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| Anno 2003 | |
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Mentre la strana diarchia che detiene il potere in Iran - presidente Khatami e ayatollah Khamenei - continua a giocare d'astuzia con l'agenzia nucleare dell'ONU (AIEA), quello che alcuni chiamerebbero il paese reale offre un dato sorprendente: il 60% degli iscritti alle università negli ultimi cinque anni è costituito da donne. E' un forte segno di emancipazione, in assoluto positivo, che nasce per effetti imprevisti della stessa rivoluzione islamica e viene guardato con sospetto dagli ambienti conservatori che lo associano al fenomeno più ampio della contestazione giovanile e studentesca.
L'Iran aveva già, anche prima del 1979, una classe media sufficientemente modernizzata. Esistevano tuttavia famiglie più tradizionaliste che non mandavano le proprie figlie alle scuole e alle università perché gli insegnanti erano maschi o le scuole non erano di osservanza islamica. Caduti questi impedimenti con la rivoluzione e la conseguente islamizzazione della pubblica istruzione, si è resa possibile una sorta di emancipazione culturale i cui risultati in termini numerici non si fermano solo alla percentuale di donne che frequentano le università. Infatti, nelle elezioni del febbraio 2000 erano in lizza 504 candidate, con un aumento del 60% rispetto alle elezioni del 1996. Le donne sono anche presenti nella amministrazione giudiziaria con 7.000 giudici e nell'istruzione con 11.000 insegnanti. E' un fenomeno importante che non manca di suscitare evidenti perplessità o addirittura ostruzionismo in alcuni ambienti che chiedono di stabilire quote di accesso per le donne alle università. Non solo, sembrerebbe anche esserci un velato ostracismo verso le donne istruite che trovano difficoltà a sposarsi proprio per effetto della loro condizione più emancipata. Altri ancora sono i risvolti di questo fenomeno. Secondo gli indicatori anagrafici, il miglioramento drastico delle condizioni femminili porta a famiglie meno numerose, a matrimoni in età più matura per le donne con relative aspirazioni sociali ed economiche più elevate. Per il mondo occidentale secolarizzato queste sono conseguenze ovvie e quasi superate, ma si può immaginare quale sia l'impatto su una società tradizionale islamica come quella iraniana. Esiste anche un rovescio della medaglia; il mondo economico e industriale iraniano sembra non essere più in grado di assorbire l'elevato numero di neolaureati, per cui si comincia ad assistere al fenomeno della disoccupazione dei laureati, ben conosciuto in occidente, ma particolarmente frustrante per chi aveva scommesso sulla sua emancipazione frequentando l'università. Sicuramente questa è una delle ragioni delle manifestazioni studentesche che gli ambienti conservatori attribuiscono alle manovre eversive che sarebbero secondo loro fomentate dagli USA. Paradossalmente si potrebbe pensare che la prosecuzione del programma nucleare iraniano, con le esigenze di tecnologia e know how che ne conseguono, diventi una delle cause di crescita scientifica e culturale nel mondo dell'istruzione almeno quanto in quello dell'industria. In ogni caso, sono evidenti in Iran i segni di una modernizzazione culturale, pur con tutti i problemi e le contraddizioni inevitabili quando il fenomeno si manifesta in una società organizzata in un sistema politico del tutto particolare. I più ottimisti riversano molte aspettative anche sul fenomeno Internet che, nonostante gli alti costi di connessione, è ritenuto importante veicolo di nuove idee e prospettive sociali. Tutto sommato, anni fa le parabole satellitari nei paesi dell'ex Unione Sovietica svolgevano un ruolo analogo, pur con la minore efficacia insita nello strumento televisivo. E' senz'altro ancora presto per intonare un peana alla istruzione e alla conoscenza che generano progresso e migliori condizioni di vita e sicuramente in Iran è difficile far quadrare i conti tra cultura e politica. Mentre il regime pensa a portare avanti il programma nucleare, all'interno del paese si sviluppano fenomeni di dimensioni e conseguenze imprevedibili: la posta in palio potrebbe essere la stabilità di tutto il Medio Oriente. |