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| Anno 2001 | |
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Come abbiamo avuto modo di sottolineare in altre occasioni, "Enduring Freedom" ha concretizzato un episodio di guerra asimmetrica che ha travalicato i secoli. E' stato combattuto in pieno XXI secolo da tribù medioevali dotate di armamenti tipici della metà del secolo XX, potenziati dal munizionamento intelligente della fine dello stesso secolo e coordinati dalle tecnologie telematiche del "cyberspazio" contemporaneo. Le stesse tecnologie hanno consentito ai cyberguerrieri occidentali che hanno collaborato con le medesime tribù di rivelare con estrema facilità le forze e le intenzioni del nemico, a sua volta un insieme irripetibile di catari musulmani, terroristi professionisti, luddisti tropicali, carbonari postdatati e trafficanti di oppio, armati con gli stessi equipaggiamenti dei loro antagonisti indigeni, costellati qua e là da ipermodernismi chimici e forse batteriologici.
Un mix veramente inusitato, che ha dato luogo in battaglia a un bassissimo tasso di caduti fra i cyberguerrieri e a perdite relativamente contenute anche per i combattenti medioevali (a parte le faide e i regolamenti di conti, che non sono guerra, ma dopoguerra, o più semplicemente "cultura" locale), risolvendo il conflitto - parrebbe - in una manciata di settimane. Da parte americana è stata determinante la presenza di un dispositivo offensivo articolato su componenti aeree, terrestri e navali e basato unicamente in mare, che ha condotto praticamente da solo l'intera campagna aerea e d'incursione a sostegno dell'Alleanza del Nord, concludendola con uno sbarco tridimensionale di reparti pesanti di Marines, con cingolati e artiglieria. Si è evidenziata l'assoluta difficoltà a poter utilizzare le infrastrutture dei Paesi alleati dell'area per l'impiego dei propri assetti aerei. I velivoli tattici dell'USAF trasferiti in gran fretta dagli Stati Uniti all'indomani dell'11 settembre, circa 350 F15, F16 e A10, non hanno potuto partecipare all'offensiva perché dislocati su aeroporti militari circostanti al Golfo Persico che erano controllati da Governi che non hanno permesso la loro utilizzazione in missioni di guerra, ma unicamente di supporto - aerorifornitori e AWACS. I soli B52 hanno potuto operare dall'arcipelago britannico di Diego Garcia, oltre a qualche sporadico B2 proveniente dal Missouri, in missioni senza scalo dal costo astronomico, effettuate solo per verificare le prestazioni di tale tipo di aereo e giustificarne il costo astronomico (oltre 1500 miliardi di lire a esemplare). Per l'immediato futuro si profila lo stazionamento permanente di sostanziose aliquote navali americane e alleate nell'aerea del Golfo Persico e dell'Oceano Indiano (sempre equipaggiate da componenti aeree, anfibie e commando), in ruolo deterrente verso l'integralismo islamico, e ammonitore nei confronti delle ambiguità dei Paesi arabi moderati dell'area, che fanno affari con l'Occidente e contemporaneamente finanziano gli estremisti fondamentalisti, in casa e fuori. Il Gruppo Navale che l'Italia ha inviato in zona, e che è prossimo ad unirsi alla Task Force statunitense, dovrebbe contribuire a tali iniziative, sempre che il loro sviluppo sia in linea con le intenzioni e le aspettative del nostro Governo. In caso gli Stati Uniti decidessero di iniziare operazioni militari contro gli altri santuari terroristici esistenti nell'area - si parla di Yemen, Somalia, Sudan - è presumibile che la formula operativa sperimentata per i Talebani potrebbe essere ripetuta. Un'iniziativa nei confronti dell'Irak (molto pubblicizzata e forse proprio per questo poco probabile) richiederebbe invece un dispositivo assai più consistente, comprendente aliquote considerevoli dell'US Air Force e dell'US Army. Essa non potrebbe prescindere dalla disponibilità di basi terrestri e quindi della collaborazione attiva dei Paesi arabi moderati, nel quadro di una Coalizione internazionale sul tipo di quella messa in opera da Bush padre in occasione di Desert Storm nel '91. La fattibilità dell'ipotesi appare piuttosto