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| Anno 2002 | |
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Secondo dati ufficiali forniti dall'Istituto Internazionale di Ricerca per la Pace di Stoccolma (Stockholm International Peace Research Institute - SIPRI) la spesa mondiale in armamenti è cresciuta del due percento nell'anno 2001, ma i dati sono molto maggiori quando si tiene conto delle conseguenze degli attacchi dell'11 settembre. Secondo l'Istituto la spesa totale ammonterebbe alla cifra stimata di quasi 840 miliardi di dollari (più o meno 950 miliardi di Euro) e i tre quarti della spesa sarebbero appannaggio di sole quindici nazioni, Stati Uniti d'America in testa.
"La cifra di 840 miliardi di dollari tiene conto dei bilanci approvati - è il commento delle fonti ufficiali del SIPRI - ma non considera i provvedimenti di correzione ai bilanci presi dopo i tragici fatti di New York e Washington che non hanno riguardato solo gli Usa ma anche altri paesi. Non tenendo conto di questi supplementi ai budget, la spesa mondiale si assesta intorno al 2,6 percento del prodotto interno lordo mondiale." Secondo l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE; in inglese Organization for Economic Co-operation and Development, OECD), in un suo recente rapporto sugli effetti dell'11 settembre, sostiene che l'incremento delle spese militari dovuto alla lotta contro il terrorismo ridurrà la crescita economica a lungo termine. In dati più precisi, un incremento delle spese militari dello 0,5 percento provocherà in cinque anni una riduzione della crescita dello 0,7 percento. Nel suo commento al rapporto annuale il direttore del SIPRI, Daniel Rotfeld, sostiene che, mentre da una parte le nazioni occidentali mostrano un sostanziale accordo sulla necessità di combattere il terrorismo, tuttavia nei modi e negli strumenti si riscontra ancora una sostanziale diversità di vedute: se cioè si debba risalire alle radici del fenomeno terrorista o se l'obiettivo della lotta è solo la rete di Al Qeida. L'evidenza dei fatti, secondo le informazioni delle quali si dispone oramai da diversi anni, è che nell'ambiente del terrorismo e della malavita internazionale c'è un particolare interesse nei confronti delle installazioni nucleari e sono già da tempo noti tentativi di acquistare o rubare materiale nucleare o radioattivo in genere. E allo stato dei fatti non sembra, secondo il direttore del SIPRI, che siano stati presi sostanziali provvedimenti per scongiurare il rischio che Al Qeida si impossessi di materiale radioattivo. Ancora secondo Daniel Rotfeld l'esplodere del fenomeno terrorista nel 2001 ha prodotto tre importanti risultati. Il primo riguarda l'espansione della Nato divenuta indispensabile per potere stabilizzare quanto più è possibile l'area Euro-atlantica. Il secondo è costituito dalla accresciuta importanza dell'area centro-asiatica. Il terzo dalla riduzione della importanza strategica in ambito internazionale della Europa nel suo insieme. Sull'altro piatto della bilancia, secondo i dati forniti dal rapporto SIPRI, il maggiore peso politico-militare acquisito dalla Russia nel 2001 le ha fatto scavalcare gli Stati Uniti come maggiore esportatore mondiale di armamenti e si è attestata al primo posto con un incremento nelle esportazioni pari al 24 percento rispetto all'anno precedente. La Cina invece è il maggiore importatore con un 44 percento in più rispetto al 2000 e 50 percento di importazioni in più solo dall'India. Un dato relativamente positivo, sempre secondo l'Istituto di Stoccolma, è quello che riguarda i conflitti del 2001. Il numero totale nel 2001 è stato di 24, in 22 aree, contro i 25 in 23 aree nell'anno precedente. Giovanni Bernardi |