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| Anno 2002 | |
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Il summit tra i Capi di Stato di Azerbaijan, Iran, Kazakhstan, Russia e Turkmenistan tenuto nella capitale turkmena Ashgabat il 24 e 25 aprile si è concluso con un nulla di fatto. La questione che riguarda la suddivisione delle acque del Mare Caspio è rimasta insoluta perché i cinque non hanno trovato l'accordo su una dichiarazione congiunta. Ciò nondimeno, questa situazione, che si può dire di apparente stallo, vede comunque vincitori e vinti.
Il Mare Caspio, la terza più ricca area di petrolio e gas naturale del mondo (dopo Golfo Persico e Siberia), non è stato sfruttato fino a quando l'Unione Sovietica è rimasta tale e ne condivideva con l'Iran il controllo grazie ai trattati bilaterali del 1921 e del 1940. La prima riteneva più economico lo sfruttamento dei bacini artico e siberiano; la seconda ne aveva a sufficienza altrove. L'emergere di tre nuovi stati indipendenti (Azerbaijan, Kazakhstan, Turkmenistan) sulle rive del Caspio lo ha fatto diventare la cassaforte dalla quale prelevare denaro per lo sviluppo e l'indipendenza economica. Tuttavia, per tutto l'ultimo decennio, l'antica totale dipendenza dalla Russia dei nuovi stati ha fatto si che questi ultimi continuassero a dipendere dall'antico padrone per le vie attraverso le quali esportare il petrolio. La Russia, quindi, ha continuato a mantenere un controllo quasi totale delle risorse economiche dell'area. Pochi quindi gli investimenti, a parte l'Azerbaijan che solo otto anni dopo l'indipendenza è riuscito a realizzare un oleodotto da 100.000 barili al giorno da Baku (Mare Caspio), attraverso la Georgia, fino a Supsa (Mare Nero). Il primo grande, serio progetto ha visto la luce solo alla fine del 2001: il Caspian Pipeline Consortium (CPC) che da Tengiz (Kazakhstan) arriva sul Mare Nero in corrispondenza della città russa di Novorossiysk. Anche questo dipendente dalla Russia per quanto riguarda investimenti, transito e strutture portuali. L'Iran, per non rimanere tagliato fuori dallo sfruttamento del mare interno e con lo scopo di acquisire il controllo del petrolio del Caspio offrendo una via economica alla esportazione, ha realizzato una linea che dal porto di Neka si innesta nella propria rete in corrispondenza della città di Rey. Altre due pipeline che conducono, la prima da Baku (Azerbaijan) a Novorossiysk (Russia), la seconda da Atyrau (Kazakhstan) a Samara (Russia) erano già operative dai primi anni '90. Con queste, le linee di esportazione petrolifera del Caspio sono cinque, tre delle quali dipendenti dalla Russia. Due i nuovi progetti. Il primo collegherebbe Kashagan (Kazakhstan), la più grande scoperta degli ultimi venti anni, con l'Iran, attraversando il Turkmenistan. La seconda porterebbe il petrolio da Baku (Azerbaijan), via Tblisi (Georgia), fino a Ceyhan (Turchia). L'amministrazione Bush, che ha stabilito di fare dipendere sempre meno gli Usa dal petrolio dei paesi OPEC, ha deciso di puntare, oltre che su quelle della Russia, anche sulle risorse del Caspio, e quindi sul secondo oleodotto, contando sul controllo politico-militare esercitato nei confronti di Azerbaijan, Georgia e Turchia. Nello stesso tempo, l'inserimento dell'Iran nella lista degli "stati canaglia" tende a dissuadere investimenti internazionali per la realizzazione della linea Turkmenistan-Iran. La presenza militare degli Stati Uniti in Uzbekistan, Kyrgyzstan e Georgia consente di tenere sotto controllo militare ed eventualmente difendere le linee del petrolio da attacchi terroristi. E' facile quindi prevedere che nel prossimo futuro altri militari Usa saranno schierati anche in Azerbaijan e Kazakhstan per proteggere la costruzione e il mantenimento degli oleodotti. L'apparente nulla di fatto del summit di Ashgabat in effetti ha delineato vincitori e vinti nella corsa allo sfruttamento delle risorse petrolifere del Mare Caspio. I vinti sono Iran e Turkmenistan che, in mancanza di un accordo tra tutti i paesi litorali, vedranno concludere accordi bilaterali tra le altre tre nazioni e nello stesso tempo vedranno svanire la possibilità di realizzare l'oleodotto Kazakhstan - Turkmenistan - Iran in virtù del non impegno di capitali stranieri. Gli investimenti che invece affluiranno in Kazakhstan e Azerbaijan pongono questi sul podio dei vincitori insieme con la Russia che continuerà ad avere il controllo di un certo numero di linee. Georgia e Turchia, pur non affacciando sul Mare Caspio, trarranno enorme beneficio dal passaggio della pipeline Baku - Tblisi - Ceyan. Gli Stati Uniti non trarranno un immediato beneficio dal petrolio del Caspio in sé, ma ridurranno il peso dei paesi arabi nel bilancio energetico mondiale e assumeranno il controllo politico e militare dell'area. Giovanni Bernardi |