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| Anno 2002 | |
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Nel sottofondo non apertamente dichiarato delle opinioni comuni ho avvertito negli ultimi anni una certa critica per tutto ciò che è relativo al cosiddetto Mondo Occidentale costituito da: USA (primus inter pares) e altri paesi ricchi, tra cui il nostro e il Giappone che, pur essendo nell'altra metà del globo e di tutt'altra cultura, ha adottato modelli di gestione politici, economici e sociali noché mentalità occidentali.
Dopo l'11 settembre questa critica si è trasformata in avversione vera e propria e paradossalmente, nonostante ci sia un'unanime condanna del terrorismo, la colpa viene addossata principalmente agli USA che, colpevoli di condurre una politica egemonica, definiti nazione accentratrice e tiranna, sono ritenuti i maggiori responsabili dell'innesco della catena di atti terroristici che vengono condotti in ormai tutto il mondo. Il resto del Mondo Occidentale, colpevole di essere ricco, di sostenere direttamente o indirettamente la politica americana e di ignorare i bisogni dei paesi poveri, viene additato come complice. A questa critica/avversione si aggiunge anche una certa ammirazione per i protagonisti di questi atti terroristici. Non per le azioni in sé e per sé che vengono sempre condannate, ma per questi personaggi che, compiendo queste azioni eclatanti, si suppone siano sostenuti da una fede per un ideale. Ideale che, per la assoluta noncuranza sulla metodologia di scelta dei mezzi per l'attuazione degli atti terroristici e sul costo in termini di vite umane compresa la loro, viene ritenuto per questi motivi "Forte e Grande". La conseguente percezione che ho avvertito è che uccidere un bambino tedesco in vacanza nell'isola di Bali con in suoi genitori sia giustificato e in un certo qual modo lecito, mentre preparsi a una guerra preventiva contro uno stato canaglia sia contro i diritti umani e quindi illecito. Io, grazie a Dio, vivo nel Mondo Occidentale. Non sono un filoamericano e, stando a quello che ci viene "trasmesso" dai sistemi mediatici attuali, non mi sento di condividere e tanto meno criticare - principalmente per incompetenza in materia - la politica del Presidente Bush. Sono convinto che gli USA, così come i suoi "complici" occidentali, non siano privi di lati scuri (per non dire loschi) ma sono altrettanto convinto che questo Mondo Occidentale sia quanto di meglio ci possa essere sulla terra al momento. Intendo come qualità della vita, cultura, gestione del patrimonio pubblico, cura e attenzione per l'ambiente, rispetto dei diritti umani, parità di diritti per entrambi i sessi (per non parlare di quelli di sesso indefininto). Se il Mondo Occidentale è e ha tutto questo, il merito non è solo dovuto al fatto che ha molte risorse, siano esse naturali o derivate; non è solo dovuto al fatto che compra (per alcuni ruba) altre risorse ai paesi poveri e - sempre per i soliti alcuni - sfruttandoli; e non è solo dovuto alla Divina Provvidenza se ha contribuito ad "illuminare" certe menti ma anche - e soprattutto - grazie a una classe dirigente, politica e industriale derivanti da una civiltà che ha saputo svilupparsi ed evolversi in termini di cultura e mentalità; che nonostante tutte le sue "rogne" ha saputo e sa come "mandare avanti la carretta". Di conseguenza (sarò cinico, è vero) ma non mi sento di sollevare nessuna accusa né tanto meno di affossare le politiche attuali che, alla luce del particolare momento geo-politico mondiale, hanno sicuramente una loro ragion d'essere. Le mie critiche hanno un'altra direzione. La mia prima critica va a tutte quelle nazioni - o meglio alla dirigenza delle stesse - che non hanno saputo e tutt'ora non sono in grado di adottare (si badi bene al termine che uso) "modelli mentali occidentali" per il bene delle loro genti. Questa incapacità ha fatto si che questi paesi si siano fermati nel tempo se non - in alcuni casi - abbiano fatto addirittuta un salto indietro. Le realtà politiche, economiche e sociali che si sono venute a creare in questi luoghi hanno permesso che problematiche secolari continuassero a non trovare soluzione, perpetuando nel tempo situazioni di instabilità. Arrivando a noi, assistiamo ora alla esasperazione di quei gruppi di personaggi che, in nome di ideali politici sostenuti da fede religiosa, nobili quanto si vuole ma completamente distaccati dalle esigenze