Anno 2001

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Ora il nemico ha un volto, ma la guerra contro l'Afghanistan diventa invisibile

Giovanni Bernardi, 9 ottobre 2001

Qualcuno dei consiglieri glielo avrà pure detto al Presidente Bush che se fosse riuscito a rovesciare il regime dei talebani e catturare Osama bin Laden senza lanciare nemmeno un missile da crociera avrebbe corso il rischio di diventare l'uomo politico più grande del XXI secolo. Forse il viaggio del Segretario di Stato alla Difesa Donald Rumsfeld (noto per essere invece un falco) in Egitto, Arabia Saudita, Oman e Uzbekistan sarebbe potuto servire a questa causa. Di fatto, contrariamente a quanto il mondo intero si aspettava da un Presidente degli Stati Uniti con gli occhi assetati di vendetta, Bush ha cucito e fatto cucire al suo staff una tela che al paragone quella di Penelope sembra un fazzolettino.

Le ha provate tutte: dai soldi offerti a chi si arrende alla straordinaria dichiarazione che indica nella costituzione di uno Stato palestinese la soluzione della crisi mediorientale. Ma i Cruise sono partiti e gli aerei hanno decollato. Nel caso in cui questo non fosse avvenuto, il poderoso schieramento aeronavale messo in atto rischierebbe negli anni a venire di non avere più l'effetto di deterrenza che - come si sa dall'esperienza fatta durante la Guerra fredda - è una componente fondamentale del potere politico-militare.

Sul piano terrestre, i consiglieri militari gli avranno detto: "Se mettiamo piede in Afghanistan con delle truppe regolari sarà peggio del Vietnam. Questa è una guerra che può essere combattuta solo da Forze speciali, episodica e per nuclei". E siccome le Forze speciali fanno azioni sotto copertura delle quali non si sa niente né prima né dopo, non si vedranno nemmeno cadaveri. Forse qualche giornalista veterano della guerra sovietica avrà il coraggio di avventurarsi al seguito di qualche reparto dell'Alleanza del Nord, ma farà fatica a raccontare. Si continua a parlare della visibilità di questa strana guerra e chissà se qualcuno sta già rimpiangendo le "belle scenografie di sangue" della Somalia o gli spettacolari video dei missili da crociera che colpivano gli obiettivi in Iraq e in Kossovo. La verità è che sarà una sporca guerra. Una di quelle che noi occidentali non siamo più disposti a vedere nemmeno in televisione.

Il guerrigliero afgano è feroce, resistente alle estreme temperature delle sue montagne, infaticabile nelle marce da anche 70 chilometri al giorno, conosce le montagne e le grotte come le sue tasche ed è stato pure addestrato dagli inglesi a combattere contro i russi. A tutto questo si aggiunge una secolare diffidenza per gli stranieri che calpestano la sua terra. Nel 1842, al termine una effimera occupazione inglese, gli afgani ne fecero fuori 17.000 che da Kabul si ritiravano verso il Pakistan. I russi anche ne sanno qualcosa, specialmente delle torture inflitte ai prigionieri lasciati poi morire di stenti e picchettati al suolo. Chi ha visto e avrebbe l'opportunità di raccontarlo fa fatica a parlarne. Meglio spararsi un colpo di fucile alla testa piuttosto che cadere loro prigioniero: parola di Rudyard Kipling.

L'inverno è vicino, le piogge e poi la neve renderanno la mobilità sempre più difficile, anche per le truppe speciali. Massud è morto. Il capo carismatico e indiscusso dell'Alleanza ha lasciato un vuoto incolmabile nei suoi combattenti. Il generale Fahim, suo successore, non si è ancora fatto vedere al fronte. Chi imbraccia un fucile e sa che domani potrebbe morire in battaglia sa anche cosa vuole dire vedere il proprio comandante in prima linea a rischiare la pelle e incoraggiare i soldati. I Talebani probabilmente preparano la fuga, anzi, alcuni sono senz'altro già fuggiti. C'è da giurare che quelli che fuggiranno quando il regime sarà rovesciato si rifugeranno tra le montagne e organizzeranno la guerriglia. Ma non sarà ancora finita.

Deposto il regime, se ne farà un altro sotto l'egida dell'Onu. Si organizzeranno libere elezioni e una quantità di osservatori sarà inviata per verificare che siano condotte regolarmente. Sarà bene che anche allora gli occidentali si tengano ben distanti da questa terra che da secoli non sopporta che piedi occidentali la calpestino. Sarà invece un compito dei paesi islamici riportare la stabilità in Afghanistan. E allora, solo allora, si riuscirà a pesare bene quanto valgono le dichiarazioni contro il terrorismo rilasciate in questi giorni.