Anno 2002

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Lo scioglimento dell'AMF della NATO

Giovanni Bernardi, 2 settembre 2002

L'ultima vittima in ordine di tempo dell'11 settembre è la Forza di reazione immediata della Nato. Nota con l'acronimo di AMF(L) (Allied Command Europe Mobile Force Land, Forza Mobile Terrestre del Comando Alleato in Europa), fu costituita ad Heidelberg in Germania nel 1960 e per oltre 40 anni è stata il simbolo della solidarietà delle nazioni appartenenti alla Nato e della ferma intenzione di difenderne i confini reagendo con immediatezza a qualunque minaccia di aggressione.

Stando alle comunicazioni ufficiali, la decisione è stata presa il 19 luglio dal Defence Planning Committee (Comitato di pianificazione della Difesa) sulla base delle raccomandazioni delle Autorità militari della Nato. La notizia dello scioglimento è stata diramata però solo il 12 agosto con uno scarno comunicato dell'Alleanza che fissa anche la data della cerimonia: 30 ottobre 2002.

Nello stesso comunicato viene precisato che la decisione riflette i progressi fatti con la messa in atto del nuovo concetto strategico della struttura delle Forze della Nato. "Questo - aggiunge il comunicato - è basato sul principio di rischieramento rapido di comandi e unità multinazionali e flessibili, una volta esclusività di AMF(L) e ora caratteristica di tutte le Forze; quindi la struttura di comando e controllo della AMF(L) può essere sciolta mentre le unità assegnate rimarranno disponibili per l'impiego in ambito Nato".

Per come viene presentata, la decisione della Nato di sciogliere AMF(L) non è convincente per almeno due motivi visibili e uno nascosto. Il primo riguarda la sostanziale differenza tra reazione rapida e reazione immediata. Attualmente, secondo quanto previsto dalla dottrina, la Nato dispone del Corpo d'armata di reazione rapida (ARRC) e della Forza di reazione immediata (AMF-L). Altri comandi (tra cui quello di Solbiate Olona che sarà validato entro la fine dell'anno) promettono di essere in grado di rispondere alle esigenze della nuova dottrina (impiego rapido e flessibile di forze multinazionali).

Ma "impiego rapido" in termini di grandi unità significa "non meno di un mese". AMF(L) invece è in grado di rischierare in 72 ore il Comando, il battaglione di supporto, una compagnia per ogni battaglione di fanteria e l'unità di rigognizione. Il rimanente della forza (in totale 12 battaglioni di fanteria, 8 batterie di artiglieria, una compagnia mortai e varie unità di supporto tattico e logistico) è rischierabile in 7 giorni. E' evidente quindi che AMF(L) è proprio l'unità che meglio si adegua alla nuova dottrina. Tra l'altro, le continue esercitazioni svolte in comune tra i reparti delle 17 nazioni che la compongono (ne sanno qualcosa gli alpini del gruppo tattico Susa, che ne fanno parte) l'hanno fatta diventare effettivamente omogenea e coesa.

Il secondo motivo riguarda la preparazione alla campagna contro l'Iraq. Per riuscire a mettere insieme quello che dovrà essere un corpo di spedizione di 20/30.000 uomini, il Regno Unito ha deciso di riformulare i propri impegni internazionali: riduzione dei contingenti in Afghanistan e in Bosnia, cancellazione di impegni alle esercitazioni Nato in autunno, ritiro del proprio contingente di 1.500 uomini da AMF(L). Ed è qui il punto. Venendo a mancare il 25% della forza di 6.000 uomini e poiché nessuna nazione è obbiettivamente in grado di rimpiazzarla, AMF(L) muore. La prima osservazione potrebbe essere che si può evitare di farla morire contando di riassegnare il personale UK al termine della esigenza Iraq. Una ragione nascosta, però, impedisce di cercare questa soluzione.

Di fronte alla esigenza impiegare la forza con immediatezza ed efficacia in ambito internazionale gli Stati Uniti rifiutano l'idea di affidarsi a forze multinazionali il cui impiego debba dipendere dalla decisione di troppi Governi e la cui efficacia militare debba essere condizionata dalla presenza di troppe nazionalità e troppe lingue nei comandi. Il Regno Unito è la sola nazione che abbia uomini "spendibili" e che parlano la stessa lingua (quasi) degli americani. Del resto, lo ha dimostrato la campagna in Afghanistan: i primi a intervenire al fianco degli americani sono stati i britannici.

Inoltre, la politica estera del Presidente Bush è chiara: gli Stati Uniti sono la sola potenza mondiale e intervengono nelle crisi mondiali; per quanto riguarda le crisi regionali ci pensino le potenze regionali (Russia, Cina, Europa). Con l'URSS defunta, la Russia nella Nato e le altre nazioni europee che fanno la fila per entrarvi anche le aree di esercitazione di AMF(L) hanno perso significato strategico e, per quanto riguarda il Presidente degli Usa, se ci dovesse essere un'altra crisi in Europa se la vedano pure gli europei. Probabilmente, senza gli attentati dell'11 settembre, AMF(L) avrebbe continuato a vivere indisturbata per un po' di tempo ancora. La guerra contro il terrorismo e la politica estera di Bush (non la strategia della Nato) ne hanno decretato la morte.



Giovanni Bernardi


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