![]() |
| Anno 2001 | |
|
Cerca in PdD |
Esiste una unità dell'Esercito italiano costruita intorno a una macchina. L'unità è la brigata aeromobile Friuli e la macchina è l'elicottero da combattimento A-129. La brigata Friuli ha la sede del comando a Bologna, dove è dislocato anche il reparto comando e trasmissioni, ed è articolata su un reggimento di fanteria aeromobile (il 66° di stanza a Forlì) e due reggimenti elicotteri (il 5° Rigel a Casarsa della Delizia e il 7° Vega a Rimini). Una unità leggera di nuova concezione che, per potere essere rischierabile in tempi brevissimi, perderà tra poco il Savoia cavalleria di stanza a Grosseto, che cambierà dipendenza, e il 6° reggimento bersaglieri che sarà invece soppresso.
"Rispetto alle altre realizzazioni europee - dice il generale Giacomo Guarnera, comandante della brigata - noi abbiamo una struttura che potenzialmente è orientabile a due forme d'impiego: aeromobilità e aeromeccanizzazione. La prima consiste nell'impiego di un sistema d'arma complesso costituito da elicotteri d'attacco, elicotteri da trasporto e fanteria aeromobile. La seconda, invece, vede l'elicottero d'attacco come un carro armato che vola. Con la costituzione di una unità aeromobile - precisa inoltre il generale Guarnera - abbiamo deciso di sviluppare una nuova dottrina e una nuova mentalità salvaguardando quelle storiche e consolidate della brigata paracadutisti Folgore". Il 66° reggimento fanteria ha validato un complesso aeromobile costituito da una compagnia fucilieri, un plotone controcarro e un plotone mortai al termine di una lunga e intensa serie di esercitazioni svolte in Polonia tra il 17 settembre e il 12 ottobre di quest'anno. Circa 1.400 uomini, 410 veicoli, 36 sistemi d'arma controcarro e 31 tra elicotteri d'attacco ed elicotteri multiruolo sono stati rischierati nel poligono di Drawsko Pomorskie. La serietà con la quale è stato affrontato e risolto il problema della nuova operatività del 66° reggimento è sintetizzato dalle parole del suo comandante, il colonnello Luigi Francavilla: "Abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo posti per l'anno 2001: dichiarare operativo un complesso aeromobile. L'obiettivo del 2002 è il secondo complesso e, se saremo bravi, nel 2003 anche il terzo complesso sarà validato." Casarsa è una sede storica per la cavalleria dell'aria, tanto è vero che il motto del 5° reggimento Rigel è in lingua friulana: "Il mio spirt ator ti svole" verso della notissima canzone Stelutis alpinis del poeta Arturo Zardini. Ma il reggimento non vive solo di motti e di ricordi. Il comandante di uno dei due gruppi elicotteri (27° Mercurio), il tenente colonnello Renato Mazzoli, è infatti attualmente in Kosovo dove comanda la Task Force "Ercole", costituita su unità elicotteri dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica e alle dipendenze del comando brigata multinazionale West. "Abbiamo sempre qui da noi un plotone del 66° in addestramento - dice il colonnello Aldo Guaccio, comandante del 5° - vivere insieme, lavorare insieme è fondamentale per la costruzione del sistema d'arma uomo-elicottero. Attualmente la nostra attenzione è puntata verso la realizzazione di una mentalità comune tra fanti e piloti con i quali costruire lo strumento aeromobile". Il 7° reggimento Vega è a Rimini ed è forte di ben quattro gruppi squadroni: tre di elicotteri (uno in più del Rigel) e uno di sostegno logistico. Il colonnello Francesco Arena con un malcelato senso di orgoglio specifica: "E' la base più grande sulla quale è schierato un reggimento della cavalleria dell'aria. Il reggimento, inoltre, dispone di una tale diversità di elicotteri (AB-205, AB-206, AB-412, A-109, A-129) che lo rende versatile a ogni ipotesi d'impiego: attacco, ricognizione, osservazione, trasporto…" Anche la manutenzione di tanti e tanto diversi elicotteri è un impegno gravoso ma il gruppo di sostegno lavora nella base esattamente come se fosse in operazioni, dispone infatti di capannoni smontabili e facilmente rischierabili. Nato da una evoluzione dell'elicottero A-109, l'A-129 (giusto orgoglio della produzione nazionale) è una macchina complessa da guerra che nominalmente ha un costo di circa 25 miliardi. In effetti, per impiegarla al meglio delle sue possibilità, occorrono piloti che non solo abbiano una grande preparazione al volo dal punto di vista tecnico, ma siano anche in grado di gestire un sistema d'arma che è una vera e propria sala operativa volante nella quale, in tempi brevissimi e sulla base di un piano di missione accuratamente studiato a terra, siano in grado di decidere e agire in tempi brevissimi. L'A-129 infatti è in grado di compiere sia missioni aeromobili sia aeromeccanizzate. Le varie configurazioni di volo gli danno la possibilità di impiegare missili filoguidati per l'impiego contro carri, razzi da 70 e 81 millimetri per l'impiego come artiglieria, minigun a canne rotanti e, nella nuova versione G-13 che sarà in dotazione fra non molto, anche un cannoncino da 20 millimetri. Il puntamento e il tiro avvengono mediante un sofisticatissimo sistema, asservito al casco dei piloti (primo pilota e gunner), a sua volta gestito da un computer di bordo. |