Anno 2002

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Così Bush e Putin disinnescheranno le atomiche

Giovanni Bernardi, 17 maggio 2002

Probabilmente avrà la forma di un accordo e non di un trattato quello che sarà firmato tra Wladimir Putin e George Bush il 23 maggio a Mosca. Al summit dei due Presidenti, in ogni caso, sarà presa la decisione di ridurre i rispettivi arsenali atomici di circa un terzo della loro consistenza. L'amministrazione Bush, con una avversione cronica per le lunghe scritture, ha assicurato che, se pure la forma giuridica non è ancora stabilita, comunque il documento che sarà firmato dai due Capi di Stato non sarà più lungo di cinque pagine.

La questione se debba essere un trattato o un accordo (executive order secondo la denominazione americana) è che al primo necessita l'approvazione di due terzi della Camera dei rappresentanti e del Senato, per il secondo basta la maggioranza relativa. In ogni caso, le due parti hanno già chiarito molti punti chiave, che però non sono stati rivelati alla stampa, e hanno dimostrato la ferma intenzione di arrivare a un accordo che soddisfi le due parti e dia un segnale forte al resto del mondo, anche a costo di lavorare fino al 22 di maggio, vigilia del summit. Gli addetti agli uffici protocollo delle due parti stanno già lavorando, infatti, alla cerimonia della firma.

Il Presidente Bush, incontrando a Washington il Ministro degli Esteri russo Igor Ivanov, accompagnato dalla controparte Colin Powell, si è dimostrato sicuro dell'esito positivo dei colloqui e ritiene che gli arsenali, che attualmente contano circa 6.000 testate montate su missili a lungo raggio per parte, possano essere ridotti nel giro di dieci anni di un terzo o anche fino a 1.700 - 2.000 testate per parte. Una questione potrebbe però restare indefinita: se distruggere le testate atomiche o immagazzinarle. Da parte americana, l'intenzione prevalente sembra sia quella di immagazzinarle rendendole non operative in tempi brevi ma comunque disponibili. I russi sembrano preferire l'altra soluzione, che d'altronde darebbe loro grandi vantaggi economici per non dovere continuare a provvedere alla manutenzione delle stesse testate e dei siti destinati alla conservazione.

L'incontro Powell - Ivanov del 23 aprile ha prodotto buon umore soprattutto da parte americana: "Il Segretario di Stato è ottimista - ha detto il Presidente Bush durante un incontro con la stampa - ma rimane ancora un bel po' di lavoro da fare. Abbiamo speso molto tempo con la controparte russa per raggiungere un accordo che definitivamente codificherà l'impegno a ridurre le armi nucleari offensive". Perfino il Ministro Ivanov ha ritenuto di potersi sbilanciare fino ad affermare che vi è: "…una elevata probabilità di poter concludere l'accordo prima del summit".

Fuori discussione la questione della difesa nazionale missilistica (NMD - National Missile Defense), anche se i russi hanno cercato di portarla nell'accordo. Da parte americana l'argomento non si tratta e fa oramai parte del progetto strategico al quale non desiderano rinunciare né metterlo in discussione. Il programma andrà avanti anche prevedendo la possibilità che gli Stati Uniti possano recedere unilateralmente dal trattato ABM (Anti-Ballistic Missile Systems) del 1972 che ha posto dei limiti alle difese nazionali contro attacchi missilistici.

Powell e Ivanov si sono incontrati ancora in occasione del meeting dei Ministri degli Esteri della Nato il 14 e 15 maggio in Islanda. In questa occasione sono state poste le basi per il summit del 21 e 22 novembre, quando gli attuali 19 paesi che compongono l'Alleanza Atlantica formalizzeranno l'invito a entrare nella Nato nei confronti delle nove nazioni che hanno espresso il desiderio di farne parte. Nello stesso periodo, con Powell e Ivanov a Reykjavik, i negoziati per la firma dell'accordo sulla riduzione degli arsenali nucleari continuano a Mosca tra il Vicesgretario di Stato americano, John Bolton, e il Viceministro degli Esteri russo Georgy Mamedov.


Giovanni Bernardi