Anno 2002

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Praga e la cura dimagrante della struttura militare NATO

Giovanni Bernardi, 6 dicembre 2002

I diciannove Capi di Stato e di Governo che si sono riuniti a Praga il 21 e 22 novembre hanno pubblicato un documento (Prague Summit Declaration) che è destinato a tracciare la rotta della nuova Nato per almeno i prossimi dieci anni. L'invito a Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia è il primo punto del documento del summit che prosegue sulla via intrapresa dal summit di Washington (invito a Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria) e la dichiarazione di Roma (approvazione del Consiglio Nato-Russia). L'invito alle sette nazioni avrebbe avuto maggiore peso nel documento se gli avvenimenti dell'ultimo anno non avessero fatto cambiare il corso della Storia verso la mobilitazione contro il terrorismo e quindi verso una trasformazione della struttura militare dell'Alleanza. Vale perciò la pena di ripercorrere il documento - almeno nei suoi punti più significativi - per dare il giusto peso a ciascuna delle decisioni prese.

Al punto 3 si fa un dovuto e indispensabile riferimento alla data dell'11 settembre per dare lo spunto alle necessarie motivazioni che hanno condotto alla approvazione di un pacchetto di misure basate sul Concetto Strategico che hanno lo scopo di rafforzare la capacità di sicurezza alle forze armate, alle popolazioni e ai territori dell'Alleanza da qualunque tipo di attacco esterno, incluso quello terroristico, con misure bilanciate ed efficaci. Il punto 4 è il cuore del documento e si articola su una premessa e sette paragrafi. Nella premessa sottolinea il fatto che gli sforzi per trasformare e adattare l'Alleanza non devono essere percepiti come una minaccia ad alcuna nazione o organizzazione ma come una intenzione di proteggere popoli e territori. Afferma quindi che la Nato deve essere in grado di mettere in campo forze che possano muovere rapidamente ovunque viene loro richiesto a qualunque distanza e per lungo tempo prevedendone l'impiego in ambiente con minaccia nucleare, biologica e chimica.

Seguono le decisioni prese. Come prima misura, occorre creare una forza di risposta (Nato Response Force - NRF) con unità tecnologicamente avanzate, flessibile, schierabile, interoperabile e sostenibile che includa forze terrestri, navali e aeree pronte a muovere velocemente ovunque ce ne sia bisogno. La Forza avrà una iniziale e parziale operatività il più presto possibile e comunque non oltre l'ottobre dell'anno 2004 per diventare completamente operativa entro l'ottobre 2006.

La seconda misura è molto impegnativa e consiste nell'alleggerire, e quindi riformare, tutta la catena di comando dell'Alleanza. Ci saranno due comandi strategici: uno operativo e uno funzionale. Quello operativo, dislocato in Belgio (verosimilmente frutto della trasformazione dell'attuale comando supremo di Mons), avrà alle dipendenze due comandi interforze (Joint Force Command, Napoli e Brunssum) in grado di generare un comando terrestre (Combined Joint Task Force, CJTF) e uno snello comando navale con le stesse caratteristiche di multinazionalità e pluriarma (uno di questi sarà quello di Solbiate Olona che attualmente è in fase di validazione).

Il comando strategico funzionale (detto di trasformazione) sarà dislocato negli Stati Uniti e avrà una presenza in Europa. Sarà responsabile della trasformazione e della evoluzione delle capacità militari e della interoperabilità in collaborazione con il comando operativo di Mons (in effetti la funzione non è ben chiara e la sovrapposizione di compiti tra i due comandi strategici potrebbe generare più confusione che altro).

Il paragrafo successivo della dichiarazione è quello che dal punto di vista finanziario impegna maggiormente le nazioni alleate che, si afferma, si impegnano a migliorare le loro capacità nei campi di: difesa nucleare, chimica, biologica, radiologica; intelligence, sorveglianza del campo di battaglia e acquisizione obiettivi; sorveglianza aria-terra; comando, controllo e comunicazioni; efficacia nel combattimento, come il munizionamento guidato di precisione la neutralizzazione delle capacità di difesa aerea del nemico; trasporto aereo e navale; rifornimento aereo; supporto al combattimento e logistico (l'Italia, se non vuole precipitare al rango di manovalanza del dopo-operazioni dovrà decidersi a investire somme significative nella ricerca e sviluppo delle industrie della Difesa)

Terminato il nocciolo del documento, questo si dedica alle promesse. Albania e Macedonia saranno prese in considerazione per il prossimo allargamento (non prima della fine del decennio); Croazia è anche nella lista ma deve prima incrementare le riforme e risolvere questioni sospese con il Tribunale criminale internazionale della ex-Yugoslavia. Per quanto riguarda Bosnia Herzegovina e Yugoslavia si parla solo di partecipazione al programma di Partenariato.

Il documento si avvia quindi alla conclusione impiegando belle parole (nessuna decisione concreta) nei confronti del Dialogo Mediterraneo, dei rapporti con Unione Europea e Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Per quanto riguarda le operazioni in atto, Amber Fox (Macedonia) viene prolungata oltre il 15 dicembre per un periodo limitato in attesa che l'Unione Europea sia in grado di rilevarla; ISAF in Afghanistan, dopo l'attuale leadership turca, sarà rilevata congiuntamente da Germania e Olanda.


Giovanni Bernardi