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| Anno 2002 | |
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Caro Bernardi, avrai certamente sentito e letto le notizie di questi giorni relative al nuovo film su El Alamein ed in particolare l'articolo di Pierluigi Battista sul numero 28 di Panorama. Ho pensato di scriverti queste righe, a parte lo sfogo da Soldato a Soldato (chè tale Ti ho sempre considerato, oltre che uomo di lettere), per chiederTi se sia possibile fare qualcosa per controbattere questa devastante disinformazione. A ruota libera, se avrai voglia di continuare a leggere, seguono alcune mie considerazioni: potrai farne l'uso che vuoi, in primis anche ricorrendo al cestino della carta straccia. Ci sono voluti decenni per sentir parlare di Cefalonia, ma lì alla fine il problema si era relativamente semplificato: vittime della barbarie nazi-tedesca. Prima però non era ammissibile, per la sinistra, far conoscere personaggi ed eventi scomodi che potevano smentire clamorosamente il dogma: Resistenza uguale Partigiani (ovviamente "rossi"). Per il "potere costituito", invece, evocare il fantasma di Cefalonia poteva turbare i sonni della Germania, potente alleato nella NATO e nell'Europa. Poi alla fine ogni timore si è dissipato ed i fatti di Cefalonia sono stati ricordati, anche nella immancabile speculazione cinematografica del "Capitano Corelli". Ricordati si fa per dire, perché nella cerimonia tenuta a Verona lo scorso anno, alla presenza dei Reduci e delle Bandiere di guerra, il pubblico era pressoché assente e nessuno si è sognato di far partecipare i giovani, che queste cose dovrebbero impararle anche sui libri di scuola (e proprio davanti al monumento c'è una scuola). Adesso si riscopre El Alamein, ma qui il problema è più difficile: non si possono far apparire quei soldati semplicemente come vittime, perché hanno fatto il loro dovere di soldati ed hanno combattuto nel deserto da eroi. Non solo, la maggior parte di loro, rientrati in Patria, dopo l'8 settembre ha scelto di combattere al fianco del nemico che avevano contro ad El Alamein. Alcuni hanno pagato con la vita questa scelta (Bechi Luserna). Ma questo non interessa gli esegeti della pellicola ed i loro attenti critici, per i quali, prima di parlare di El Alamein bisogna chiedere scusa non si sa di che cosa e a chi. Forse perché sui libri di scuola hanno solo e sempre letto la frase "causa sbagliata" e quindi ora vorrebbero dare un senso ai fatti secondo quell'ottica, con forzature paradossali del tipo "Patria e fascismo erano strettamente, indissolubilmente intrecciati nella vita e sulle divise dei soldati". Vadano a studiare, ma non sui libri di scuola del '68, vadano nelle biblioteche e negli archivi ed imparino come si fa una ricerca storica seria; allora scopriranno chi erano il Gen. Fenulli, il Col. Montezemolo, il Cap. Azzarita, il Ten. Paglieri, per non parlare dei Paracadutisti Ten. Capanna e Serg. Boccherini, e tanti altri anonimi soldati che la Patria sapevano benissimo cos'era, certamente per loro non era il fascismo. Non so che farmene del Sottosegretario alla Difesa che al Raduno Nazionale dell'ANAC recita la parte dicendo: "una Nazione che non ha memoria storica non solo non ha passato, ma ha un incerto presente e comunque è priva di futuro", tanto per far contenti i solito quattro vecchietti. Se la memoria storica è quella che ci verrà propinata da questo nuovo film, vedo buio nel nostro futuro ed a nulla sarà servita la lezione che i soldati della "Folgore" hanno dato a tutti, anche ai loro avversari.
Da "El Alamein" di Paolo Caccia Dominioni:
Scendono da una vettura tre prigionieri italiani, un generale e due colonnelli. Forse i nostri "maitres à penser" avrebbero preferito un comandante che si fosse presentato con "il cappello in mano" chiedendo scusa!!!
Con amicizia |