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| Anno 2001 | |
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Al termine di un volo di riqualificazione su una nuova macchina, il generale Giacomo Guarnera atterra sul campo della base di Rimini, sede del 7° reggimento Vega. Il generale Guarnera, nato a Palermo nel 1950, comanda la brigata aeromobile Friuli da 13 aprile 2000. E' pilota di aereo e di elicottero ed è abilitato al pilotaggio di quasi tutti i velivoli della cavalleria dell'aria. Ha comandato il 78° battaglione "Lupi di Toscana" a Firenze, il 1° reggimento "Antares" dell'aviazione dell'Esercito a Viterbo e, prima di assumere il comando della Friuli a Bologna, ha comandato la brigata "Aosta" a Messina. Ex allievo della Scuola militare "Nunziatella" di Napoli e dell'Accademia militare di Modena, ha frequentato il 108° corso superiore di stato maggiore a Civitavecchia e la 14^ sessione del Centro alti studi della Difesa (CASD) a Roma. Oltre a vari incarichi presso lo stato maggiore dell'Esercito a Roma, ha anche ricoperto, in operazioni, l'incarico di capo ufficio operazioni della divisione multinazionale a guida francese a Mostar durante l'operazione "Costant Forge" in Bosnia.
Generale Guarnera, è proprio necessario specificare "Friuli" visto che la brigata aeromobile è una sola? Nella nostra organizzazione credo che debba trovare posto, anche in una posizione piuttosto elevata nella scala delle priorità, la tradizione. La nostra è una organizzazione che vive di aspetti etici e deontologici che vanno sempre tenuti in grande evidenza. In questo contesto, con questa ottica, tutto quello che ha attinenza e incide sulla sfera morale (valori legati alla tradizione, retaggi storici, amor di Patria) sono il terreno, l'humus, nel quale affondano le radici per costruire il futuro. Quindi, quando si dice brigata aeromobile questo è il futuro ma se non ci fosse stata la Friuli dove avrebbe potuto attecchire questo nocciolo? L'aeromobilità è una nuova invenzione per l'Esercito italiano. Com'è nato questo nuovo concetto? La storia dell'aeromobilità non nasce nel 1999 ma ai primi degli anni '90 e lo dico con cognizione di causa perché proprio allora il Capo di stato maggiore dell'Esercito, generale Canino, mi diede mandato di studiare sul piano organizzativo e strutturale dove potesse essere collocata una unità del genere e come potesse essere costituita. Nel 1991 fu fatto uno studio che non andò in porto perché le priorità, condizionate dalle disponibilità finanziarie, erano diverse in quel momento. La questione fu accantonata ma intanto avevo raccolto e fatto mie certe convinzioni, certi aspetti organizzativi, dottrinali e concettuali. Il caso, per una serie di circostanze, ha voluto che io fossi il personaggio da dedicare alla realizzazione di questo progetto. Sicuramente, però, in questa casualità si è potuto trovare un ufficiale che aveva questo background. Il progetto ha avuto una prima fase concettuale che è iniziata nel 1999 e si è conclusa con uno studio presentato nel maggio del 2000 al Capo di stato maggiore dell'Esercito il quale l'ha approvato. Da lì siamo passati nei mesi di giugno e luglio 2000 a una fase di sperimentazione svolta in Sardegna e dalla quale abbiamo avuto degli importanti risultati e con questi anche gli elementi per correggere alcuni aspetti del nostro studio. Dal mese di ottobre abbiamo cominciato a lavorare sul progetto per arrivare al primo risultato concreto del nostro lavoro con l'esercitazione Drawsko che abbiamo condotto in Polonia e al termine della quale è stato validato un complesso minore. L'Esercito italiano ha dato una interpretazione diversa della aeromobilità rispetto agli eserciti alleati. Qual è la specificità della soluzione italiana? L'esercito statunitense è quello che ha scoperto questo nuovo impiego dell'elicottero. Avevano già il 205 da trasporto e il Cobra da combattimento, antesignano del nostro A-129 e dell'Apache americano. Erano due macchine intorno alle quali si sono costruite queste modalità d'impiego. Queste esperienze sono state approfondite nel tempo, anche in virtù di nuove esperienze degli stessi americani che hanno formulato quindi delle dottrine. Gli eventi storici e militari hanno convinto gli eserciti europei a dotarsi di strumenti del genere. Noi italiani abbiamo avuto il vantaggio di avere pensato