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| Anno 2002 | |
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Un anziano Ufficiale di Artiglieria, di esperienza invidiabile, ascoltava l'accesa discussione tra alcuni giovani Ufficiali di Stato Maggiore sulle definizioni di Comando Operativo, Controllo Operativo e Controllo Tattico. Non poté fare a meno di osservare con tutta l'irruenza del suo carattere: "Ma queste cose esistevano già quando voi non eravate ancora nati, con i gruppi di artiglieria alle dirette dipendenze, decentrati o orientati a favore!".
Difficile dargli torto, sul piano concettuale; ai suoi tempi però la multinazionalità dell'unica alleanza (la NATO), che impiegava le forze secondo piani ampiamente studiati e verificati nel tempo, poneva problemi di Comando e Controllo relativamente semplici, quasi irrisori, se paragonati a quelli delle attuali coalizioni. I progressi della tecnologia delle comunicazioni e dell'informatica, inoltre, hanno avuto in alcuni casi l'effetto concettualmente perverso di focalizzare l'attenzione sugli strumenti distogliendola dalle funzioni. Si è passati così dal C2 (Comando e Controllo) al C3 (dove la 3^ "C" sta per Comunicazioni) ed ancora al C4 (dove la 4^ "C" sta per Computer), aggiungendo poi la lettera "I", quasi sempre intesa come Information, talora come Intelligence, come nel caso dell'Assistant Secretary of Defense for C3I USA (vds. www.c3i.osd.mil). Va tuttavia notato che l'Intelligence è una funzione complementare del C2, con propri tempi e procedure, anche se impiega strumenti analoghi (Comunicazioni e Computer). Molto più corretto il significato Information che nella maggioranza dei casi si da alla "I", a patto di non tradurlo in italiano con Informazioni, ricadendo così nell'Intelligence. Forse gli anglosassoni si sono accorti dell'equivoco e sono corsi ai ripari passando alla dizione Information Technology (IT), che fuga ogni dubbio e lascia le porte aperte a tutti i possibili sviluppi scientifici. L'IT dunque non è altro che lo strumento, o la piattaforma su cui si basano il Comando ed il Controllo. Il Comando, che si traduce concretamente in un ordine, è solo l'incipit di una azione o serie di azioni da eseguire e sarebbe velleitario senza il Controllo, che può diventare anche complesso, indiretto e prolungato nel tempo. Esso infatti non si limita a verificare se l'atto ordinato è stato eseguito; deve verificare se le condizioni di partenza sono mutate, imponendo correzioni alle disposizioni iniziali affinché l'obiettivo sia raggiunto. Elemento cruciale di tutto il meccanismo è la tempestività con cui si scambiano le informazioni, attendibili, e gli ordini, comprensibili ed eseguibili. La sabretache, usata dai cavalleggeri con funzioni di portaordini per recapitare dispacci ai comandi di corpo d'armata e di divisione, può essere sostituita dalla digitalizzazione del campo di battaglia; ma concettualmente il problema non cambia. Il ritardo nella trasmissione di una informazione o di un ordine può certo far perdere una battaglia, ma nessun sistema di comunicazione (forse nel futuro l'intelligenza artificiale?) può correggere un ordine sbagliato. Questa apparente semplicità è però sconvolta da un ulteriore passaggio: la verifica di legittimità dell'ordine, sia da parte di chi lo emana, sia da parte di chi lo riceve. Nelle attuali operazioni multinazionali il comandante in teatro esercita quasi sempre solo il Controllo Operativo: la sua autorità di comando è limitata nel tempo e nello spazio e questo ben sanno le unità poste alle sue dipendenze. Chi detiene il Comando Pieno ed il Comando Operativo dei singoli contingenti (in genere gli Stati Maggiori nazionali) deve a sua volta evitare ogni ordine che vada ad intaccare quella porzione di autorità che ha delegato. Una ulteriore complicazione è poi la parcellizzazione di autorità tra gli Stati Maggiori di Forza Armata e della Difesa, prerogativa delle Forze Armate Italiane, e non solo. Verrebbe spontaneo un paragone con il mondo dell'economia; oggi è estremamente arduo capire chi possiede che cosa: società finanziarie che possiedono quote di altre società che a loro volta controllano joint venture e via di seguito. La fabbrica, il padrone e gli operai sono ormai un ricordo, quanto le armate, il condottiero ed i soldati. Inevitabilmente, però, la complessità delle organizzazioni C2 deve essere accettata, perché discende da accordi politici laboriosi, spesso bizantini. Ci possono essere motivazioni di prestigio, di potere, di economia, ma ciò su cui si dovrebbe focalizzare l'attenzione dei negoziatori dei "Command and Control Arrangements" è la difesa degli interessi militari nazionali, rappresentati nella fattispecie dal controllo del grado di rischio a cui si espongono le proprie forze. Un esempio eloquente viene dagli USA, dove il Presidente Bill Clinton, il 3 maggio 1994 (data da proiettare sulla mappa dei Balcani), firmava la Presidential Decision Directive 25 (PDD-25), per definire la posizione della sua amministrazione sulla problematica del C2 nelle operazioni multinazionali di peacekeeping (il termine è dell'epoca) in cui partecipano forze USA. In essa il termine "command" viene definito come "the authority to issue