Anno 2002

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Emergenza mine: ancora troppe vittime a 5 anni dal trattato

Giovanni Bernardi, 19 settembre 2002

Sono più di trentaquattro milioni le mine immagazzinate e distrutte da sessantuno nazioni negli ultimi dodici mesi. In questi sono inclusi sette milioni di ordigni resi inoffensivi lo scorso anno. Il dato è stato diffuso dalla organizzazione ICBL (International Campaign to Ban Landmines) e si riferisce al quinto anno successivo al trattato di bando delle mine terrestri, negoziato a Oslo e firmato a Ottawa nel 1997. Secondo ICBL, l'esportazione di mine è quasi terminata del tutto, il numero dei paesi produttori è sceso da cinquantacinque a quattordici, vi sono stati meno incidenti che nel passato e l'uso di mine anti-personale è diminuito in modo significativo. Inoltre, secondo i dati a disposizione, solo nove nazioni hanno usato mine negli ultimi dodici mesi rispetto alle tredici dell'anno precedente. In particolare, due di queste (Angola e Sri Lanka) ne hanno interrotto l'uso grazie al cessate-il-fuoco del 2002.

Nell'ultimo anno otto nazioni hanno aderito al trattato e in queste ne sono incluse tre che ne hanno usate di recente (Angola, Repubblica Democratica del Congo ed Eritrea) e altre due (Nigeria e Cile) sono considerate nazioni di riferimento regionale. A tutt'oggi, il trattato ha ricevuto l'adesione da parte di 125 stati e 18 lo hanno firmato ma i rispettivi parlamenti non lo hanno ancora ratificato. Altri dodici stati hanno dichiarato di avere intenzione di aderirvi nel prossimo futuro, tra questi: Afghanistan, Grecia, Indonesia, Turchia e Yugoslavia.

Dall'altra parte della barricata, tra i paesi che non hanno aderito al trattato, India e Pakistan stanno raccogliendo le critiche del mondo intero per il massiccio impiego di mine che continua tuttora lungo il confine in comune. Secondo stime recenti che fanno riferimento al numero di incidenti occorsi a civili, questa sarebbe l'area più inquinata in assoluto del mondo intero ed è probabile che la semina di campi minati avvenuta in questi ultimi tempi abbia superato di gran lunga quelle del passato.

Nel mirino del monitoraggio di ICBL sono anche Russia, Nepal, Somalia e Georgia che sulla base dei dati disponibili dovrebbero avere posato una certa quantità di campi minati nell'ultimo anno. Anche in Afghanistan i rapporti dicono che è stato fatto un uso estensivo di mine sia da parte delle forze talebane, sia da parte dell'Alleanza del Nord, mentre non vi sono rapporti che riguardano l'eventuale uso da parte delle forze statunitensi e alleate. Per quanto riguarda l'Iran, contrariamente alla moratoria alla esportazione dichiarata a gran voce, sembra che abbia fornito un gran numero di ordigni alle forze talebane e ad altre organizzazioni sovversive nel mondo. Dimostrazione di questo è che gli addetti alla bonifica dei campi minati in Afghanistan stanno rinvenendo molte mine prodotte in Iran negli anni 1999 e 2000.

Tra le nazioni firmatarie del trattato antimine, il Tajikistan attira la preoccupata attenzione della organizzazione ICBL in quanto non ha prodotto alcun rapporto sulle attività effettuate, non ha adottato provvedimenti di legge, non ha iniziato né pianificato la distruzione e addirittura ne avrebbe consentito l'uso sul proprio territorio alle forze della 201^ divisione russa di stanza in Tajikistan.

Nel 2001, sono avvenuti incidenti dovuti a mine e altri ordigni inesplosi in 69 nazioni, la maggior parte delle quali (46) non è in stato di guerra. Quelli registrati sono circa 8.000 per anno, ma poiché gran parte degli incidenti non sono riportati, si stima che il totale delle persone coinvolte in esplosioni di ordigni oscilli tra 15.000 e 20.000. Né si prospetta una riduzione degli incidenti in quanto il numero di bombe e mine nel mondo è stimato sull'ordine delle centinaia di migliaia e occorreranno molti anni di bando totale e di attività intense di bonifica per cominciare a vedere dei risultati significativi. Ma l'attenzione degli stati al problema è poca, le operazioni di bonifica sono sempre più devolute a organizzazioni non governative e i finanziamenti scarseggiano.


Giovanni Bernardi