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| Anno 2002 | |
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L'attacco all'Irak potrebbe portare a rischio di destabilizzazione anche l'Iran. Le recenti proteste degli studenti universitari contro il Presidente Khatami, le promesse e non ancora attuate riforme di quest'ultimo insieme con l'ambigua politica nei confronti degli studenti stessi sommate al cronico anti-americanismo dell'ayatollah Khamenehi sono gli elementi di una grave turbolenza che sta scuotendo la società iraniana e potrebbero trovare sbocco nel dopo Saddam.
Dai primi di dicembre gli studenti delle università di Tehran, che non hanno dimenticato la rivolta del 1999 soffocata nel sangue, hanno portato in piazza una serie di proteste per sostenere la posizione del professore Hashem Aghajari, accusato di avere pronunciato un discorso blasfemo e che per questo rischia la pena di morte. Le proteste sono indirizzate anche contro la detenzione del leader degli studenti Ali Afshari. Secondo attenti osservatori della situazione iraniana, la posizione degli studenti rischia di diventare più radicale col tempo che passa, soprattutto in considerazione delle accuse mosse nei confronti del Presidente Khatami per non avere condotto in porto le riforme richieste dai giovani universitari. Anche un portavoce del Parlamento ha affermato che il Governo di Khatami rischia di perdere la fiducia degli studenti. "Le richieste di riforme sono condivise dalla maggioranza della popolazione - ha detto all'agenzia di Stato IRNA il portavoce - e non sono solo degli studenti". Questi, durante le numerose manifestazioni, hanno perfino invocato le dimissioni del Presidente che al momento della rielezione aveva infiammato gli animi perché ritenuto un riformatore. Ma la pressione a cui è sottoposto dalla parte integralista islamica del potere evidentemente non gli consentono di muoversi così come vorrebbe. Nelle manifestazioni - come è oramai norma - si è infiltrato un gran numero di agenti segreti non controllati ufficialmente dallo Stato e appartenenti a due organizzazioni islamiche (Ansar-i-Hizbullah e Basij) che svolgono volontariamente un servizio d'ordine di guardia alla rivoluzione Khomeinista. Rigidamente con barba fitta e vestito scuro fino a poco tempo fa, oggi si confondono meglio con i dimostranti in quanto vestono abiti di colore diverso e hanno il viso rasato. La polizia e i servizi di sicurezza conoscono bene ciascuno di questi guardiani ma l'accusa rivolta alle forze dello Stato è quella di non essere mai intervenute per riportare il servizio d'ordine nell'ambito della legalità. Inoltre, il Governo, anche volendo, non può imporre la propria volontà alla polizia e ai servizi in quanto questi sono sotto il controllo delle fazioni integraliste. Ulteriori critiche del Parlamento nei confronti del Governo sono dovute alla non chiara politica nei confronti della situazione in Iraq. Il 17 dicembre si è conclusa a Londra la conferenza dei partiti di opposizione a Saddam Hussein che ha raggiunto l'accordo di formare un corpo di 65 membri incaricati di condurre l'Iraq alla stabilizzazione e alla formazione di uno Stato federale nei due anni successivi alla caduta del dittatore. La conferenza è stata "disturbata" e la conclusione ritardata di un giorno dalla pretesa del gruppo di opposizione al regime irakeno SAIRI (appoggiato dagli ayatollah iraniani) di avere ben 13 posti nel Comitato di Coordinamento del dopo Saddam (FCC: Follow-up and Co-ordination Committee). Di fronte alla provocazione la posizione degli Usa e delle organizzazioni internazionali è stata ferma e il SAIRI è stato invitato ad adeguarsi alle decisioni dell'assemblea riunita a Londra. L'alternativa è quella di rimanere tagliato fuori dal processo del dopo Saddam. La politica antiamericana degli ayatollah non ha condotto a nessun risultato positivo dal punto di vista politico al termine della guerra in Afghanistan. Se lo stesso atteggiamento dovesse perdurare anche nei confronti della situazione in Iraq, non si fa fatica a immaginare che l'Iran avrà poca o nessuna influenza nella ricostruzione che sarà gestita dai partiti di opposizione e dalle organizzazioni internazionali. A questo punto, con il vicino Iraq avviato verso la stabilità e la democrazia, l'atteggiamento degli studenti universitari potrebbe volgere verso una radicalizzazione della protesta e allo stato attuale non si può escludere che il movimento abbia già deciso di passare alla clandestinità. Giovanni Bernardi |