Anno 2001

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National Missile Defence: ne sentiremo parlare a lungo

Andrea Tani, 12 marzo 2001

La prima mossa significativa della nuova Amministrazione Bush rischia di rompere equilibri consolidati in una delle sue riserve di caccia elettorali del GOP, e cioè la Difesa. Non è un mistero che le simpatie del complesso militare-industriale sia andata in misura determinante ai Repubblicani: Tutti ricorderanno i voti postali dei soldati dislocati oltremare che venivano considerati a priori a favore di Bush ancor prima di verificarli, cosa che poi si è verificata effettivamente. Non parliamo poi della diffidenza con la quale sin dall'inizio è stato accolto Clinton dal mondo in uniforme, del suo malaccorto tentativo di ufficializzare la presenza dei gay nelle FFAA, configurandoli come una specie di gruppo specifico con speciali diritti , dai contrasti sull'intervento nei Balcani , etc. Nel complesso, una difficile convivenza fra due culture diverse, che il Grande Comunicatore dell'Arkansas non è riuscito mai a superare, nonostante il suo charme.

Quindi sembrava che i risultati della tormentata elezione di novembre-dicembre avrebbero ristabilito un rapporto tradizionalmente soddisfacente per entrambe le parti. Invece, appena insediata, la nuova Amministrazione ha reso noto a passo di carica l'intenzione di stravolgere completamente il tradizionale assetto delle FFAA statunitensi a favore di nuove strategie che soddisfano esigenze politiche più che militari.

Si tratta in sostanza della grande enfasi conferita al progetto "NMD", National Missile Defense, a detrimento - ormai appare chiaro .- dei programmi convenzionali ordinari già avviati che saranno soggetti a riconsiderazione e verifica, e dietro i quali ci sono i requisiti operativi militari di decine di anni, le carriere di centinaia di colonnelli, generali e ammiragli, e soprattutto interessi e investimenti corposissimi dell'industria militare.

E' stata avviata un'operazione di rielaborazione della strategia nazionale americana e dei mezzi necessari a sostanziarla che ha avuto come primo passo un rapporto commissionato dal nuovo Segretario alla Difesa Rumsfeld ad una Task Force indipendente del Pentagono, guidata da uno dei guru della System analysis statunitense, il 79enne Andrew Jackson, figura leggendaria nella comunità degli analisti militari e celebre ionoclasta. Il rapporto dovrebbe uscire alla fine di marzo e, dato il personaggio e le sue convinzioni, dovrebbe suggerire un completo rivolgimento degli indirizzi seguiti nell'acquisizione di mezzi e nell'elaborazione di dottrine. Non più grandi porterei nucleari, caccia multiruolo stealth costosissimi, carri armai così pesanti e massicci da non potere essere trasportati per via aerea, ma leggerezza, velocità, flessibilità, tutte finalizzate ai nuovi scenari militari, cangianti, aconvenzionali, dispersi e difformi. Gli aggettivi potrebbero continuare.

Gli ambienti militari e soprattutto industriali sono tutt'altro che felici per queste prospettive, anche perché hanno il sospetto che questa ennesima "RMA", Revolution on Militair Affair, nasconda in realtà l'esigenza di trovare le risorse per il giocattolo dell'Amministrazione Bush, la sua più importante mossa strategica e quella che potrebbe finire per caratterizzare tutto il mandato repubblicano, la NMD, appunto.

I suoi maggior problemi vengono dalla scarsa chiarezza che circonda le motivazioni di fondo dell'iniziativa. Nessun esponente dell'Amministrazione ha il coraggio o la possibilità di affermare chiaramente che le necessità di difesa strategica contro le armi di distruzione di massa degli USA, che oggi vengono presentate come scaturite da un'esigenza antiproliferatoria e mirata agli Stati Canaglia, sono state individuate in realtà avendo in mente soprattutto la Cina del 2020 e dintorni. L'esigenza di bilanciare tali necessità con i rapporti con l'Europa da una parte e il Giappone, la Russia, le due Coree, l'India , il mondo islamico, il Pachistan e Taiwan dall'altra sono state tenute presenti solo in parte.

Alcuni analisti osservano che innanzitutto gli Stati Uniti dovrebbero far cadere la speciosa motivazione degli Stati canaglia per argomenti più equilibrati e difendibili, come ad esempio il fatto che lo scudo spaziale è necessario per mantenere lo statu quo, in Asia e altrove, prima che la variazione macroscopica dei centri di gravità del potere geopolitico mondiale in atto generi una instabilità non governabile, per le ragioni che tutti sanno. L'alta motivazione etica di tale mossa dovrebbe essere quella di rinforzare l'attuale equilibrio internazionale cristallizzando di fatto i rapporti di forza, e non certo creando nuova instabilità.

Va da sé che il postulato di tale impostazione è che l'unico Paese in grado di dare concretezza a tali aspirazioni sono gli Stati Uniti, per il loro dominio sulle tecnologie avanzate necessarie, la disponibilità delle risorse economiche indispensabili e la volontà della loro leadership di passare dalle aspirazioni ai fatti.

