Anno 2003

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Forze Armate italiane, legittimazione e consenso

Franco Apicella, 7 novembre 2003

Fanno riflettere alcune frasi che il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha pronunciato lo scorso 4 novembre durante il suo intervento alla cerimonia di consegna delle insegne dell'Ordine Militare d'Italia. Due passaggi in particolare, rivolti ai giovani delle scuole militari, evidenziano un pragmatismo ben lontano da quella retorica patriottarda con cui il buonismo pacifista si compiace di etichettare ogni manifestazione militare.

Il Presidente indica le missioni di pace come "una vera e propria nuova fonte di legittimazione sociale per le Forze Armate della Repubblica", constatando il maggiore apprezzamento che il loro lavoro riscuote presso gli italiani. Può sembrare strano che le Forze Armate di una nazione democratica abbiano bisogno di legittimazione sociale: esse sono istituzioni previste dagli ordinamenti costituzionali e parte integrante dello Stato, non certo da lasciare in balia del consenso mutevole della pubblica opinione.

Forse il Presidente ha voluto dire questa frase più come cittadino che come massima carica dello Stato. Piaccia o no, è innegabile che le Forze Armate italiane dal dopoguerra a oggi siano state per gran parte della popolazione semplicemente tollerate, quando non invise. Anche la coscrizione obbligatoria ha contribuito a tenere vivo questo atteggiamento. Il consenso, il sentirsi accettati è invece fondamentale per i giovani e, visto che il Presidente si rivolgeva a giovani militari, la sua annotazione diventava importante, anche al di fuori del rigore istituzionale.

Spingendosi ancora oltre, su un terreno familiare più ai giovani che ai militari, il Presidente ha citato la ricerca di una autorevole organizzazione pacifista, l'Archivio del Disarmo, secondo cui "…dal 1994 a oggi la fiducia nelle nostre Forze Armate è salita dal 36 per cento a oltre il 67 per cento". Questo non è solo il linguaggio dei giovani e forse il Presidente ha voluto cogliere l'occasione per una sottolineatura fuori della formalità ma di forte presa sulla pubblica opinione. Chiunque altro lo avesse fatto sarebbe stato un intervento maldestro.

Nell'Italia di quelli che la chiamano "questo paese" può essere necessario usare un linguaggio diverso da quello dell'ufficialità per essere capiti e il Presidente Ciampi è una persona che vuole farsi intendere, soprattutto dai giovani. Il rischio però è quello di trasmettere un segnale istituzionalmente distorto che può essere assunto come modello anche da chi non è capace di interpretarlo nella maniera corretta.

Nell'ultima parte del suo intervento il Presidente si rivolge direttamente al Ministro della Difesa e lo fa nelle vesti di colui che, secondo la Costituzione, ha "il comando delle Forze Armate". Del tutto attinente quindi alle sue funzioni istituzionali il richiamo a "un generale miglioramento e ammodernamento dei mezzi e delle tecnologie". Non è cosa da poco che il Presidente della Repubblica porti pubblicamente all'attenzione del ministro della Difesa le esigenze materiali delle Forze Armate, pur attenuandone l'urgenza con la constatazione che è già in atto "il miglioramento della qualità professionale".

La concretezza e la pertinenza dell'intervento del Presidente della Repubblica non saranno certo sfuggite a chi fa il mestiere delle armi. C'è da sperare che, di pari passo a quel consenso in aumento, vada anche la capacità di intendere i veri problemi delle Forze Armate.

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