ardua, come noto. Ancora più aleatoria sembra l'idea di una partecipazione europea (o Nato) a tali iniziative, soprattutto alla seconda. Ma non è il caso di escludere niente. Dato il repentino successo della campagna afgana, potrebbe prendere corpo l'idea di un'offensiva unilaterale anglo-americana (o euro-americana), appoggiata apertamente da Turchia e India e surrettiziamente da Russia, Iran, Kuwait e forse Arabia Saudita. Molte sono le voci in proposito, anche se le varie ufficialità esprimono una rumorosa preoccupazione non si sa quanto sincera. Gli ultimi mesi consigliano estrema cautela nel formulare qualsiasi previsione. Fra i motivi del summenzionato successo di Enduring Freedom alcuni erano previsti, altri no. I primi riguardano, di massima: · la validità del citato dispositivo aeronavale impiegato dalla US Navy. Esso si è articolato in tre gruppi da battaglia di portaerei e tre di grandi unità anfibie, con i relativi assetti aerei, marines e d'incursione, dislocati al largo delle coste pakistane e all'imboccature del Golfo Persico, assieme a un simbolico nucleo di unità di scorta alleate, britanniche, francesi, tedesche, canadesi e australiane. Si è dimostrata preziosa la capacità del dispositivo ad operare in acque internazionali, indipendentemente da basi di incerta utilizzabilità e da condizionamenti di ogni tipo. Tale capacità potrebbe diventare sempre più richiesta nei complicati contesti geopolitici di oggi, soprattutto quando il nemico, per ragioni di affinità ideologica o religiosa, gode di simpatie e complicità presso gli alleati filoccidentali dai quali ci si attende supporto (oppure è in grado di minacciarli seriamente se essi dovessero fornirlo). Enduring Freedom" sembra aver quindi invertito una tendenza in atto, evidenziatasi durante "Desert Storm" nel 1991 e nella campagna del Kossovo di due anni fa, che sembrava aver relegato le portaerei ad un ruolo ausiliario rispetto all'aviazione basata a terra. · L'idoneità delle portaerei ai moderni scenari "asimmetrici" che aumenta lo spettro di utilizzazione di tali unità, delle loro scorte e dei relativi assetti aerei e ne proietta la residua vita operativa ben oltre il prossimo futuro. Le portaerei sono dove sono per restarci a lungo. La loro protezione rimane prioritaria e postula sistemi di difesa a livello di formazione e di unità singola potenti e molto sofisticati. Questo discorso vale per i diversi contesti e livelli, dalle Nimitz alla nostra Garibaldi. Non vi è dubbio che la vera minaccia per le unità navali d'altura rimarranno siluri e missili antinave, da chiunque lanciati. I gommoni suicidi sono molto trendy ma non costituiscono un vero pericolo in alto mare. Lo sono nei porti commerciali, per tale ragione sempre più evitati dalle Marine maggiormente esposte. · l'incremento di raggio d'azione dei velivoli imbarcati reso possibile da un faraonico rifornimento in volo - un "force multiplier" cruciale mai abbastanza sottolineato. Esso ha permesso alle portaerei di proiettare la loro capacità offensiva molto in profondità dalla fascia costiera, secondo i canoni più classici della Dottrina "From the Sea and Beyond" della US Navy. L'adozione generalizzata di munizionamento preciso da parte degli aerei di bordo e delle unità di scorta (missili Cruise Tomahawk) ha incrementato nettamente il rendimento operativo delle proprie forze, riducendone la consistenza necessaria e permettendo di fare a meno della quarta portaerei presente in zona, la Kitty Hawk, riconfigurata a base flottante di forze speciali. · il ruolo assolutamente unico delle suddette forze speciali, maggiore in senso relativo e assoluto a quello ricoperto da reparti analoghi in qualsiasi altro conflitto. Sono state impiegate su ampia scala le aliquote più agguerrite in possesso alle FFAA statunitensi e britanniche (nonché, pare, francesi e australiane), infiltrate nel teatro afgano dalla stessa Kitty Hawk e, a nord, dalle basi uzbeke e tagike. L'elitrasporto dall'Oceano Indiano è stato assicurato dai grandi CH 53 Sea Stallion e CH 46 Sea Knight dell'US Marine Corps basati sulle navi anfibie. Essi hanno consentito di