La mossa ha determinato una serie di opposizioni che si stanno meglio precisando man mano che le emotività un po' superficiali delle prime fasi lasciano il posto ad una analisi più ponderata. L'Europa ha fatto i suoi conti e vede nell'iniziativa un'opportunità per fare accettare agli americani l' Eurocorpo, in un baratto trasatlantico, nonché interessanti opportunità di lavoro per la sua industria aerospaziale. Si rende oltretutto conto che anch'essa, in caso di necessità, beneficerebbe almeno indirettamente della protezione dello scudo spaziale, o comunque lo si voglia definire. Il Regno Unito e la Germania hanno già tranquillizzato in merito gli alleati statunitensi, l'Italia lo farà appena avrà capito bene i termini della questione (e Berlino e il Vaticano avranno dato il loro beneplacito).

La Francia, che ha reagito violentemente alla mossa della nuova Amministrazione perché è consapevole che il nuovo sistema renderebbe meno credibile il suo deterrente missilistico, sta prendendo coscienza, forse con un certo imbarazzo, dell'enormità delle sue nascoste convinzioni e della loro improponibilità pubblica. La minore efficacia del deterrente nucleare francese vale nella sola ipotesi di un suo utilizzo contro gli Stati Uniti, ipotesi che dai tempi del Generale Gallois e del sua dottrina "Tout Azimouth"nessuno si è mai sognato neanche si sottintendere.

Anche le ragioni ufficiali, legate al potenziale destabilizzante dell'iniziativa americana non reggono ad un'analisi meno che superficiale. Il mondo verrebbe destabilizzato perché la Corea del Nord, o l'Iraq, o anche , diciamo pure le cose come stanno, la Cina perde un po' del suo potere ricattatorio sull'Occidente? L'ipotesi non riguarda la Russia, velata e tradizionale alleata geopolitica della Francia, come tutti sanno, perché il lascito nucleare sovietico è ancora così corposo da farla vivere di rendita, strategicamente parlando, per ancora molto tempo. Non basterebbero certo i risicati cento missili antibalistici dell NMD per arrestare la pioggia di testate nucleari che Mosca è sempre in grado di attivare contro chiunque.

Quindi è probabile che la Francia sia costretta a ridurre il tono e l'accensione delle sue ammonizioni a Washington, prendendo finalmente atto che è inutile cercare di rovesciare dopo quasi tre secoli gli esiti della Guerra dei Sette anni, che segnò il definitivo passaggio di mano dell'egemonia della contemporaneità dal campo francese a quello anglosassone, inducendo nei francesi una sindrome di mancata autorealizzazione che perdura ancora. La Francia può essere, ed è, un magnifico Paese anche senza dominare il mondo, faccenda per la quale occorre disporre, oltre che di una adeguata spregiudicatezza e di idonee doti castrensi( in entrambe le quali i nostri cugini eccellono), di un clima inospitale, una generale condizione di ripugnanza per gli aspetti poetici e carnali della vita e soprattutto di una cucina orribile, tutte cose che obbligano a cercare fortuna oltremare e nei confronti delle quali gli inglesi non hanno mai temuto rivali.

E arriviamo quindi alla Cina, vero e acerrimo nemico dell'iniziativa americana, per ragioni facilmente comprensibili. Innanzitutto ragioni militari. Il deterrente intercontinentale cinese è costituito da poco più di venti missili balistici in grado di raggiungere la costa occidentale del Continente americano. I cento lanciatori previsti della NMD servono a poco contro un attacco russo o persino, ipotesi assurda, francese o britannico, ma sono in grado di intercettare e neutralizzare qualsiasi attacco cinese. Una volta stabilita e realizzata la tecnologia vincente, i cento lanciatori possono lievitare tenendosi numericamente allineati con la minaccia.

Non solo. Come noto, la National Defense Initiative prevede un insieme di sistemi antimissili, non solo i cento lanciatori di cui sopra, che sono finalizzati all'intercettazione delle testate nucleari nella fase balistica finale, cioè in nella picchiata decisiva. Altri sistemi basati a terra o in mare permetteranno la distruzione dei missili nella fase "booster" cioè di accelerazione iniziale, quando sono lenti , vulnerabili e "unici" ossia non frazionati in una miriade di testate multiple e "decoy"per ingannare le difese che seguono ciascuna la propria traettoria. (E' infatti questa la maggiore problematica che oggi devono affrontare le difese antimissili). Tali sistemi "propedeutici" dovranno essere dislocati in prossimità delle basi di lancio nemiche, su navi o postazioni campali, e permetteranno di ridurre significativamente il numero dei bersagli da eliminare in fase terminale.

