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| Anno 2001 | |
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E' il tenente generale Alberto Ficuciello il nuovo comandante delle forze operative dell'Esercito italiano e Comandante interforze sud della Nato; ha rilevato nei due incarichi il generale Giuseppe Ardito che lascia il servizio attivo per limiti di età. La cerimonia, svoltasi a Verona il 13 ottobre, è stata presieduta congiuntamente dal generale Gianfranco Ottogalli, Capo di stato maggiore dell'Esercito, e dall'ammiraglio James O. Ellis (US Navy), Comandante in capo delle Forze alleate del sud Europa. L'incarico del responsabile del comando Nato di Verona, da sempre riservato a un generale italiano, è diventato a "doppio cappello" da quando nel 1997, da parte dell'allora Capo di stato maggiore dell'Esercito, generale Francesco Cervoni, fu assegnato al generale Ardito il compito di costituire il Comando delle forze operative terrestri nella stessa sede di Verona.
Il generale Ficuciello appartiene a quella categoria di ufficiali che non si fa fatica a definire "moderni", anzi, usando una espressione non proprio istituzionale, lo si può definire "da esportazione", intendendo con questo termine un prodotto nazionale particolarmente curato e rifinito. Nato nel 1940 a Cruscivie di Cernovizza (Trieste), ha frequentato la Scuola militare "Nunziatella" di Napoli, l'Accademia militare di Modena e la Scuola di applicazione di Torino e come ufficiale carrista ha comandato unità corazzate a tutti i livelli. Oltre alla Scuola di guerra italiana, ha frequentato quattro corsi all'estero, tra i quali il War College negli Stati Uniti, e ha maturato una significativa esperienza internazionale come Addetto militare presso l'Ambasciata italiana a Londra, Vice comandante del Corpo d'armata di reazione rapida della Nato (ARRC) di stanza in Germania, Capo di stato maggiore dello staff di pianificazione interforze della Nato in Belgio. Nel primo di questi ultimi due incarichi ha avuto la responsabilità dell'allestimento delle strutture, l'elaborazione delle dottrine e dei piani e la preparazione operativa della Implementation Force della Nato in Bosnia. Nel secondo, ha diretto la pianificazione dell'impiego delle forze Nato di reazione nell'ambito del teatro europeo, rispondendo del proprio operato direttamente al Comandante supremo e, indirettamente, al Comitato militare congiunto della Nato. Prima di assumere l'incarico in Belgio, il generale Ficuciello è stato per due anni Sottocapo di stato maggiore dell'Esercito, incarico nel quale ha coordinato la riconfigurazione dello strumento militare terrestre. Ai due brevetti di paracadutista militare (italiano e tedesco), affianca quello di pilota civile di aeroplano, le passioni per la scherma e l'equitazione e il culto per le lingue straniere, visto che si esprime correttamente in inglese, francese, tedesco e russo. Al generale Ficuciello è stato assegnato il compito di guidare lo strumento terrestre dell'Esercito in piena evoluzione, per la trasformazione in atto in Forza armata di volontari professionisti, e contemporaneamente impegnato su più fronti operativi. Sono 7.000, infatti, gli uomini dell'Esercito impiegati in operazioni per il mantenimento della pace, in particolare nell'area balcanica. Oltre 3.000 uomini, in maggioranza professionisti, sono dislocati in Kossovo mentre si è appena conclusa l'operazione "Essential Harvest" in Macedonia che ha visto circa 700 uomini della brigata Sassari contribuire alla raccolta di armi dal cosiddetto Esercito di liberazione nazionale di etnia albanese, condizione essenziale per il compimento del processo di pacificazione nella regione. Da 1995, anno dell'avvio dell'operazione "Joint Endevaour" in Bosnia, sono stati oltre 100.000 i volontari professionisti dell'Esercito che si sono avvicendati nelle operazioni a sostegno della pace svolte in Bosnia, Kossovo, Macedonia e Albania. Quest'ultima è con giusto orgoglio ricordata come la prima operazione multinazionale (undici nazioni) a guida italiana della storia moderna ed è studiata dagli analisti occidentali per il successo conseguito grazie ad alcuni accorgimenti come il comando a struttura nazionale portante, da allora adottato in tutte le successive operazioni, e l'impiego di una forza di polizia militare (carabinieri) per la costituzione della Multinational support unit con spiccate caratteristiche militari e di polizia giudiziaria. |