effettuare anche l'unica operazione convenzionale terrestre americana della campagna, lo sbarco a Kandahar di una delle due Marine Expeditionary Force (MEF) imbarcate, che è stata trasportata dagli stessi elicotteri e sbarcata con i propri mezzi sull'aeroporto della città, nell'assalto anfibio più a lungo raggio della storia del Corpo dei Marines, oltre quattrocento miglia. · l'essenzialità del velivolo da bombardamento pilotato dotato di munizionamento preciso nonché fortemente autodifeso (essenzialmente con sistemi di guerra elettronica propri). Tutti i velivoli da combattimento del Gruppo di volo delle portaerei presenti hanno partecipato alle missioni di penetrazione, compresi i venerabili F 14 (i "Tom Cat" del celebre film "Top Gun" di svariati anni fa), che sono stati riconvertiti a un ruolo di cacciabombardiere dalla loro primaria funzione di caccia intercettore puro. In tal modo le sortite offensive che una portaerei può erogare sono raddoppiate, rispetto ai tempi del Golfo, contribuendo al rilancio dell'Aeronavale del quale abbiamo parlato. Sono stati evidentemente risolti anche i problemi relativi alla difficoltà di appontare sull'unità madre con munizionamento in guerra non utilizzato. Tale difficoltà aveva sempre limitato l'impiego degli aviogetti navali, poiché liberarsi di un carico di costosissime "smart bombs" prima di riappontare (nelle famose "jettison area" adriatiche della guerra del Kossovo) era un lusso che neanche la US Navy si poteva permettere. Le operazioni di rientro con il munizionamento non utilizzato era possibile solo in condizioni meteo ottimali, con un rateo di appontaggi non spasmodico, in modo da riservare agli aerei in appontaggio la pista angolata delle portaerei, consentendo di far finire in mare senza danni per la nave madre quelli danneggiati , con tutto il loro munizionamento. · le notevoli qualità degli aeromobili ad ala rotante, determinanti per il successo di molte missioni di attacco, trasporto reparti d'assalto e salvataggio piloti caduti. Coesistenti tuttavia con limiti non secondari della formula motoristica e sostentativa, i quali hanno reso gli aeromobili eccessivamente vulnerabili al fuoco nemico e al logorio delle difficili condizioni ambientali del teatro, facendo loro subire perdite non precisate ma certamente superiori a quelle dei velivoli ad ala fissa. Finché le macchine rimarranno quelle di oggi, come più o meno sarà per molto, la loro protezione, soprattutto da parte dei sistemi di bordo, assorbirà molte attenzioni. L'entrata in servizio dei convertiplani, che hanno velocità e carico utile quasi doppio dei loro predecessori (a costi variati in modo analogo) permetterà di ovviare a gran parte di tali limiti. L'esperienza afgana sembra confermate la saggezza del Pentagono nel procedere al loro onerosissimo - e inizialmente molto criticato - sviluppo, e a una produzione in serie che si annuncia certa e copiosa come nelle intenzioni. · la crucialità dell'intelligence spaziale e aeroportata, pilotata e non, associata ai sistemi di comando e controllo più moderni, globali e integrati delle FFAA americane, che dispongono delle cosiddette caratteristiche CEC (Cooperative Engagement Capability). Un acronimo che riassume la capacità, da parte del sistema di comando delle operazioni, di fornire agli aerei orbitanti sulla scena d'azione una vasta gamma di informazioni real time sul nemico, provenienti da una pluralità di fonti e correlate nel modo più aggiornato, nonché i relativi ordini d'ingaggio. In tal modo un cacciabombardiere, o una batteria d'artiglieria, possono attaccare il loro bersaglio in modo pressoché automatico, su dati trasmessi in quel momento da un satellite da ricognizione orbitante. Perfezionati magari da un puntatore laser in possesso di incursori sul terreno. Si tratta di una conferma di qualcosa sul quale possiamo solo avanzare ipotesi di massima e deduzioni dalla letteratura tecnica, data la cortina di segretezza che lo avvolge. E' probabile che l'argomento costituisca la chiave di volta di tutte le strategie e successi americani in campo militare, e spieghi iniziative e avvenimenti che