già da tempo alla realizzazione di una macchina, l'A-129, che potesse metterci sullo stesso piano degli americani. La scelta è stata senz'altro strategica per lo sviluppo di questa struttura. In ambito europeo ci siamo trovati all'avanguardia e a disporre di uno strumento in grado di farci realizzare queste performance operative. Intorno a una categoria elicotteri come il 205 e il 412 che sono da trasporto tattico abbiamo questa macchina che ci consente di usare la terza dimensione come area per la quale e dalla quale combattere. Questi presupposti, il fatto che in Europa ci fosse un grande movimento intorno alla aeromobilità e il desiderio di essere almeno allo stesso livello delle altre nazioni al momento della realizzazione della difesa europea hanno fatto pensare allo stato maggiore che fosse giunto il momento. Rispetto alle altre realizzazioni europee, noi abbiamo una struttura che potenzialmente è orientabile a due forme d'impiego che sono: aeromobilità e aeromeccanizzazione, quest'ultima è la capacità di impiegare l'elicottero come un carro armato che vola. Da qui la possibilità di impiegarle separatamente, ma anche di combinarle. Questa flessibilità d'impiego è importantissima. La mia opinione è che quando gli altri stati europei avranno la sensazione che noi siamo a questo livello ci guarderanno ancora di più con un occhio diverso. Quando è nata, la brigata aeromobile è stata oggetto di critiche da parte di qualche esperto facendo riferimento alla soluzione inglese che, per costituire la brigata aeromobile, ha preso i paracadutisti e li ha messi sugli elicotteri. Intanto il successo della nostra soluzione sta nel fatto che noi abbiamo salvaguardato una componente storica della nostra organizzazione: i paracadutisti. E per noi è importante. La storia inglese è diversa, credo che ci siano delle ragioni diverse nella scelta di trasformare i paracadutisti in aeromobili però non voglio entrare nel merito. Credo che la nostra soluzione sia efficace perché manteniamo una maggiore flessibilità d'impiego. Inoltre, perché i paracadutisti hanno una mentalità diversa da quella che deve avere l'aeromobile. La nostra è più vicina all'elicottero e a quella dei piloti. I paracadutisti invece hanno una mentalità consolidata, antica e tutto sommato questo avrebbe potuto costituire un ostacolo alla applicazione della nuova dottrina. Questa decisione credo che porterà i suoi vantaggi nel tempo perché noi potremo disporre sia di unità aviolanciabili sia di aeromobili con altre specificità operative. Abbiamo una specificità che è quella della brigata paracadutisti e che abbiamo deciso di conservare. Per creare la brigata aeromobile abbiamo creato una nuova specificità. Abbiamo quindi arricchito il nostro patrimonio di cultura militare. Visitando la brigata Friuli, contrariamente a quanto avveniva alcuni anni fa, non si sentono espressioni enfatiche come: "…la punta di diamante…" Noi lasciamo parlare i fatti. Credo che quello che abbiamo fatto in Polonia sia l'esempio migliore di quello che sto dicendo. Siamo arrivati in silenzio senza decantare quello che stavamo facendo. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare, sono venute le massime personalità dell'Esercito e le due commissioni difesa a vederci e hanno visto i fatti. Non abbiamo bisogno di propagandare o di vendere un prodotto. La nostra forza sta nel fatto che noi lavoriamo, ci prepariamo e quando qualcuno premerà un bottone saremo pronti. La Polonia è stata tutta una prima volta. Abbiamo inventato tutto, anche lo stesso memorandum of understanding con il Governo polacco. Anche se ci erano stati altri reparti in Polonia, il nostro, anche in virtù della nostra specificità, lo abbiamo dovuto inventare. Tutto nuovo, non c'erano precedenti. Questo è stato un banco di prova notevolissimo e di grande soddisfazione perché abbiamo colto nel segno, fermo restando che di errori ne abbiamo commessi, ma lo spirito con il quale li abbiamo esaminati ci consente di non commetterne più di uguali. Prima dell'intervista ha fatto un volo di addestramento su elicottero. E' proprio necessario per il comandante della brigata aeromobile Friuli sapere pilotare tutti gli elicotteri in dotazione? "No, ma per comandare bisogna sapere e per sapere bisogna saper fare. Oggi pomeriggio ho un altro volo di addestramento. Lunedì ho l'esame." |