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| Anno 2003 | |
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Il presidente Putin lo scorso 9 dicembre ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di modificare la costituzione affermando che essa "contiene le basi per lo sviluppo dell'economia di mercato e per lo sviluppo della democrazia". E' stata sicuramente una mossa di grande effetto e notevole lucidità perché vincere va bene, ma stravincere può essere pericoloso.
Putin sa benissimo che una opposizione credibile è necessaria e infatti, all'indomani della sua dichiarazione, la Pravda inizia un articolo dal titolo "Senza un leader" con queste frasi: "E' un disastro. Un disastro per l'intero movimento di sinistra", riferite alla sconfitta del partito comunista. La vittoria di Putin non era inaspettata e le ragioni sono individuabili abbastanza facilmente. La "pulizia" nel mondo degli oligarchi miliardari che ha preceduto le elezioni può essere interpretata come una campagna elettorale drastica, ma certamente ha avuto un notevole impatto positivo sulla pubblica opinione interna. I prodigi di un capitalismo fasullo che faceva arricchire sempre di più un numero ristretto di persone non potevano continuare. Il rischio della creazione di satrapie periferiche e della conseguente lenta erosione del potere centrale era incompatibile con il disegno coerente di una Russia moderna che torna a occupare il suo posto sulla scena mondiale. Evidentemente i partiti della sinistra non hanno saputo cogliere questo passaggio e hanno lasciato il campo a Putin che si è servito anche di loro, come nel caso del partito patriottico "Rodina", per fare leva sulla mai sopita diffidenza verso il capitalismo. Ne è la riprova la chiusura di quell'articolo della Pravda in cui si sottolinea la presenza di personaggi molto facoltosi tra i leader del partito comunista, accusandoli di "comportamento artificiale". La carta vincente su cui ha potuto contare Putin è stata la sua credibilità nel perseguire un programma realistico, dopo accelerazioni politiche ed economiche abnormi, innaturali non solo per la cultura del popolo russo ma per lo stesso procedere di un qualsiasi sistema di democrazia che richiede tempo affinché i cambiamenti siano assimilati. Una delle virtù del popolo russo, la pazienza o forse sarebbe meglio dire la capacità di sopportazione, è fondamentale per questo processo di stabilizzazione che può passare anche attraverso fasi difficili, come è stata ad esempio la decisione dell'intervento contro i terroristi ceceni asserragliati nel teatro di Mosca. Nel bene e nel male di quell'evento tragico, Putin ha fatto quello che la Russia si aspettava egli facesse. Molti in occidente dopo il successo del leader russo hanno subito ricordato i suoi trascorsi con il famigerato KGB, non potendo eccepire più di tanto sulla regolarità delle elezioni visto che l'OSCE si è limitata a denunciare quell'uso improprio dei media divenuto ormai una costante in ogni parte del globo. Di fronte allo sterile multilateralismo di cui si fa scudo la politica europea, Putin ha dimostrato che "gli stati non si governano coi paternostri" secondo la frase che Benedetto Croce attribuisce a "Cosimo il vecchio e gli altri nostri antenati del Rinascimento". Con il ritorno della Russia a una posizione di maggiore stabilità e probabilmente di prestigio sulla scena mondiale c'è da aspettarsi qualcosa di importante anche per le forze armate russe. Già nei mesi scorsi c'erano state indicazioni che facevano pensare a canali preferenziali per le forze navali e nucleari, apparentemente a scapito di aeronautica ed esercito. Il vero grande cambiamento sarà tuttavia il passaggio dalla leva al sistema professionale. Anche qui potrebbe far premio quel criterio di gradualità che la politica di Putin sembra privilegiare e che sicuramente è più gradito all'establishment militare. Sarà uno sviluppo molto interessante da seguire perché una transizione al modello professionale diluita nel tempo consente di attuare al meglio le necessarie predisposizioni organizzative, anche sul piano sociale, ma si traduce in una fase prolungata di crisi di operatività dello strumento militare. Nell'immediato potrebbe anche non avere bisogno di forze armate pronte e spendibili - Cecenia a parte - ma Putin sa benissimo che a una potenza come la Russia non è concesso presentarsi sulla scena internazionale con un braccio militare atrofico. L'industria della difesa è il primo alimento di quel braccio e forse la "pulizia" tra gli oligarchi era mirata anche a rivitalizzare quel particolare settore. |