apparentemente appaiono arcani. Come per esempio, quanto preziosa sia valutata fra gli alleati degli Stati Uniti la possibilità di avere un contatto diretto con il mondo intelligence americano, e a che tipo di sottomissioni essi sono disposti ad accettare pur di ottenerla. Oppure quanto poco tengano i militari americani - non per ragioni politiche, ma per le conseguenze della rivoluzione tecnologica di cui sopra - a una collaborazione sul campo delle forze aeree europee, che li costringerebbero a degradare il loro flusso real time di informazioni e ordini, o a prevedere procedure di controllo semiautomatiche solo per loro, con costi e inefficienze intuibili. Magari per trovarsi poi qualche capo di Stato o ministro degli Esteri stizzosamente contestatori sulle reti di coordinamento delle operazioni. · la necessità di operare una stretta policy di InfoWar mediatica volta a negare al nemico l'utilizzo di mezzi di propaganda televisiva, anche con l'impiego di mezzi "hard". All'inizio della campagna, la TV araba Al Jazira ha messo in difficoltà le FFAA più potenti del mondo, le stesse che hanno inventato le pubbliche relazioni e i "Combat Movies" degli anni '40 e '50. E' stato necessario eliminare la sua sede di Kabul, per metterla relativamente a tacere. Occorreva forse farlo subito. Non basta cloroformizzare i propri media, come ormai succede da una decina d'anni in Occidente, per evitare quelle indesiderate riverberazioni sull'opinione pubblica internazionale degli effetti collaterali della propria azione militare che possono vanificare l'efficacia di una reazione nemica. Fra le novità e le sorprese tecnico operative dell'operazione, se ne possono citare essenzialmente una mezza dozzina: · il numero relativamente ridotto delle sortite giornaliere (decine, a fronte delle centinaia del Kossovo e delle migliaia di Desert Storm), non solo perché i bersagli potenziali non erano moltissimi, ma per la citata scarsità delle risorse aeree a disposizione e contemporaneamente, come abbiamo sottolineato, per l'efficacia del munizionamento di precisione assistito da forze speciali in prossimità degli obiettivi · l'impiego generalizzato di velivoli non pilotati per ricognizione e attacco di bersagli fortemente difesi o opportunistici (lancio di missili Hellfire da parte dei velivoli senza pilota Predator della CIA e dell'Aeronautica statunitense in più di un'occasione, primizia assoluta del conflitto). · la citata utilizzazione di forze speciali, così ampia ed esclusiva, e tale da costituire una vera novità, oltre che una conferma. Esse sono state utilizzate in una gamma estesa di tipologie e reparti configurati per missioni di aerocoperazione (scoperta e designazione di bersagli per l'aviazione), intelligence, attacco, sabotaggio e neutralizzazione di elementi strategici dello schieramento nemico, compresi personaggi di spicco della gerarchia militare avversaria. Le FFAA statunitensi hanno attivato un dispositivo integrato e interforze, formato da aeromobili pilotati e non, ad ala fissa e rotante (compresi C130 Gunship e Compass Call delle Special Forces), e un centinaio di nuclei di incursori che hanno disarticolato i gangli vitali dell'avversario, spianando la strada all'offensiva dell'Alleanza del Nord. E' stata talmente efficace la loro azione da aver giustificato la menzionata riconfigurazione "Commando"della portaerei Kitty Hawk che aveva destato inizialmente qualche perplessità. E' presto per trarre conclusioni affrettate, anche perché il teatro d'impiego era molto peculiare, ma questo potrebbe essere l'esordio di una formula operativa che rende possibile una guerra risolutiva in tempi brevi senza armamenti terrestri pesanti, ma con il solo uso di aviazione e nuclei di superguerrieri dotati di mobilità e protezione tridimensionale. · la necessità di potenziare la componente "umana" dell'Intelligence (Humint). L'argomento è stato abbondantemente dibattuto, non credo ci sia niente da aggiungere, salvo il fatto che l'humint indigena, quella poca disponibile in Afghanistan, si è rivelata piuttosto carente e soprattutto non in grado di interagire con il sofisticato