali". Di queste, com'è bene che sia, date le loro caratteristiche d'impiego, si sa poco. Le Forze Armate di tutti i paesi non fanno pubblicità attorno a loro, i servizi giornalistici e le foto che sono concesse sono limitate a episodi addestrativi di routine. Dati numerici, ordinamento e armamento sono approssimativi. Non si dispone di immagini dei componenti. Le Forze speciali sono giustamente considerate Corpi d'élite, se non altro per l'elevato costo di addestramento di ogni operatore che deve superare di norma due o tre anni di corsi prima di essere abilitato alle operazioni.

Propedeutico all'impiego delle Forze speciali è l'impiego di reparti non convenzionali ai quali vengono affidate le operazioni di intelligence. Il Predator, l'aereo senza pilota che i Talebani sostengono di avere abbattuto, è uno strumento dell'intelligence. Sull'abbattimento dell'aereo i dubbi sono più che ragionevoli, in quanto vola a una quota di circa 7.000 metri a una velocità di poco subsonica. E' più probabile invece che abbia perso il contatto con la stazione di controllo a terra e che si sia innescato il dispositivo di autodistruzione.

Il Predator viene prodotto dalla General Atomics Aeronautical Systems Inc. (GA-ASI) di San Diego, California insieme con altri aerei da ricognizione non pilotati dalle caratteristiche diverse: Gnat, dal quale deriva il Predator e in grado di compiere missioni di 40 ore; Prowler, dalle caratteristiche più tattiche e capace di missioni di 12 ore; Altus, aereo strategico d'alta quota che può raggiungere i 20.000 metri. Lungo 15 metri e largo 8, il Predator è stato impiegato in Teatri d'operazione europei e mediorientali (Kossovo, Iraq), porta un carico utile (termine tecnico: payload) di circa 200 chili costituito da sistemi elettronici in grado di fornire immagini delle aree sorvolate in tempo reale alla stazione a terra e in grado di operare in ogni condizione meteorologica.

Anche l'Italia disporrà di Predator in quanto l'Aeronautica militare ha firmato un contratto, valutato intorno ai 60 milioni di dollari, con la GA-ASI. Il contratto prevede che l'aereo venga assemblato dalla Meteor di Ronchi dei Legionari, una società di Finmeccanica. L'avvio della produzione potrebbe iniziare tra marzo e maggio. Il contratto prevede l'acquisizione di sei aerei e di una stazione di controllo a terra. La Meteor ha una lunga esperienza nel campo degli aerei non pilotati e dei simulatori di volo. Da anni fornisce all'Esercito italiano aerei non pilotati. Precursore di questi è il Drone, a suo tempo assegnato al GRACO (Gruppo Acquisizione Obiettivi, ora disciolto) la cui unità nel 1993 fu trasferita a Casarsa della Delizia nell'ambito del 41° gruppo specialisti d'artiglieria.

Il Gruppo ha subito una evoluzione che lo ha portato ad acquisire compiti di sorveglianza del campo di battaglia con radar di sorveglianza, telemetri e aerei non pilotati. Al termine della vita operativa, il Drone è stato sostituito dal Mirach 20 e quindi dal Mirach 26 il quale, da non molto, è stato affiancato dal Mirach 150. Il 26 viene lanciato da una rampa e per la prima traiettoria è spinto da un booster che lo porta alla velocità di sostentamento e che viene sganciato automaticamente dopo alcune centinaia di metri. Dispone per il volo di un motore a elica che gli consente di operare con un raggio d'azione di circa 50 chilometri. L'atterraggio avviene mediante paracaduta e l'aereo, dopo una serie di controlli tecnici, viene rimesso in linea di volo. Il carico pagante è costituito da una telecamera che trasmette immagini a una stazione a terra.

Profondamente diverso, il Mirak 150 somiglia più a un missile che a un aereo e ha un raggio d'azione molto maggiore. Il 41° di Casarsa non è l'unico reparto intelligence dell'Esercito italiano. Il 33° battaglione di guerra elettronica, di stanza a Treviso, e il 185° reggimento acquisizione obiettivi, di stanza a Livorno, hanno rispettivamente compiti di acquisizione elettronica (electronic warfare) e umana (human intelligence). Il secondo è inquadrato nella brigata paracadutisti Folgore ed è stato di recente riconvertito da reggimento di artiglieria, con compiti di supporto alle unità di arma base paracadutisti, a unità di intelligence. A parte il 33° di Treviso che ha una tradizione consolidata di operatività, l'impiego degli altri due reggimenti nelle operazioni in Afghanistan è, almeno per ora, da escludere. Il Mirak 26 ha un raggio d'azione troppo corto. Il Mirak 150 non ha ancora volato. Il 185° reggimento ha iniziato da poco tempo l'addestramento di riconversione.