orders covering every aspect of military operations and administration" (è in sostanza la definizione di "comando pieno"); ancora si dice che la citata autorità di comando "flows from the President to the lowest U.S. commander in the field. The chain of command from the President to the lowest U.S. commander in the field remains inviolate". Completa il quadro la dichiarazione secondo la quale il Presidente "retains and will never relinquish command authority over U.S. forces". Tuttavia si ammette che il Presidente possa autorizzare, in casi specifici di volta in volta decisi, l'impiego di truppe USA sotto il Controllo Operativo di un "competent UN commander for specific UN operations authorized by the Security Council". Ovviamente viene anche data la definizione di Controllo Operativo: "The authority to assign tasks to U.S. forces already deployed by the President, and assign tasks to U.S. units led by U.S. officers", che non include, tra l'altro, la possibilità di "change the mission or deploy U.S. forces outside the area of responsibility agreed by the President". (J. William Snyder, Jr. "Command" versus "Operational Control": A critical Review of PDD-25. 1995). E' evidente lo sforzo di mantenere un compromesso tra la difesa dell'interesse nazionale e la dottrina più diffusa (e condivisa, almeno formalmente) sul Comando e Controllo. Sforzo tuttavia non da tutti apprezzato perché, come riferisce l'autore citato, "some commentators have criticized PDD-25 as not going far enough". Ancor più esplicito, o pragmatico dal punto di vista USA, è stato il Dr. David S. Alberts (Strategic Forum Number 10, October 1994 "Coalition Command and Control: Peace Operations"): "The classic military principle of unity of command is difficult to achieve in multilateral peace operations. The degree of "Americanization" that is appropriate for an operation depends upon geopolitical and domestic considerations. Operations tend to become Americanized as a result of either U.S. leadership or a perceived or actual predominance of U.S. forces. Thus, if the United States wants to maintain a low-profile role in a particular operation, then must be willing to accept the more complex C2 arrangements that may be associated with a lower profile role". L'affermazione è quanto mai attuale. Il livello di "americanizzazione" delle forze che hanno combattuto direttamente contro Al Qaeda in Afghanistan era molto elevato ed alcuni contributi che non è stato possibile integrare sono confluiti nell'ISAF, governata da una struttura C2 più complessa. Con lo spostarsi dell'attenzione degli USA, il livello di "americanizzazione" nell'area verosimilmente decrescerà e, oltre ad allargarsi la partecipazione multinazionale, tutte le forze in campo potrebbero ricadere sotto l'egida dell'ISAF o di una successiva struttura di C2 di complessità almeno pari se non superiore. Ancor più interessante sarà osservare quali saranno le strutture di comando per la possibile operazione contro l'Iraq. Un eventuale mandato dell'ONU, che sul piano politico coprirebbe ormai quanto una "foglia di fico", assai poco potrebbe aggiungere sul piano militare, visto che l'intesa USA-UK è cosa fatta, come già in Afghanistan, ed il comando USA designato si sta trasferendo in prossimità del Teatro di Operazioni. Quanto ad altri eventuali contributi, vale la pena di leggere il già citato Dr. Alberts: "Command and control, communications, and intelligence systems have not yet achieved a suitable level of either technical or functional interoperability to support coalition peace operations (a maggior ragione per operazioni ad elevata intensità; N.d.A.). The result: the continued dependence on U.S. technical and systems support, with a host of associated political, security and financial problems. (…) The ability to obtain and disseminate both information and commands will become central to the success of combined and coalition peace operations". L'esigenza di poter ottenere e disseminare informazioni sembra tuttora impellente, visto che uno degli argomenti presenti nel sito già citato (www.c3i.osd.mil) ha per titolo "Making information superiority happen". Oggi, in presenza di un'unica superpotenza mondiale e di conflitti/crisi dalla fisionomia ogni volta diversa e con l'intervento di forze e coalizioni eterogenee, il fattore discriminante è il peso della presenza USA, con inevitabili conseguenze sul C2. In questo campo, la rassicurante dottrina NATO non riesce più a coprire lo spettro di tutte le possibili combinazioni, anche sul piano della percezione, elemento del tutto trascurabile sul terreno. Molte delle forze che hanno partecipato all'operazione INTERFET a Timor Est non erano solo agli antipodi geografici dell'Europa; probabilmente ne erano distanti anche nel modo di intendere procedure e concetti di Comando e Controllo. E' indispensabile quindi un continuo aggiornamento per poter trattare con competenza problemi tanto delicati: ne va del grado di rischio cui si espongono le proprie forze e non a caso negli USA il problema è arrivato fino all'attenzione del Presidente. Una ragione in più, per chi si dovrà sedere ai tavoli dei Command and Control Arrangements, per conoscere le regole del gioco almeno quanto il croupier. |