Anno 2001

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Al vertice economico di Shangai le prove generali del nuovo assetto mondiale

Giovanni Bernardi, 20 ottobre 2001

Il Forum Apec (Asian Pacific Economic Co-operation) di Shangai costituisce la prima grande occasione in cui rappresentanti di governi s'incontrano dopo i fatti dell'11 settembre. Contemporaneamente, come primo grande convegno da 50 anni a questa parte su territorio cinese, si pone come evento che segna il ritorno della Repubblica popolare sulla scena internazionale. l'Apec, costituito nel 1989 come punto d'incontro economico e commerciale per tutte le nazioni che affacciano sull'Oceano Pacifico, conta 21 membri e tra questi: Cina, Russia, Stati Uniti. E' fuori dubbio che gli aspetti di politica internazionale e, più precisamente, della sicurezza contro il terrorismo - vista la partecipazione di George Bush, Wladimir Putin e Jiang Zemin - sono destinati a prendere il sopravvento. Sul tappeto sono un certo numero di questioni la cui analisi sembra potere dare una ragione di ottimismo nella valutazione degli sviluppi internazionali futuri.

I rapporti tra Stati Uniti e Russia dopo l'11 settembre hanno avuto una accelerazione grazie alle relazioni personali dei due Capi di Stato e in virtù del loro pragmatismo. Putin ha concesso rapporti diretti degli Stati Uniti con le nazioni centro-asiatiche, ex URSS e ora membri della Comunità degli Stati Indipendenti e tradizionalmente area di influenza russa. In cambio ha avuto mano libera per affrontare definitivamente e militarmente la questione dei ribelli ceceni, alimentati dalle basi terroristiche afgane. Le relazioni russe con la Nato hanno avuto negli ultimi tempi un tale miglioramento che l'unico evento che possa ulteriormente migliorarle sembra oramai che possa essere solo l'ingresso dell'antico nemico nella Organizzazione atlantica.

L'incontro di questi giorni tra Bush e Jiang Zemin non è né casuale né improvvisato, ma è propedeutico al faccia a faccia che i due avranno in occasione della prossima visita ufficiale del Capo di Stato americano a Pechino. Queste due occasioni, a loro volta sono state accuratamente preparate del Segretario di Stato americano Powell in occasione della sua visita ufficiale di agosto in Cina. Il mercato cinese è in forte espansione e gli Stati Uniti non possono più permettersi di mantenere le sanzioni, tanto che più di una voce autorevole ne dà per scontata la cancellazione. Al formidabile incremento dei rapporti commerciali tra i due stati farà seguito un miglioramento nelle relazioni militari e quindi l'accettazione da parte della leadership cinese del programma di difesa missilistica.

Quest'ultimo, dopo l'escalation terroristica degli ultimi tempi, si manifesta drammaticamente come la questione più importante di sicurezza mondiale in quanto si pone come obiettivo quello di controbattere una minaccia reale che potrebbe venire dagli stati cosiddetti canaglia o comunque dalle aree di instabilità mondiali con capacità di sviluppare tecnologia atomica. Non solo, lo stesso Pakistan, attualmente in fase delicatissima di transizione e sotto la minaccia costante di un colpo di stato integralista che potrebbe rovesciare il regime del generale Musharraf, può costituire già da ora seria minaccia alla stabilità dell'area. Il Pakistan è una potenza nucleare e il rischio che le armi atomiche vengano controllate da elementi destabilizzanti è concreto e reale. La questione del Kashmir, sedata temporaneamente con l'intervento di Powell, è uno degli elementi di destabilizzazione.

Una nuova Nato nella quale siano incluse tutte le potenze mondiali viene invocata da Simon Peres in un suo corsivo pubblicato sull'influente quotidiano svedese Dagens Nyheter. L'idea non è frutto della fantasia di un romanziere ma risultato di una fondata meditazione di un uomo politico di spessore internazionale. L'alleanza, fondata sull'attuale struttura atlantica che è in grado già da subito di mettere a disposizione di tutti procedure di comando e controllo sperimentate da oltre un cinquantennio di stabilità, avrebbe senz'altro bisogno di subire una evoluzione in termini mondiali e non più regionali com'è adesso. Peraltro, come la vede Peres, il legame politico-militare di Stati Uniti, Europa, Russia, Cina, Giappone e India non è molto lontano dai discorsi che saranno fatti a Shangai tra Bush, Putin e Zemin. Unico elemento debole della catena - se vogliamo - l'Europa, il cui Presidente, Romano Prodi, ancora è costretto a invocare una maggiore unitarietà d'intenti tra le nazioni che la costituiscono e che invece, a quanto pare, tendono ancora a perseguire ognuna una propria politica internazionale.