umane, seminano morte e distruzione nel mondo. Pazienza: ognuno è libero di pensare, credere e quindi vivere come meglio gli pare. Ma la tragedia è che questi personaggi coinvolgono, nella loro comprensibile ma disennata manifestazione di disperazione, uomini, donne e bambini che non hanno nulla a che fare con il loro stato di arretratezza mentale e culturale e con le loro cause. Ed è questo, solo questo, che mette questi personaggi al di fuori della dignità e del rispetto umano. Al di fuori degli aventi diritto a essere ascoltati. E qui va la mia seconda critica: possibile che questi personaggi non trovino altri mezzi, che non siano il ferro ed il fuoco, per far sentire la loro voce e reclamare i loro (che nessun occidentale attualmente nega loro) diritti? E` mai possible che il dialogo sia solo ed esclusivamente un dovere degli occidentali/ricchi? Se con i soldi degli occidentali/ricchi (aggiungo per inciso: tutti i paesi poveri ricevono attualmente aiuti da quelli ricchi in diverse forme, ma questi aiuti sono quasi sempre gestiti male dalle dirigenze locali) invece di comprare un fucile mitragliatore si fosse comperato un attrezzo da lavoro o una radio per divulgare il loro messaggio al mondo, non sarebbe stato meglio? La mia terza critica va ora a chi giustifica e/o ammira questi personaggi: come si fa ad ammirare gente che, ispirata - sia pure - da comprensibili ideali, persegue obiettivi politici, economici, sociali e culturali che sono completamente diversi da quelli nostri, se non addirittura contro? Non si rendono conto questi ammiratori, sostenitori di un ormai sfruttatissimo concetto di solidarietà universale, quanto mai astratto e ipocrita di matrice catto-comu-turistica, di ammirare e appoggiare chi per primo farebbe loro del male? Chi per primo toglierebbe loro tutti i diritti, specie quelli relativi alle donne e alla libertà di culto? Si rendono conto questi "funs" da concerto allo stadio di cosa stanno parlando? Si rendono conto di cosa c'è dietro a tutto quello che sta accadendo nel mondo? Si rendono conto delle implicazioni di ogni atto politico e militare che questi fenomeni potranno comportare, e che non è solo quello di una guerra con l'Iraq o il bombardamento di un montarozzo chiamato Tora Bora? E ancora: chi è più cattivo, un soldato americano che bombarda una fabbrica di armi chimiche (anche presunta ma sempre un obiettivo militare) in Iraq o un terrorista che, di qualsiasi provenienza politica e religiosa, fa o si fa saltare in aria in un supermercato (è un obiettivo militare?) di un paese occidentale? La critica, così come la libertà di pensiero, è un diritto. Ma non bisogna farsi prendere dall'abbrivio emozionale di massa e prendersela sempre con chi non si teme. Io credo che dovremmo, e includo anche me stesso nel mucchio, guardarci bene attorno per vedere, capire, comprendere a fondo ciò che i nostri padri ci hanno lasciato. Certo non è forse quello che ci aspettavamo né quello che vorremmo ma è sempre un qualcosa che altri non hanno. E quello che i nostri padri ci hanno lasciato non lo hanno costruito uccidendo bambini nei supermercati o negli alberghi. Dobbiamo toglierci di dosso la polvere sessantottina che ancora non ha finito di volare nell'aria e dobbiamo guardare e studiare cosa è stato fatto negli ultimi tremila anni. Dobbiamo valutare bene l'importanza dei maggiori fatti storici e sociali che hanno fatto si che noi ora si possa stare qui a confrontarci, esprimendo le nostre idee liberamente e senza il timore che qualcuno vestito di nero ci venga a prendere nel cuore della notte per portarci all'inferno. Facendo questo, inoltre, potremo accorgerci prima della condizione di certe nazioni e popolazioni, e quindi non trovarci impreparati ad aiutarle. L'alternativa è finire come quei personaggi di cui sopra che vivono come (e dove) vivono e che, accortisi che ci può essere una vita migliore, ora reclamano la loro parte e non sapendo come fare e non accontentandosi di quello che ricevono dagli altri, reagiscono nel modo sbagliato. Certo non è semplice, ma i nostri nonni quando andarono in America cento anni fa erano più o meno nelle stesse condizioni, se non peggiori, ma hanno saputo essere umili, hanno saputo accettare un nuovo modello di vita, si sono adattati a nuove mentalità e sono riusciti. Parlo di quelli buoni ovviamente. Gli altri, quelli che hanno fallito, sono stati rispediti in Italia. (*) Tenente colonnello dell'Esercito italiano |