Anno 2001

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Quello che il Ministro non ha detto

Giovanni Bernardi, 6 dicembre 2001

Quello che il Ministro della Difesa non ha detto al giuramento del 182° corso dell'Accademia militare di Modena è racchiuso in una cartellina distribuita ai giornalisti al termine della cerimonia. Lo scrosciante applauso partito dalle tribune ricolme di famigliari degli allievi quando il Ministro ha annunciato che non avrebbe pronunciato il discorso perché faceva troppo freddo fa sospettare che una nuova era si stia delineando nei rapporti tra politici e cittadini: quella degli applausi ai ministri che non parlano.

In effetti, il discorso non pronunciato rimane come documento e come tale contiene considerazioni che è opportuno riportare, anche se le parole non sono state proferite dall'Autorità politica. "Il momento attuale - afferma il Ministro - mi obbliga a svolgere una più ampia riflessione sui compiti delle Forze armate italiane che non possono essere ricondotti unicamente a microinterventi in grado di stabilizzare teatri di crisi e di affermare la pace".

Aggiunge quindi: "Ho ricordato più volte che dobbiamo rivolgere massima attenzione anche verso quei compiti che definisco di macrodifesa, quali la difesa dello Stato e la tutela degli spazi e degli interessi nazionali; fra questi è di primaria importanza la lotta al terrorismo internazionale; si tratta di compiti che richiedono l'efficienza operativa del soldato addestrato al combattimento e inserito in forze moderne, senza carenze o limiti tecnologici".

Dopo avere fatto un doveroso cenno al massiccio impegno italiano nei Balcani e avere considerato che dopo l'11 settembre l'Italia non può permettersi insufficienze nel campo della macrodifesa, il Ministro nel suo documento conclude: "Il rafforzamento delle capacità alleate ed europee richiede un incremento adeguato delle risorse per la Difesa; si tratta di un nodo di non facile soluzione che il Governo - contando su un'ampia attenzione del Parlamento - intende affrontare fin dalla prossima manovra finanziaria ponendolo come uno dei principali temi della politica nazionale".

Due sono quindi i pilastri sui quali il Governo intende fondare la politica estera futura: una nuova dimensione dell'Italia che intende uscire dagli stretti confini nazionali, allargati recentemente nei Balcani, e uno strumento militare adeguato a sostenerla. Peraltro, non si può dire che questa sia proprio una novità. Nel documento "Concetto strategico del Capo di stato maggiore della Difesa" sono già elencate le aree d'interesse strategico per la Difesa italiana: Europa centro-orientale, Balcani, Caucaso e Asia centrale, Corno d'Africa, Golfo persico, Medio oriente, Nord Africa.

Fino alla primavera di quest'anno il documento, che lascia bene intendere come l'intervento delle Forze armate italiane in Asia centrale debba essere stato già previsto e pianificato da tempo, era usufruibile anche sul sito della Difesa. Poi è scomparso per lasciare il posto a un altro documento: "2001, nuove forze per un nuovo secolo, una visione strategica per il futuro della Difesa italiana" che somiglia più a una enunciazione d'intenti che non a una direttiva sulle linee d'azione da seguire.

In ogni caso, al cittadino italiano che si chiede come mai si debbano spendere soldi per inviare truppe in Afganistan una risposta chiara e inequivocabile non viene data. Né sembra che la questione del terrorismo si possa risolvere solo se l'Italia manda truppe in Asia. E le enunciazioni generiche di lotta al terrorismo diramate con amplificatori ai quattro venti sembra che siano più delle belle parole che non il motivo della missione.

Forse è il caso ora di cominciare a considerare il tax payer italiano maturo per ascoltare certi "discorsi da grande": l'Asia centrale è una regione strategicamente importante perché la sua stabilizzazione consentirà di disporre di risorse energetiche tali da compensare lo strapotere petrolifero arabo. Anche per questo motivo forse si può capire come mai l'Arabia Saudita, che galleggia letteralmente sul petrolio, venga indicata con sospetto come finanziatrice occulta del fenomeno integralista islamico.