sistema di comando e controllo statunitense. Le cose sono migliorate quando essa è stata gestita direttamente dalle unità speciali infiltrate nel territorio nemico. Pare che una delle carenze evidenziate sia di tipo linguistico. Delta Force, Ranger, SEAL, SAS e compagni non parlano abbastanza bene le lingue e i dialetti delle possibili zone di intervento, situate oggi nelle aree più desolate del pianeta. · il ruolo fondamentale dei "dollari intelligenti" nel minimizzare la determinazione del nemico a combattere fino alla fine. La loro efficacia è stata rilevante per le Unità talebane pashtun, quasi nulla per la cosiddetta Legione Straniera integralista, formata da arabi, egiziani, ceceni, pakistani, che si è comportata alla stessa stregua di un esercito regolare motivato e ben guidato (in genere non sensibile, in battaglia, a sollecitazioni pecuniarie). · e nonostante quanto sopradetto, il crollo un po' farsesco delle armate talebane. Esso è stato inaspettato, almeno nella subitaneità con la quale si è materializzato. Le spiegazioni socio-comportamentali abbondano: la forza di penetrazione delle mazzette cingolate, associate alla globalizzazione della finanza, che rende particolarmente agevole la verifica degli avvenuti pagamenti in sicuri paradisi fiscali; l'irritazione dei Pashtun per la Legione Straniera di Bin Laden, i cui comportamenti erano abbastanza estranei alla moderazione confessionale degli afgani; la scarsa motivazione della massa dei combattenti, etc. Tutto vero, ma senza le due o tremila sortite americane, i B 52 e la precisione delle loro bombe a guida GPS e laser (nonché gli incursori che identificavano e designavano i bersagli) probabilmente l'Afghanistan sarebbe stato ancora nelle mani del fantomatico miliardario terrorista, o di chi per lui. Al momento di scrivere queste note l'ingaggio delle residue milizie della Legione Araba a Kandahar e dintorni da parte dei Marines della MEF non è concluso, come anche la possibile caccia a OBL nelle caverne di Tora Bora. Entrambi non appaiono veramente neanche scontati. Appare comunque evidente che si sia trattato di un intervento non decisivo per lo svolgimento della campagna, motivato soprattutto dall'opportunità di rinforzare la caccia ai vertici di Al Qaeda e soprattutto dalla necessità di familiarizzare le unità marines con i teatri operativi e le esperienze di combattimento dello scacchiere centroasiatico, in vista probabilmente di ulteriori impegni. Un'ultima osservazione che riguarda le iniziative militari del nostro Paese nella crisi in atto. Se l'ipotesi di una partecipazione italiana ad una forza navale permanente occidentale dell'Oceano Indiano dovesse concretizzarsi (come sembrerebbe indicare la prosecuzione della missione del Gruppo Navale Garibaldi, nonostante il crollo del regime talebano, nonché l'imminente dislocazione in Oceano Indiano della Portaerei francese Charles De Gaulle) il problema principale dei reparti impiegati riguarderà, sotto il profilo tecnico operativo, l'affidabilità dei sistemi di bordo, a grande distanza dalle basi, con un supporto logistico imbarcato e autosufficiente, nonché l'interoperabilità dei sistemi stessi con quelli delle unità navali alleate cooperanti, anche in termini dei livelli prestazionali. I confronti diventeranno continui e decisivi, anche per gli orientamenti futuri. E' bene non contare troppo sul "fattore di rozzezza" dell'attuale nemico. I dispositivi militari devono prepararsi anche alle ipotesi più impegnative, che riguardano ad esempio un attacco all'Iraq (anche come ritorsione a eventi imprevisti o come semplice minaccia) o qualche incidente con forze moderne di Paesi terzi, non pregiudizialmente ostili alla causa fondamentalista. O addirittura passati armi e bagagli al loro servizio, in parte o in toto. Pur trattandosi di prospettive a bassa plausibilità (o "autorizzabilità") politica, i militari non possono non predisporsi ad esse. Anche perché, come abbiamo già detto, dopo la fatidica data e il vortice di eventi susseguenti, tutte le verosimiglianze devono essere considerate con le opportune cautele, senza dare nulla per scontato. |