Anno 2001

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Il 7° reggimento cavalleria dell'aria "Vega"

Giovanni Bernardi, 4 dicembre 2001

E' Vega la stella più brillante della costellazione della Lira. Quando gli astronomi arabi vollero dare un nome a questa stella la chiamarono al Nasr al Waqi (Aquila del deserto). Col tempo il nome subì delle trasformazioni: prima in Waghi, poi in Wega e quindi Vega. Nella cavalleria dell'aria Vega significa 7° reggimento, di stanza nell'aeroporto di Rimini. Se si volesse usare una espressione che sa di retorica ottocentesca, si potrebbe dire che la costituzione del reggimento nella base "G. Vassura" di Rimini sia costato "lacrime e sangue" alla Forza armata.

E' vero che un importante sacrificio è stato affrontato dal personale chiamato a trasferirsi dalle basi di Udine, Casarsa e Belluno ma l'attenzione con la quale lo stato maggiore dell'Esercito ha affrontato la questione del personale sembra che abbia risolto gran parte dei problemi e oggi il reggimento, forte di ben 4 gruppi squadroni, è avviato verso il raggiungimento di elevati standard qualitativi e di efficienza operativa.

"Sulla base di quelle che sono le tipologie degli aeromobili - dice il colonnello Francesco Arena, comandante del reggimento - il comandante della brigata può disporre dell'uno o dell'altro reggimento, a seconda della operazione aeromobile che deve condurre. Operazione che si estrinseca mediante azioni aeromobili, a prevalenza trasporto, e azioni aeromeccanizzate, a prevalenza attacco contro carro o altre operazioni tipiche dell'elicottero d'attacco."

Il colonnello Arena, dopo avere frequentato i corsi regolari dell'Accademia e della Scuola di applicazione con il 157° corso, è stato promosso tenente e assegnato al 5° battaglione paracadutisti "El Alamein" di Siena nel 1979. Con lo stesso battaglione ha partecipato nel 1983 alle operazioni di pace in Libano. Ha frequentato il 114° corso di stato maggiore e dal 1995 al '97 ha comandato il 26° gruppo squadroni "Giove" sulla base di Pisa e in operazioni dal gennaio al luglio 1997 nell'ambito della Sfor in Bosnia. Comanda il 7° reggimento dal 18 maggio 2000.

"Specificità del reggimento - illustra il comandante - è prima di tutto il fatto che dispone di un gruppo di sostegno e tre gruppi di volo, mentre di solito gran parte di reggimenti dell'Esercito hanno un solo gruppo. Numero di gruppi significa anche numero e diversità di aeromobili che proprio in virtù della loro diversità possono essere impiegati in modo differente. Noi abbiamo la possibilità di condurre contemporaneamente sia azioni aeromobili sia azioni aeromeccanizzate. Il tutto va visto nel concetto più generale che è quello che si può ingaggiare il combattimento dall'aria e continuare a combattere da terra con il supporto dall'aria."

Ma il reggimento non è tipico solo per il fatto di disporre di tre gruppi di volo. E' anche in una base - quella dell'aeroporto di Rimini - che, abbandonata dal 5° stormo dell'Aeronautica militare che si è rischierato a Cervia, è stata ceduta all'Esercito e affidata al 7°. "In questa base vivevano circa 2.000 persone - aggiunge il colonnello Arena - e per la prima volta è ora occupata da un reggimento della cavalleria dell'aria. E' vero che abbiamo strutture che ci consentono di disporre di un elevato livello di sicurezza e di un certo comfort, non posso negare tuttavia che abbiamo dovuto affrontare un certo numero di lavori per adeguare queste strutture alle nostre esigenze."

Il reggimento, oltre che disporre di un comando alla sede per le onerose necessità infrastrutturali, è articolato su un comando di reggimento, un gruppo di sostegno su tre squadroni mantenimento velivoli e tre gruppi di volo: il 25° gruppo squadroni "Cigno" che dispone di tre squadroni elicotteri multiruolo AB-205; il 48° gruppo squadroni "Pavone" che è su due squadroni di elicotteri d'attacco A-129 e uno squadrone elicotteri da osservazione avanzata A-109; il 53° gruppo squadroni "Cassiopea" che è su uno squadrone elicotteri da ricognizione AB-206 e due squadroni elicotteri multiruolo AB-412.

La questione della preparazione, della professionalità e del valore dei piloti militari è un argomento che non può non venire alla luce quando si visita una base operativa come quella di Rimini e una domanda al comandante del 7° su questo tema potrebbe sembrare addirittura irriverente: "Le verrebbe da ridere se qualcuno venisse qui e, volendo comprare un suo pilota, le chiedesse quanto costa?" Il colonnello Arena acciglia lo sguardo e chiude il pugno di una mano nel palmo dell'altra: "E' una domanda che non mi fa venire da ridere, mi fa pensare. Un pilota di A-129 ha seguito un iter formativo che, dopo la formazione basica del pilota, è proseguito con la specializzazione sulla macchina da combattimento acquisendo le capacità per potere impiegare uno strumento complesso come l'A-129. Impiegare un mezzo sofisticato come questo non è un semplice impiego tecnico come si poteva pensare fino a qualche anno fa. Prima si riteneva che un pilota fosse bravo se era capace di decollare, atterrare e portare l'elicottero da un punto A a un punto B in sicurezza, dimostrando di conoscere tutti quelli che sono i parametri di volo e quelli tecnici specifici della macchina. Nonostante quindi una elevata preparazione, era un pilota - diciamo così - della prima generazione. Ora il pilota di A-129 ha fatto un salto che si può definire epocale perché non deve solo pilotare ma deve gestire un sistema d'arma che non è fatto più di ciclico e collettivo che permetteva all'elicottero di volare. Il pilota oggi, estraniandosi da quella che è la pura condotta del volo, deve saper gestire tutte quelle apparecchiature che gli consentono di combattere e di attaccare e nello stesso tempo saper mettere in atto tutte le contromisure che gli permettono di non essere individuato e colpito. Ecco perché il costo di un pilota di A-129 è elevatissimo."

Il pilota di A-129 in effetti è in una vera e propria sala operativa nella quale, mentre vola per assolvere la missione pianificata a terra, cerca l'obiettivo, lo individua, si avvale di strumenti elettronici per la determinazione delle coordinate, decide quale sistema d'arma impiegare (missili filoguidati, razzi, mitragliatrici a canne rotanti, cannoncino) e opera. Il tutto avendo pochi secondi a disposizione per mettere in atto procedure sofisticatissime e riuscendo ad essere in sistema con almeno un altro elicottero. L'impiego di un A-129 da solo, infatti, è impensabile in combattimento.

"In pratica - conclude il colonnello Arena - il sistema uomo macchina va visto inserito in un altro sistema costituito da più elicotteri nel caso di operazioni aeromeccanizzate. Nel caso invece si tratti di operazioni aeromobili, il sistema complesso comprende anche le truppe. Un complesso aeromobile è costituito da una compagnia fucilieri, 12 AB-205, due coppie di A-129".