Anno 2001

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Così Putin tenta di riportare la Russia nel club delle grandi potenze

Giovanni Bernardi, 14 novembre 2001

La posizione del Presidente Wladimir Putin nei confronti del trattato ABM del 1972 è decisamente più morbida ora di quanto lo fosse prima della serie di attentati dell'11 settembre. I colloqui a due tra lui e il Presidente George Bush programmati per 13, 14 e 15 novembre non potranno fare a meno di prevedere un aggiustamento delle posizioni dei due presidenti diventati negli ultimi due mesi i migliori alleati in ambito mondiale. In una recente dichiarazione, Putin si è espresso in termini molto favorevoli a una revisione del trattato anti missili balistici. "Crediamo che il trattato ABM del 1972 - ha detto il Presidente - è importante, essenziale, efficace e utile, ma abbiamo una piattaforma di negoziazione dalla quale possiamo partire per raggiungere un accordo, almeno lo spero".

In effetti, secondo alcuni analisti l'accordo è già raggiunto, si tratta solo di una questione di soldi ormai: di quanto cioè l'industria russa sarà coinvolta nella realizzazione dello scudo anti missile. Mosca è stata sempre contraria alla revisione del trattato ABM, ritenuto pietra miliare per il controllo delle armi strategiche e la non proliferazione dei missili intercontinentali e ha rinviato più volte al mittente le dichiarazioni americane che definiscono il trattato come una reliquia del passato. Ma la prospettiva di entrare a far parte del club di quelli che dovranno sviluppare nuove tecnologie e la certezza di poter ridurre l'arsenale missilistico nucleare, con evidente risparmio di risorse per il suo mantenimento, ne hanno fatto diventare più morbida la posizione.

Non solo: la nuova stretta alleanza tra le Capitali americana e russa si è consolidata dopo l'11 settembre quando, gettate alle ortiche le dichiarazioni di principio riguardanti l'autodeterminazione del popolo ceceno, le potenze occidentali (in particolare gli Stati Uniti) non hanno potuto fare a meno di concordare con le dichiarazioni di Putin: "I ribelli ceceni vanno combattuti perché sono terroristi legati alla organizzazione Al Queda controllata da Osama Bin Laden". Sono chiare le idee del Presidente russo anche nei confronti della crisi in Kashmir. Nel suo recente incontro con il Primo ministro indiano Atal Behari Vajpayee - così come riportato dall'agenzia Reuters - ha detto: "Non ci possono essere buoni e cattivi terroristi, i nostri terroristi e quelli degli altri. Tutti quelli che fanno ricorso alle armi per risolvere dispute politiche, tutte le organizzazioni, tutte le strutture, tutti i singoli individui che applicano questa politica non devono essere tollerati."

Senza fare un riferimento preciso all'Afghanistan, il Presidente russo ha anche indirizzato un proprio messaggio alquanto esplicito alla Organizzazione delle Nazioni Unite: "L'Onu dovrebbe recitare un ruolo maggiore nell'ambito internazionale e soprattutto definire una volta per tutte cosa si deve intendere per terrorismo, dando così delle basi legali di diritto internazionale alla lotta contro questo". Con questa dichiarazione, Putin fa capire che non gli bastano i riconoscimenti occidentali ma desidera avere una fonte legale internazionalmente riconosciuta dalla quale poter muovere le proprie truppe contro i terroristi ceceni.