Anno 2002

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La nuova e-bomb britannica per paralizzare Saddam

Giovanni Bernardi, 1 settembre 2002

La prossima campagna contro l'Iraq potrebbe essere ricordata dagli studiosi di strategia militare come la prima guerra - diciamo così - pulita. Secondo fonti più che attendibili, in una località segreta del sud ovest della Gran Bretagna si sarebbero raggiunti risultati significativi dallo studio di un nuovo tipo di ordigno a radio frequenze. La E-bomb (così viene semplicemente detta) sarebbe in grado di emettere onde radio ad alta intensità paragonabili alle emissioni elettromagnetiche delle esplosioni nucleari. L'effetto è quello di produrre danni irreversibili in tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche che si trovano nel raggio di azione utile della esplosione senza procurare danni né a persone né a infrastrutture. Si salvano dai danneggiamenti solo le reti a fibre ottiche. Gli obiettivi primari di questo nuovo tipo di ordigno sarebbero costituiti dai siti di lancio, produzione e immagazzinamento di armi biologiche e chimiche e dai centri di comando e controllo. Obiettivi secondari potrebbero essere i siti radar di avvistamento aereo e i comandi di unità campali. Infine, rientrano nell'ambito d'impiego della e-bomb anche le emittenti televisive e radiofoniche, le reti telefoniche ed elettriche e tutti i computer.

Pur avendo una chiara rilevanza strategica in tutti i settori elencati, la bomba a radiofrequenze si rivela particolarmente efficace (nella specifica situazione irachena) nei confronti dei siti di lancio di missili Scud che possono trasportare bombe chimiche e biologiche. Saddam sa che non ha niente da perdere, infatti, e l'impiego di queste armi può rientrare nei suoi piani più che una difesa convenzionale come quella tentata nel 1991. La necessità primaria da parte delle forze attacanti è quella di conoscere con assoluta precisione le coordinate dei siti e di monitorare gli eventuali spostamenti di quelli mobili, oltre che fare una selezione tra quelli veri e quelli finti costruiti per ingannare l'osservazione avversaria. E' quindi più che credibile l'impiego di pattuglie di ricognizione a lungo raggio (impropriamente dette forze speciali) statunitensi e britanniche già da tempo in territorio iracheno (Analisi Difesa lo ha annunciato da mesi).

Per quanto riguarda i siti di produzione e immagazzinamento delle armi biologiche e chimiche, inoltre, è da escludere categoricamente l'impiego di armi convenzionali in quanto le esplosioni procurerebbero danni collaterali di tale entità da rendere necessarie lunghe e costose bonifiche prima di potere rioccupare le aree con insediamenti umani. Senza contare che gli effetti si potrebbero addirittura ritorcere contro le forze attaccanti. La nuova arma a radiofrequenza perciò, oltre che essere genericamente adatta nei confronti di tutta una serie di obiettivi di importanza strategica, si rivela provvidenziale e - diciamo pure - "specializzata" contro il sistema di produzione e proiezione delle armi di distruzione di massa.

Lo scenario che si profila nella campagna contro l'Iraq di Saddam dipende molto dalla disponibilità in termini numerici della nuova arma e dalla possibilità di montarla su vari tipi di vettori. Se il numero di armi sarà limitato, probabilmente gli obiettivi sui quali verrà indirizzata saranno le rampe di lancio dei missili Scud, mentre gli altri obiettivi saranno battuti dalle armi convenzionali. Se le forze anglo-americane disporranno di un numero di e-bomb adeguato a maggiori esigenze, si possono ipotizzare altri interventi sulla base della priorità assegnata agli obiettivi. In primo luogo, verso postazioni radar e centri di comando e controllo, sostenuti dall'attacco contro le forze aeree al suolo. Scopo: acquisire il controllo dello spazio aereo. Questa prima fase vedrebbe quindi l'attacco contemporaneo a basi aeree, centri di comando e controllo e rampe di lancio.

Se la disponibilità di bombe a radiofrequenze sarà maggiore, a questa prima fase potrà seguire un attacco massiccio contro l'obiettivo strategico maggiore: Bagdad. L'azzeramento delle comunicazioni via cavo e a radiofrequenze avrebbe come conseguenza l'impossibilità da parte di Saddam di dare ordini alle forze armate e di comunicare con la popolazione. Questo avrebbe un forte impatto psicologico sia sui combattenti sia sulla gente comune. La struttura politica e militare si sgretolerebbe perché senza strumento di comando e controllo e senza fare sentire la sua voce o vedere il suo volto il dittatore sarà come morto. Lo sa bene Al Qaeda che per fare continuare a "vivere" Osama bin Landen periodicamente dirama registrazioni video con la sua immagine.

Una questione importante si pone con l'impiego della nuova arma a radiofrequenze: l'accertamento dei risultati conseguiti. Dopo i bombardamenti convenzionali, i danni prodotti sul nemico vengono accertati mediante la ricognizione aerea e satellitare. Questo dà la possibilità di modulare gli attacchi successivi sulla base degli effetti conseguiti ed eventualmente di dirigere le forze su altri obiettivi. La ricognizione convenzionale non è efficace però per accertare i danni prodotti dalla bomba a radiofrequenza. Occorre quindi disporre di adeguati strumenti per l'intercettazione di emissioni com e non-com (radar, aerei attrezzati…). Questa necessità innescherà una serie di nuove procedure tecniche che dovranno allo stesso tempo essere sperimentate e impiegate. Non sarà un compito facile.

Per quanto riguarda i vettori, si può escludere che la e-bomb costituisca carico utile di ordigni a gravità, mentre l'ipotesi più credibile è che sia montata su missili guidati (impropriamente detti intelligenti) lanciati da cacciabombardieri, su missili da crociera lanciati da navi o su aerei non pilotati (UAV, Unmanned Aerial Vehicles). Uno di questi è il Prèdator, impiegato già nei Balcani e in Afghanistan per la ricognizione aerea. Infine si può ipotizzare che l'impiego del nuovo tipo di ordigno procurerà una ridefinizione in sede di pianificazione degli obiettivi battuti dagli ordigni guidati, reindirizzandone l'impiego verso quelli battuti da bombe a gravità, riducendo quindi drammaticamente l'impiego di queste ultime.



Giovanni Bernardi


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