La Cina avrà a che fare anche con questa altra interdizione alle sue aspirazioni da Supergrande e il risultato finale, considerato che il Mar Cinese e il Mar del Giappone sono in mano alla Settima Flotta USA e Taiwan potrebbe ospitare tutte le batterie antimissili di questo mondo, sarà che il suo deterrente avrà una valenza regionale e limitata , come quello di India e Pachistan. E la Cina non assumerà quel ruolo di Potenza egemone in Asia alla quale aspira, soprattutto in antitesi ad un Giappone che continuerà a costituire la Superpotenza economica dell'Estremo Oriente, anzi dell'Oriente tot court, sotto la protezione nucleare degli USA.

Non parliamo poi della possibilità di riavere Taiwan nel modo orgogliosamente imperioso al quale i governanti del Rosso impero sentono di aver diritto di pretendere. Se mai succederà , una riunificazione cinese rischierebbe, in tali condizioni, di essere negoziata alle condizioni imposte da Taipei.

E allora si spiegano la violenza delle reazioni cinesi all'intera tematica NMD, il plateale annuncio dei primi di marzo sull'aumento degli stanziamenti militari del 18%(particolarmente significativo in un contesto nel quale le cifre pubblicate servono solo a dare segnali politici e propagandistici, non certo informazioni veritiere), il previsto accordo strategico russo cinese che dovrebbe essere firmato nel prossimo luglio in occasione della visita del Presidente ….. a Mosca, la continua e incessante fornitura di materiale militare offensivo di alta pericolosità ai peggiori nemici degli Stati Uniti(ultimo, l'episodio iracheno, ma che a fatto seguito alla vendita di tecnologia nucleare all'Iran, missili alla Siria e al Pachistan, aerei al Nord Corea, etc.

D'altra parte la Cina deve decidere che tipo di approccio politico vuole assumere con gli Stati Uniti , che al di là del loro apparente buonismo sono una nazione imperiale, egemonica e del tutto credibile in entrambe le funzioni. Sfidarli sul piano strategico , fornendo i citati armamenti a tutti i proliferatori più verosimili, inquietanti e amercanofobi, dopo aver promesso ufficialmente per due volte di smetterla riprendendo immediatamente le forniture tutt'e due le volte(siamo alla terza), significa dichiarare apertamente che la Cina è intenzionata a impiegare tutti i mezzi leciti e no in suo potere per creare tutte le difficoltà delle quali sarà capace a quello che considera il suo avversario principale, in modo da ridurre e sminuire la sua egemonia fino al momento in cui potrà farlo direttamente e apertamente.

Tutto ciò è lecito e plausibile: ma non si può pretendere che la controparte non reagisca in modo corrispondente e anche, se percepisce che la Cina sta seriamente "Attentando alla Sicurezza degli Stati Uniti", come recita lo slogan. E quindi fornire armamenti sofisticati a Taiwan, batterie missilistiche Patriot PAC 3, con capacità antimissili, e sistemi AEGIS imbarcati sulle unità navali, quelli stessi ai quali abbiamo accennato in precedenza che faranno parte integrante , sotto insegne americane, della NMD. E poi finanziare i dissidenti, favorire la dicotomia fra le rigogliose aree costiere della Cina e le miserabili regioni interne, aizzare la diaspora capitalistica cinese contro l'attuale dirigenza di Pechino. Nonché, se necessario, riconsiderare le varie clausole della "Nazione più favorita" con la quali ha generosamente ripagato i contributi economici cinesi elargiti per la rielezione dei Boss della Presidenza Clinton, nonché i permessi per l'accesso alle Università e centri di ricerca americane dei giovani talenti cinesi sui quali Pechino conta per modernizzare il Paese.

E' probabile che Pechino abbia più bisogno della modernità rappresentata dall'America di quanto questa necessiti del "cheap labour" e dei mercati cinesi, che possono essere trovati altrove. Il controllo che gli Stati Uniti esercitano sulla finanza mondiale, sulle istituzioni internazionali, sulle tecnologie di punta, sulla percezione e rappresentazione della realtà assicurata dal dominio sull'Infotainment sono globali e ineludibili. Prima della Cina ben altri giocatori hanno provato a creare difficoltà agli Stati Uniti, ma è andata come si sa. E anche le contraddizioni interne del sistema americano, che possono essere utilizzate da un giocatore accorto e smaliziato come sono certamente i governanti cinesi, eredi di una tradizione millenaria, non vanno sopravvalutate.

L' Amministrazione democratica, che poteva avere un atteggiamento meno intransigente nei confronti di tutta la tematica, perché era forse condizionabile e anche ricattabile in un modo che potrebbe non essere mai chiarito, è tramontata, compromessa anche dagli scandali economici dovuti ai contributi cinesi. La nuova squadra repubblicana è meno condizionabile sotto il profilo economico, o meglio ha altri finanziatori, ed è più ricca di suo. E comunque il sistema americano, che sembra così corruttibile e influenzabile, così in preda alle lobby, ha una sua moralità di fondo e il senso ultimo degli interessi nazionali. Non sarebbe sopravvissuto così a lungo e in tale posizione se non fosse così. Non è la Nigeria e non è neanche il Brasile.

Il braccio di ferro è solo agli inizi. I due colossi hanno messo in campo le pedine e cominciato a fare qualche mossa. Il bello deve ancora venire.